La campagna elettorale di don Gianni Branco a favore di Fico. Il “prete comunista” è solo un vezzo, in realtà è prete di quattrini e il Vescovo Lagnese non lo rimprovererà mai

22 Novembre 2025 - 13:36

… a differenza di quello che ha fatto nella sua lettera di fuoco susseguente all’ingenuo intervento post messa di Maria Luigia Iodice in una parrocchia di Marcianise. Questa fotografia non è altro che la testimonianza di una ovvia lisciatura di pelo a chi, con altissima probabilità, sarà di qui a 55 ore il nuovo presidente della Regione Campania grande finanziatrice dei servizi sociali. E ora, con il centro Fernandes già accoppiato nello striscione alla Caritas di Capua, l’operazione si allargherà

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CAPUA(Gianluigi Guarino) Ora diranno che siamo stati ingiustificatamente tranchants. E figuriamoci, un giornale come il nostro di cui solo il 10% dei lettori – e vogliamo essere ottimisti – legge gli articoli dall’inizio alla fine, un giornale come il nostro che si preoccupa di sviluppare le sue tesi con ragionamenti ampi e articolati proprio per renderle solide, per far capire che si tratta di opinioni, come tali contestabili, ma che non possono essere additate come demagogiche e facilone, se può essere tranchant. Il problema è che la gente non è abituata a leggere in questa provincia in cui c’è molta ignoranza e allora via libera a insulti social e a tante porcherie a cui ci siamo abituati e che non ci fanno né caldo e né freddo proprio perché non sono mai basate su una confutazione articolata, su una capacità di smontare le nostre tesi pezzo per pezzo. Insomma, ciarpame di un pensiero debolissimo, rispetto al quale non ci va di perdere tempo.

E allora concedetecela la frase a effetto.  che è sicuramente nella testa di tanti, ma che nessuno osa proferisce per evitare grane, per evitare di rompere la linea del politicamente corretto, della buona creanza borghesoide di una religiosità di facciata: don Gianni Branco è un po’ comunista. Niente di eccezionale, il cosiddetto catto comunismo è stato un movimento di idee la cui esistenza è stata sempre legata ai suoi rappresentanti: don Milani, don Andrea Gallo, don Giovanni Franzoni e diversi altri sono stati preti catto comunisti. Per cui se lo è anche don Gianni Branco in un momento in cui il comunismo è diventato una entità gassificata dalla storia, non fa specie a nessuno. D’altronde, don Gianni Branco usa uno strumento tipico dei preti catto comunisti: la cura degli ultimi che dovrebbe, però, essere realizzata attraverso elaborazioni in grado di sviluppare un’attività che, essendo necessariamente legata alla possibilità di possedere risorse per portarla avanti andrebbe accompagnata da una gestione iper trasparente in cui i soldi, giorno per giorno, vengono pubblicamente dichiarati in una sorta di mastrino magari da appendere nelle bacheche delle chiese e in quelle delle Caritas prima ancora che in quelle delle cooperative che attorno a queste istituzioni gravitano e proliferano. Le due cose, infatti, ossia l’attitudine alla solidarietà, da organizzare in maniera razionale e attraverso una estensione dei servizi resi agli ultimi, e la trasparenza della gestione che si esplica solo cono una manifestazione chiara, anche plateale (in questo caso non sarebbe un errore, tutt’altro) delle entrate e delle uscite, si tengono a vicenda e purtroppo, nei meccanismi organizzativi collegati a copiosi flussi di risorse ottenute da cooperative controllate da don Gianni Branco.

In pochi hanno capito qualcosa di questo sistema nonostante noi di CasertaCe, abbiamo più volte, invano, posto in evidenza certi giri strani collegati soprattutto all’attività della cooperativa Irene che è un po’ la capostipite del sistema, ampiamente ristorato da soldi pubblici che fa capo a don Gianni Branco. Questa fotografia che pubblichiamo come copertina dell’articolo ci ha colpiti non tanto perché don Gianni ricevendo Roberto Fico, il candidato del centro sinistra alla presidenza della Regione, (solo lui perché non ci risulta che Cirielli abbia avuto lo stesso trattamento), ha reiterato nella percezione collettiva la sua natura di prete di sinistra ancor più semplicemente di prete catto comunista. Si tratta di un’etichetta che a don Gianni Branco fa comodo perché la gente, che conosce le strutture che ruotano attorno a lui, sa bene che qua non è questione di prete comunista, di catto sinistrismo e catto-qualcosa, elementi solo di facciata, strutture che si risolvono in luoghi comuni sterili, inutili. Il catto comunismo, insomma, diventa un orpello effettuale, un posizionamento che non frega granchè al diretto interessato rispetto alla ciccia, alla polpa del meccanismo ossia rispetto ai veri motivi per i quali don Branco riceve e appoggia la candidatura di Roberto Fico a presidente della Regione con ampie probabilità di successo.

