In fin di vita a 16 mesi: il miracolo al PSAUT di CAPUA. La paura di perdere una vita e la forza dei soccorritori nel salvarla
23 Febbraio 2026 - 11:39
Il pianto della piccola, inizialmente dettato dallo spavento, è diventato la conferma più bella: la vita stava riprendendo spazio
CAPUA – Torniamo sulla vicenda che ieri ha profondamente colpito la comunità di Capua. Una storia che abbiamo già raccontato, ma che merita di essere ripercorsa con maggiore attenzione, perché dentro quei minuti concitati al PSAUT cittadino c’è stata molto più di una semplice emergenza sanitaria: c’è stata la paura di perdere una vita e la determinazione di salvarla.
Al PSAUT di Capua una bambina di appena 16 mesi è arrivata tra le braccia della madre in condizioni disperate. Era priva di coscienza, non rispondeva agli stimoli, il respiro quasi assente, la pelle segnata da una cianosi che lasciava presagire il peggio. Un quadro compatibile con una grave crisi epilettica che stava rapidamente compromettendo le funzioni vitali, soprattutto la respirazione.
Il personale sanitario, tre operatori in turno, ha immediatamente preso in carico la piccola: monitoraggio cardiaco, valutazione neurologica, ossigenazione con maschera per contrastare la saturazione drammaticamente bassa, somministrazione di terapia farmacologica antiepilettica. Ogni gesto compiuto con lucidità, ogni decisione presa con la consapevolezza che anche pochi secondi potevano fare la differenza.
Intorno, però, la scena era carica di tensione. Diversi familiari si erano riversati all’interno della struttura, altri pazienti assistevano attoniti. La concitazione era altissima, le voci si accavallavano, la paura si percepiva nell’aria. Eppure, nonostante la pressione psicologica, i sanitari hanno mantenuto la calma con sangue freddo, alto senso di responsabilità e consapevolezza unendo competenze tecniche a un forte etica, concentrandosi esclusivamente sulla bambina.
Dopo lunghi minuti di ventilazione assistita e manovre di stimolazione, è arrivato il segnale che tutti attendevano: la piccola ha iniziato a reagire, ha aperto gli occhi, ha ripreso a respirare autonomamente. Il suo pianto, inizialmente dettato dallo spavento, è diventato la conferma più bella: la vita stava riprendendo spazio.
Contestualmente è stata allertata la centrale operativa e la bambina è stata poi affidata ai sanitari per il trasferimento all’Ospedale Civile di Caserta, dove è stata sottoposta ai controlli specialistici pediatrici e a un periodo di osservazione. Al momento del trasferimento era vigile, cosciente e stabile.
Un epilogo positivo che assume un significato ancora più profondo in questi giorni delicati per la sanità pediatrica campana. L’attenzione pubblica è infatti concentrata sulla tragedia avvenuta all’Ospedale Monaldi di Napoli, dove il piccolo Domenico, di due anni e mezzo, ha perso la vita in circostanze su cui sono in corso accertamenti e che potrebbero configurare un caso di presunta malasanità.
Due vicende diverse, due destini che si sono incrociati nel giro di poche ore nel racconto della cronaca. Da una parte il dolore e le domande che attendono risposte; dall’altra una storia che si è conclusa con un sospiro di sollievo, grazie alla prontezza, alla competenza e alla freddezza di chi, in quei momenti, ha saputo fare le cose giuste al momento giusto.
