LE ELEZIONI AL MICROSCOPIO. I flussi elettorali di Noto dimostrano che quelle Politiche sono tutta un’altra storia rispetto alle Regionali. Un mare di voti europei di centrodestra finiti a Fico
25 Novembre 2025 - 12:25
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CASERTA – Pochi minuti fa Antonio Noto, il principe dei sondaggisti di queste elezioni regionali, colui che ha lavorato per l’intero periodo della campagna elettorale e nella giornata di ieri con i suoi exit poll e con le sue proiezioni per tutti i canali Rai, ha declinato, in uno speciale di Rai 3, alcuni dati di quella che sembra solo materia per addetti ai lavori ma che invece è molto importante per capire bene non solo come si siano sviluppate queste elezioni regionali, ma anche come potrebbero svilupparsi le future elezioni politiche.
Si tratta dei cosiddetti flussi elettorali. I dati, a nostro avviso, più interessanti sono quelli che relazionano i “cluster” dei voti raccolti ieri dai candidati presidente con i suffragi espressi alle ultime elezioni europee dai campani. E qui emerge subito, a nostro avviso, un dato altamente significativo: per Edmondo Cirielli, candidato del centrodestra, viceministro del governo Meloni ed esponente di spicco di Fratelli d’Italia – parliamo di un candidato puro, politico, del partito della premier – ha votato solo il 77% di coloro che votarono FdI alle Europee di un anno e mezzo fa.
L’altro 23% non ha votato Cirielli e, per larghissima parte, neppure la lista di FdI. Occorrerebbe un lavoro matematico lungo e complicato per mettere insieme tutte le variabili aritmetiche, ma è chiaro che l’effetto Meloni, cioè il fatto che la presidente del Consiglio fosse capolista di FdI e il fatto che quello fosse un voto politico, con una struttura nazionale, ha contato eccome.
Il 23% di chi votò FdI è stato fagocitato dalle strutture di potere che, al netto di Giovanni Zannini, Enzo Santangelo e pochissimi altri delle province di Napoli, Salerno, Avellino e Benevento, è passato dal centrosinistra al centrodestra.
L’effetto Meloni vale decine di migliaia di voti, forse centinaia di migliaia.
Oddio: Cirielli ha preso mezzo milione di voti meno di Fico e probabilmente neppure se la Meloni avesse capeggiato tutte le liste delle cinque circoscrizioni, impegnandosi nel caseggiato, Cirielli – candidato debolissimo di per sé, come avremo modo di spiegare in sede di approfondimento di questa elezione nei prossimi giorni – ce l’avrebbe fatta.
Però è chiaro che alle elezioni politiche, se Fratelli d’Italia presenterà il suo simbolo e Giorgia Meloni sarà la candidata premier, la musica – numeri alla mano – è destinata a cambiare.
Questi dati dimostrano, tutto sommato, ciò che già si sa: in Campania il centrodestra è molto forte alle politiche e molto debole alle Regionali e alle Amministrative.
Approfondita quella che, a nostro avviso, è la questione più importante, proseguiamo nella lettura dei flussi illustrati da Antonio Noto.
Sempre per Cirielli ha votato il 76% degli elettori “politici” di Forza Italia.
Un altro 24% è stato risucchiato dall’idrovora dei tanti cacicchi rafforzatisi nei dieci anni di De Luca e che hanno scaricato centinaia di migliaia di voti su Fico.
Basta citare il non candidato Casillo a Napoli, che ha portato in consiglio due suoi fedelissimi tra i sei eletti del PD nella circoscrizione partenopea, realizzando l’operazione con l’obiettivo di diventare assessore regionale.
Stesso discorso potrebbe valere per i vari Oliviero, Picarone, Cascone, che quando non scendono in campo – o lo fanno in maniera molto relativa – alle elezioni politiche, rimescolano potentemente le carte.
Insomma: il 47% di chi alle Regionali ha votato Forza Italia o FdI non ha votato il candidato presidente del centrodestra.
Alle elezioni politiche le liste sono bloccate e si è dimostrato che anche quando scendono in campo i potenti della Regione, le elezioni per il governo e per il Parlamento le decide la televisione, punto e basta.
L’abbiamo scritto cento volte e cento volte è stato dimostrato dai fatti.
L’80% di chi ha votato Lega alle scorse Europee ha votato Cirielli; il 20% no.
Complessivamente, dunque, il 67% di chi ha votato centrodestra per Bruxelles non ha votato Cirielli per Palazzo Santa Lucia.
Non è un dato assoluto, perché va mitigato dai flussi registrati per i partiti di centrosinistra.
Noto fa bene a non considerare le liste civiche, perché queste non gareggeranno né potrebbero mai gareggiare – per struttura normativa – alle consultazioni politiche.
Dunque, partiamo dal PD: solo il 7% di chi ha votato PD alle Europee non ha votato Fico.
Addirittura solo il 3% degli elettori del M5S ha scelto di non votare il proprio candidato presidente.
7 + 3 = 10%.
Anche ipotizzando che, nel magma delle liste civiche, tanti abbiano votato centrosinistra alle Europee, il quadro non cambia sostanzialmente: Cirielli ha preso quasi la metà dei voti espressi ai partiti del centrodestra alle Europee.
Non siamo al 100%, ma sicuramente vicini al 90% dopo aver distribuito il flusso dei tanti voti finiti alle civiche.
Ergo: le elezioni politiche sono un’altra cosa e il centrodestra ha, con Giorgia Meloni in campo, la possibilità – soprattutto se ci sarà uno sbarramento al 4% e l’abolizione dei collegi uninominali maggioritari – di portare a casa in Campania più seggi di quanti ne porterà il centrosinistra.
I FLUSSI RISPETTO ALLE PRECEDENTI REGIONALI
La seconda parte del lavoro illustrato stamattina da Noto a Rai 3 riguarda l’analisi dei flussi tra le Regionali 2020 e quelle del 2025.
Anche qui, notizie poco esaltanti per Cirielli, che conferma l’impalpabilità della sua candidatura, assolutamente priva di carisma.
Per Caldoro votarono in pochissimi cinque anni fa, visto che De Luca ottenne l’ormai famoso plebiscito post-Covid.
Si potrebbe pensare, allora, che chi votò Caldoro appartenesse a una schiera di fedelissimi, a uno zoccolo duro inscalfibile del centrodestra.
E invece non è così, perché per Cirielli ha votato solo il 79% di chi, cinque anni fa, scelse Stefano Caldoro.
Per il candidato salernitano ha votato il 17% di chi votò De Luca, e qui verrebbe da dire di averlo quasi individuato nei circa 50mila voti spostati a Caserta dalla triade Zannini–Santangelo–Stellato, tutti e tre con De Luca nel 2020.
Sempre per Cirielli ha votato il 7% di chi votò la Ciarambino, allora terza candidata presidente in concorrenza con De Luca e Caldoro; oggi scomparsa dalla scena dopo aver puntato sul cavallo sbagliato nel momento in cui, nella lotta interna al M5S, Giuseppe Conte ha battuto Luigi Di Maio, nella cui squadra la Ciarambino era schierata.
Nel cluster degli astenuti del 2020, Noto registra un 56% favorevole a Cirielli.
Passiamo ora a Roberto Fico:
– per lui ha votato l’80% di chi cinque anni fa votò De Luca;
– l’87% di chi votò Ciarambino;
– il 17% di chi votò Caldoro;
– tra gli astenuti, il 37% ha scelto il candidato presidente dei Cinquestelle.
