LA NOTA. MONNEZZA & INTRIGHI. Le norme che consentono a consorzi e coop di partecipare e gestire gli appalti, così come fanno, è cri-mi-no-ge-na

5 Dicembre 2025 - 13:50

Quante contraddizioni e quante cose strane nella vicenda di Capua. Al riguardo, in calce a questo nostro commento, vi pubblichiamo una lettera scritta a Villani dal VII settore del Comune di Capua, in cui Ciclat che aveva indicato a suo tempo CZeta, sapete cosa comunica? Leggete con attenzione

CASERTACE STA PER CAMBIARE PER SEMPRE: TE LO SPIEGA IL DIRETTORE GIANLUIGI GUARINO – CLICCA E GUARDA IL VIDEO

CAPUA – (Gianluigi Guarino) gli avvenimenti in corso di svolgimento al comune di Capua relativamente alla titolarità del servizio di raccolta degli rsu (CLICCA E LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO) ci suggeriscono di ritornare su un argomento molto caro a CasertaCe e che stavolta tenteremo di presentare in maniera più lineare, più organica.

Per capire bene quello che noi vogliamo comunicare ai nostri lettori, bisogna partire dai una rappresentazione, però, di ordine generale. L’Italia è un paese che si fa male da solo. Nel senso che il legislatore, anche lui, beninteso, appartenente alla tribù degli italians, sforna norme che potrebbero andare bene in nazioni serie a bassissima cifra di fenomeni corruttivi all’interno della pubblica amministrazione. Uno degli esempi è rappresentato proprio dalle dinamiche che consentono a consorzi e cooperative – stiamo parlando di cooperative di un certo tipo – di partecipare a gare d’appalto anche per decine se non per centinaia di milioni di euro indicando, in un caso pubblicamente, in un altro caso con una procedura protetta, come vedremo, solo successivamente l’impresa che, in nome e per conto del consorzio o della coop che resta appaltatrice, realizzeranno i lavori oppure i servizi.

Di fronte a questa normativa “extra large” succede letteralmente di tutto: ci sono, infatti, dei consorzi e delle cooperative, divenuti veri e propri incubatori di latente e potenziale illegalità.
Vi facciamo un esempio: un consorzio x di Bologna, di Parma. di Milano, di Sondrio, eccetera, incuba in se una serie lunghissima di imprese, con svariate forme societarie, cioè s.r.l., s.a.s., s.n.c., s.a.p.a., ma anche s.p.a. e aggiungiamoci pure le famigerate società a responsabilità limitata semplificate, quelle, per intenderci, con 500 euro di capitale sociale in grado di aggiudicarsi procedure per milioni e milioni di euro di lavori pubblici.

Ognuna di queste imprese rappresenta di solito un territorio. E su questo territorio lavora ai fianchi e si relaziona, alla maniera italiana, ma soprattutto meridionale, campana e casertana, alla pubblica amministrazione.

In pratica, sul campo opera un’entità autonoma rispetto al consorzio di cui fa parte. Alla gara d’appalto, però, non vi partecipa direttamente ma espone il consorzio tot di Sondrio, Milano, Torino, eccetera, il quale si aggiudica la gara, incassa l’1 o il 2 % dell’importo che mette nelle proprie casse e poi, puntualmente, indica come impresa che nella sostanza effettuerà i lavori o erogherà il servizio, quella del territorio specifico che, ripetiamo, è stata la prima protagonista nella tessitura dei rapporti con la politica e le altre entità della pubblica amministrazione.

Ma questo non lo diciamo noi, lo raccontano molti atti giudiziari che hanno colpito imprese esecutrici di lavori o erogatrici di servizi delegate dall’entità consortile che resta appaltatrice. Il caso CZeta oggetto dell’indagine Dda che tiene ancora in carcere il suo titolare, Aniello Ilario, è solo l’ultimo e, probabilmente, non il più eclatante.


Quando di mezzo ci sono i consorzi (quasi sempre), ci sarebbe, sulla carta, l’obbligo, nella fase di pubblicazione degli atti dell’aggiudicazione definitiva, dell’indicazione pubblica dell’impresa designata per i lavori o per i servizi. Ma spesso e volentieri – e i nostri lettori sanno bene quanti casi becca CasertaCe al riguardo – non lo fanno e tutto resta misterioso soprattutto dalle parti dell’amministrazione provinciale di Caserta.