Don Gianni Branco si è presentato insomma al quasi certo nuovo governatore e ha presentato le sue attività a chi, essendosi alleato con un Pd mai tanto spostato a sinistra neppure ai tempi del fondatore Veltroni fu, può assecondarle dentro ad un programma che essendo di sinistra è destinato a rafforzare la cifra delle risorse messe a disposizione per il cosiddetto welfare.

Qualcuno nelle ultime ore, commentando la foto, ha detto che don Gianni in questa maniera si aliena le simpatie e le possibili collaborazioni con le forze politiche del centro destra che gestiscono il governo nel paese. Ma i servizi sociali, attraverso la legge 328 e non solo, sono terreno di coltura e di raccolta pressochè esclusivo della Regione Campania e, se guardate bene la foto, don Gianni ha già accoppiato il suo storico posizionamento di leader incontrastato della Caritas di Capua con un altro marchio simbolo della sinistra pauperista, solidalista e, diciamolo pure, un po’ pagnottista di questa provincia. Quel centro Fernandes di Castel Volturno località in cui don Gianni Branco si è trasferito dopo che il Vescovo di Caserta e Arcivescovo di Capua, don Pietro Lagnese, gli ha assegnato una parrocchia

Sempre il qualcuno di cui prima si chiede perché sono partiti fulmini e saette dal Vescovo-Arcivescovo Lagnese nei confronti della parrocchia di Marcianise e, seppur in maniera più soffusa, nei confronti di chi la regge dopo il plateale, un po’ pecoreccio e ingenuo via libera attribuito alla candidata alle regionali, Maria Luigia Iodice,  per intervenire dall’altare 10 secondi dopo la fine della celebrazione eucaristica della domenica (CLICCA E LEGGI), mentre adesso, al contrario, tace di fronte a questa foto in cui sempre durante la campagna elettorale don Gianni Branco prende la parola per esortare Fico ad acquisire immediatamente coscienza del gran lavoro della Caritas capuana e della storia del centro Fernandes di Castel Volturno, struttura di accoglienza degli immigrati, che con il suo arrivo di don Gianni nella cittadina rivierasca vedrà sicuramente accresciute le proprie attività e la propria visibilità.

Il Vescovo Lagnese ha un’attitudine che lo accomuna a don Gianni Branco, così come lo ha accomunato subito a Caserta a don Antonello Giannotti: sono preti di danari, sono preti -imprenditori e tutto il resto, ossia il loro ministero, il vezzo di don Gianni Branco di apparire un prete di sinistra, rappresenta un optional. Il dato comune è costituito dai quattrini, anzi, dai quattrinoni. Perché se oggi noi allungando a dismisura questo articolo ci mettessimo a ribadire ciò che abbiamo già scritto in passato e che mai alcuna risposta ha ricevuto, sulla vita e le opere della cooperativa Città Irene in quel di Capua, ormai allargatesi, e non poco, anche a Vitulazio, non a caso paese di origine e di residenza del Vescovo Lagnese, ci si accorgerebbe che un cristiano vero, un cristiano che non enuncia solo la dottrina dall’altare ma la pratica in ogni nanosecondo  dei propri giorni, non si muove come si sono mosse Irene e altre cooperative appartenenti alla galassia controllata da don Gianni Branco

Se poi, qualcuno ritiene che questo articolo si apodittico cioè basato su una verità a priori, allora ci caricheremo ancora una volta la croce, riprenderemo i nostri articoli del passato su Irene e da lì ripartiremo per una rielaborazione dei nuovi fatti e dei nuovi flussi di danaro di provenienza pubblica che arrivano copiosamente da anni e anni in questo sistema.