L’EDITORIALE DI GEO NOCCHETTI. Guarino pazzo e ossessivo? No, semplicemente proporzionale all’orribile malaffare della politica casertana
7 Maggio 2026 - 16:35
Il noto giornalista Rai interviene su una questione molto dibattuta fra i molti detrattori di questo giornale. Lo fa articolando un ragionamento che analizza i fondamentali particolarissimi che connotano azioni e attività di chi, attraverso la politica, ha perseguito e persegue solo interessi personali
di Geo Nocchetti
Quella che i tecnici chiamano “giurisprudenza domestica” riguarda, come noto, la Corte dei Conti quando si trova a decidere sulla propria attività, ovvero su quella dei propri membri. L’editoriale che segue, per analogia, potrebbe sembrare una forma di “giornalismo domestico”, ovvero riferito ai fatti interni di questa testata. In realtà, in questi giorni di ozio fecondo, chi scrive ha avuto modo di leggere quel lungo editoriale-confessione-pamphlet del direttore nei confronti di alcuni politici e uomini di governo in generale, spesso oggetto delle sue attenzioni.
Conosco Guarino da abbastanza tempo per essere riuscito a inquadrarne pregi, a mio parere superiori ai difetti, tra i quali ultimi i suoi detrattori annoverano una vis polemica univoca e talvolta sfociante nell’ossessione. Confesso che talvolta l’abbia pensato anch’io, ma rileggendo il lungo scritto di cui sopra mi sono reso conto che l’opera, affatto moralizzatrice ma semmai di etica pubblica, di Guarino andrebbe salvaguardata come le specie protette dal Wwf.
Il cambiamento climatico, rectius il peggioramento climatico, è il frutto di una serie di comportamenti illeciti e incivili. Questo degrado ha riguardato anche la cosa pubblica e i suoi gestori, a livello locale ma anzitutto a livello centrale. Nostalgie e colli girati all’indietro alla ricerca del perduto Eden nella Prima Repubblica non aiutano a capire bene il fenomeno dinanzi al quale ci troviamo e sul quale, con ossessione terapeutica, si “accanisce” il direttore Guarino.
Quando dall’ipocrisia necessaria a mantenere una ragion di Stato che in parte premiava quella o quell’altra fazione politica, ma senza mai, ripeto, senza mai invertire le proporzioni tra l’interesse generale, sia pur clientelare, e quello particolare, ovvero partitico o talvolta correntizio, si è passati alla tutela del “particolare”, tutto è precipitato.
Non sta a me ripetere le analisi sull’evoluzione dalla politica dei tanti riuniti in un partito alla non-politica dell’uomo solo al comando o alla politica personificata in questo o quell’altro leader. Fenomeno che non ha lasciato immune alcuna formazione post-Prima Repubblica, appunto.
Per arrivare rapidamente ai giorni nostri e alla nostra produttiva e martoriata Terra di Lavoro, l’evoluzione, o meglio l’involuzione, dell’agire politico, oltre alla personificazione, ha compreso anche la presunzione di immunità e, via via, l’esibizione dell’impunità come valore che certifica potenza, influenza, virilità ideologica e politica.
Quando quel lungo scritto-sfogo ricorda video postati da due politici che rivestono ruoli e cariche importanti per questo territorio, ovvero Giovanni Zannini e Giorgio Magliocca, entrambi indagati e ovviamente non colpevoli fino a sentenza passata in giudicato, che tuttavia nei video in questione usano come colonna sonora il successo anni Sessanta di Wess e Dori Ghezzi per testimoniare la loro inossidabile alleanza, beh, siamo di fronte non più all’esibizione del potere, all’impudenza dell’agire politico, bensì assistiamo all’impudicizia dell’agire personale, condita da una buona dose di non conoscenza del galateo istituzionale e personale.
Esibizioni imbarazzanti, ahimè, ma che purtroppo trovano estimatori ed epigoni all’interno e all’esterno dei social, i quali non sono la causa di questo decadimento, ma semmai il teatro nel quale questo decadimento viene messo in scena.
Ed allora tacciare di ostinazione o, peggio ancora, fissazione patologica chi questi comportamenti evidenzia, senza esprimere giudizi che non vadano oltre ciò che già chiunque può valutare da solo o che viene fuori dagli atti giudiziari, ecco, ritenere mentalmente “disturbato” chi invece semplicemente disturba chi pretende, oltre all’impunità, anche il diritto all’imprudenza e all’impudicizia, beh, è davvero un esercizio di bassa ipocrisia e retorica.
Non ho la conoscenza così profonda e radicata nel tempo di uomini e fatti del Casertano che possiede Guarino, ma non conoscere una razza canina non significa non conoscere cosa sia un cane. E sia chiaro: il mio è un esempio tutto a vantaggio dei cani, ai quali va il mio affetto e la mia stima incondizionati, a differenza degli umani.
E Guarino, a guardarlo bene anche sotto un profilo zoo-antropologico, ha sembianze del mastino napoletano che ha sopportato molte battaglie per difendere quelli che lui ritiene i due beni più profondi e per i quali si può persino dare la vita: il proprio padrone e la proprietà, che Guarino identifica nella coerenza e nella sua libertà personale.
Da questo punto di vista Guarino, in un eccesso francescano di identificazione un po’ troppo sopra le righe, si è voluto “denudare” anche in questo senso, dandoci notizie che 90 cittadini su 100 si rifiuterebbero, a prescindere, di dare. Ci ha detto, cioè, quanto possiede sul suo conto corrente, i suoi beni e, per fortuna, si è fermato lì.
È stato costretto a farlo perché i suoi “bersagli” giornalistici lo hanno sfidato proprio su questo terreno, cosa interessante perché mi aspetto la stessa rivelazione o, per restare nella metafora, lo stesso “denudamento francescano” di Zannini e Magliocca, giusto per fermarci a loro.
Concludo dicendo che anche questa provincia è funestata da associazioni che pretendono di formare giornalisti bravi, onesti e coraggiosi, che distribuiscono premi sempre ai medesimi, ma che chiudono un occhio quando a moderare i dibattiti, i convegni o a essere dietro alle iniziative che si svolgono sono spesso gli stessi giornalisti che poi vergano righe di elogio ed encomio sul giornale per il quale scrivono e dal quale percepiscono magri compensi o, invece, veri e propri stipendi.
E tengo ancora una volta a precisare che la mia riflessione non riguarda la sola parte politica dei due soggetti in questione, ma buona parte di tutta la classe politica casertana, giacché di essa ci stiamo occupando, anche perché, cambiando provincia o regione, il mio giudizio non cambierebbe.
E infine debbo ammettere che nella querelle, anch’essa infinita e obiettivamente sovradimensionata, tra Guarino e l’ex amministratore delegato dell’ASI, Raffaela Pignetti, ancora una volta sono costretto a stare vicino al “brutto, sporco e cattivo Guarino”, rinunciando a prendere parte a favore di una delle donne più intelligenti, seducenti e affascinanti che ho incontrato nella mia non soltanto lunga ma anche movimentata esistenza.
Detto questo, porterò con me una copia di questo editoriale-pamphlet che consegnerò o girerò a chiunque mi chiederà ancora: “Ma che ci fai tu con uno come Gianluigi Guarino?”.
La risposta credo di averla data.