Non ne parliamo proprio poi quando di mezzo ci sono le cooperative. Se leggete il codice civile assorbirete il concetto di cooperativa come entità che da la possibilità a persone non ricche, ma che vogliono lavorare, di mettersi insieme e di sviluppare, attraverso il loro lavoro, un soggetto societario che poi dividerà equamente gli eventuali profitti.
E qui ricorriamo ad un altro esempio, questa volta concreto, riguardante proprio il caso di cui abbiamo dato notizia nel già citato articolo a cui si può accedere CLICCANDO QUI. Ciclat è una cooperativa molto grande, formatasi nel 2015 nel cuore della Romagna, precisamente a Ravenna, come risultante della fusione di altre due cooperative. Il suo oggetto sociale reca come prima attività quella dei trasporti, come seconda attività quella relativa all’ambiente e dunque ai servizi connessi tra i quali ci sarà sicuramente quello della raccolta dei rifiuti solidi e urbani.

Solo i lettori più attenti di CasertaCe sanno che è stata la Ciclat, non CZeta, a vincere la gara dei rifiuti nel Comune di Capua tra settembre e ottobre del 2023, già sotto l’amministrazione di Adolfo Villani. Quel che è certo è che CZeta, formalmente socio cooperatore di Ciclat, ottiene l’incarico di svolgere il servizio di raccolta degli rsu a Capua destinato, alla luce degli ultimissimi avvenimenti, a durare poco meno di 26 mesi cioè il periodo che divide il 23 ottobre del 2023 e il 14 dicembre 2025, quando sarà intonato ufficialmente il De Profundis.

Quando a suo tempo, la nostra tigna, il nostro desiderio di essere precisi fino all’osso ci mise in testa l’obiettivo – erano i tempi dell’interdittiva vicentina a carico di CZeta, precisamente 24 maggio 2024, di leggere in un documento ufficiale la designazione, da parte della cooperativa Ciclat, di CZeta come esecutrice del servizio. Cercammo e cercammo ancora, ma senza risultato. Poi, ci accorgemmo che in questa schifezza di normativa italiana c’era un buco e dunque a differenza di ciò che accadeva per i consorzi, le cooperative, nonostante fossero partecipate ugualmente da s.r.l., s,p.a., s.n.c. etc, dovevano comunicare al comune il nome dell’impresa, ma il comune o gli altri enti locali non erano obbligati a renderlo pubblico in un atto amministrativo. Bisognava dedurlo nel momento in cui vedevi le livree dei camion e delle spazzatrici così com’è successo a Capua quando lo stemma di CZeta è comparso sui vari mezzi.
Che tutto questo ragionamento torni perfettamente è dimostrato dalla lettera, in questo caso da noi trovata, scritta dal Comune di Capua alla cooperativa Ciclat di Ravenna e che vi pubblichiamo integralmente in calce.

Una lettera spedita da Ciclat in quanto conserva ancora oggi, pienamente, lo status di appaltatore del servizio della raccolta dei rifiuti. In pratica l’impresa delegata, ossia CZeta, è stata squalificata per tutto quello che è successo da 1 anno a questa parte e quindi Ciclat riassume in se la piena delega.

Ciclat non ha – concentratevi bene su questo punto – al suo interno, pur trattandosi di una cooperativa formata da altre aziende che non possono non avere a loro volta come oggetto sociale i trasporti o i rifiuti, una sola impresa in grado di sostituire CZeta a Capua. E allora cosa fa? Comunica al Comune che svolgerà direttamente la sua funzione di impresa appaltatrice.


Noi ci fermiamo qui perché non vogliamo dare vantaggi a nessuno per cui non aggiungiamo nulla. Neanche una considerazione che risulterebbe ovvia. Chiudiamo l’articolo affermando che nel momento in cui Ciclat assume direttamente la funzione di appaltatore anche sul campo dimostra chiaramente ciò che abbiamo scritto prima e cioè l’esistenza di dinamiche che rendono queste cooperative delle entità a nostro avviso, almeno in larga parte apparenti, Ciò perché, se esistesse un meccanismo da vera cooperativa, Ciclat non avrebbe avuto problemi a trovare al suo interno altri soggetti, che, sicuramente esistono (o no?) che svolgono la stessa attività di CZeta.

E poi ci chiediamo ancora: se Ciclat ritiene di poterlo fare adesso, di poter svolgere direttamente il servizio di raccolta rifiuti a Capua, perché non l’ha fatto fin dall’inizio? E per il momento, ripetiamo, ci fermiamo qui

Anche se ci sarebbero tante altre cose da scrivere. Ma non vi preoccupate dovrete attendere solo qualche giorno, partendo da dopodomani, domenica 7 dicembre, quando ci piacerà trattare un argomento relativo a quello che sta succedendo nel comune di Capua nel citato VII settore che si occupa di Ambiente e di Rifiuti che dopo l’addio, stavolta definitivo, del dirigente Carlo Ventriglia, è retto ad interim da Maurizio Malena, cioè dal dominus dell’ufficio tecnico