LE FOTO. LA TESTIMONIANZA di Michela, giornalista con disabilità, reduce da una difficile visita al Comune di MARCIANISE

15 Febbraio 2026 - 17:00

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Tra rampe ripide e cancelli pesanti: l’accesso c’è, l’autonomia no

MARCIANISE – A scriverci è Michela Salzillo, giornalista con disabilità e facilitatrice antiabilista. La sua non è una segnalazione mossa da spirito polemico, ma una testimonianza diretta che diventa occasione di riflessione pubblica. Il luogo è uno degli uffici dei Servizi Sociali del Comune di Marcianise. Il tema è quello, mai secondario, dell’accessibilità reale degli spazi pubblici.

“Questa mattina – racconta – mi sono recata presso uno degli uffici dei Servizi Sociali per una questione burocratica. Quello che ho trovato, però, mi ha portata a fare una riflessione più ampia sull’accessibilità reale degli spazi pubblici, sia all’esterno che all’interno della struttura”.

All’ingresso è presente una rampa in legno che consente di superare il dislivello tra l’esterno e l’interno dei locali. Michela precisa di non aver effettuato misurazioni tecniche, ma la percezione, supportata dall’esperienza diretta, è chiara: la rampa appare piuttosto corta rispetto al dislivello da superare e la pendenza sembra elevata.

“L’ho percorsa in piedi e accompagnata – spiega – e la sensazione è stata quella di una salita non semplice. Viene spontaneo pensare che una persona in carrozzina possa incontrare più di una difficoltà nell’utilizzarla in autonomia, soprattutto in salita”.

Il riferimento normativo è al Decreto Ministeriale 236/1989, che in materia di abbattimento delle barriere architettoniche prevede, in via generale, una pendenza non superiore all’8% per garantire un utilizzo sicuro e indipendente delle rampe. Senza dati tecnici non si può stabilire se il parametro sia rispettato, ma l’impressione è che quella struttura non sia stata progettata mettendo davvero al centro l’autonomia di chi dovrebbe utilizzarla.

Non è solo una questione di inclinazione. “A questo si aggiunge l’assenza di protezioni laterali o corrimano. Manca un appoggio che possa evitare una perdita di equilibrio o la fuoriuscita laterale di una carrozzina”. La superficie in legno, a suo dire, non appare particolarmente scivolosa, ma la sicurezza non dipende da un singolo elemento: è l’insieme delle caratteristiche – pendenza, larghezza, corrimano, protezioni – a determinare se una rampa possa dirsi realmente accessibile.

Un’altra criticità riguarda il cancello di accesso agli uffici: è pesante, non a ingresso libero. Si suona e l’apertura avviene dall’interno, ma il citofono non è collocato a un’altezza facilmente raggiungibile da chi non può alzarsi dalla carrozzina. Inoltre, il cancello tende a richiudersi e non resta aperto autonomamente, perché privo di un fermo. “Questo significa – sottolinea Michela – che una persona in carrozzina difficilmente potrebbe attraversarlo senza l’aiuto di qualcuno, rendendo di fatto impossibile un accesso autonomo”.

Il problema, però, inizia già fuori dall’edificio. Nei pressi dell’ufficio non risultano stalli di parcheggio riservati alle persone con disabilità. Il manto stradale è dissestato e rende complicato l’avvicinamento. Per raggiungere il marciapiede è necessario attraversare la strada; è presente una sorta di scivolo, ma poco dopo il percorso diventa impraticabile senza aiuto a causa di una discontinuità del marciapiede che interrompe il passaggio.

La conseguenza è evidente: tra esterno e interno, una persona con disabilità viene posta nella condizione di dover essere costantemente accompagnata per superare ostacoli che non dovrebbero esistere.

Ed è proprio qui che la testimonianza assume un valore più ampio. “Accessibilità – conclude Michela Salzillo – non significa semplicemente poter entrare in un luogo, ma poterlo fare in autonomia. Esistono persone in carrozzina che guidano, lavorano, si spostano e gestiscono la propria quotidianità in modo indipendente quando l’ambiente non crea barriere. Dare per scontato che debbano essere sempre accompagnate significa, di fatto, accettare che le barriere restino”.