LIDI & CAMORRA. Sequestrati bar e ristoranti sul mare di Castel Volturno a Zagaria e ai Russo. La “Malibù del sud” mancata che interessa ancora ai clan

8 Marzo 2026 - 13:29

La tripla operazione che, nel giro di pochi mesi, il Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Caserta, coordinato dal procura di Santa Maria Capua Vetere, ha portato ai sigilli di tre lidi, intestati o direttamente riconducibili a soggetti condannati per reati di camorra, a nostro avviso, dimostra due cose: l’attenzione di questa procura a dove vanno i soldi di certi mondi e che Castel Volturno, ancora oggi, è un centro di interesse economico

CASERTA – Beni demaniali, concessioni scadute e condanne definitive per camorra. È su questi tre elementi che la procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Pierpaolo Bruni, e il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta, guidato dal colonnello Carlo Cardillo, stanno concentrando la loro attenzione negli ultimi mesi.

L’obiettivo è chiaro: togliere alla criminalità organizzata la gestione di strutture ricettive sul litorale domizio. Negli ultimi sei mesi sono ben tre gli stabilimenti balneari finiti nel mirino e sequestrati. Si tratta di un approfondimento giudiziario che da un anno a questa parte la procura sammaritana sta portando avanti, con le indagini dei finanzieri del PEF di Caserta.

Secondo quanto prevede la legge, ricordiamo, i soggetti condannati per reati particolarmente gravi, come quelli legati alla criminalità organizzata, o destinatari di misure di prevenzione definitive, incorrano nell’impossibilità di ottenere determinate autorizzazioni, concessioni, iscrizioni, attestazioni, abilitazioni e contributi. Tali misure comportano inoltre la decadenza da quelle già ottenute.

GUIDO ZAGARIA E IL LIDO NETTUNO

La prima operazione, nel tempo, risale all’agosto 2025 e ha un nome pesante: Guido Zagaria, fratello del boss Vincenzo Zagaria, non parente del capoclan Michele Zagaria, ergastolano e storico esponente del clan dei Casalesi. Guido, condannato in via definitiva a dieci anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso e attualmente in carcere (uscirà tra circa un anno), risultava, tramite la società “Lido Nettuno srl”, gestore di fatto di una concessione demaniale a Castel Volturno.

Un controllo congiunto della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto ha fatto scattare l’allarme: nonostante il verdetto irrevocabile che lo legava al mondo della camorra, Zagaria continuava a beneficiare della gestione del lido. La procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto un sequestro d’urgenza, poi confermato dal Riesame.

I DUE RUSSO A PINETAMARE

A settembre 2025, l’attenzione si sposta su un altro stabilimento: il Lido La Favorita. Dietro le quinte, gli investigatori scoprono la regia di un altro Luigi Russo, 57enne, condannato in appello per concorso esterno in camorra e ritenuto vicino al gruppo bidognettiano capeggiato da Giuseppe Setola.

La struttura era formalmente intestata alla società “Alta Marea srl” di Alessandra Russo, figlia di Luigi Russo. Ma le indagini hanno smascherato la finzione: era il padre, il pregiudicato, a gestire di fatto l’attività di bar e ristorante. Non solo: la cessione del ramo d’azienda era avvenuta senza alcuna autorizzazione comunale, e nella SCIA presentata al comune, Alessandra Russo aveva indicato come “preposto” proprio il padre, dichiarandone falsamente il possesso dei requisiti di onorabilità. Una condanna in appello per concorso esterno in camorra, ovviamente, rende quella dichiarazione falsa. L’ennesimo sequestro è servito a interrompere questo meccanismo.

L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è del 2 marzo 2026 ed è stato reso esecutivo il 5 marzo. A finire sotto sequestro è il Lido dei Gabbiani, in località Pinetamare. Il titolare? Un altro Luigi Russo, questa volta un 57enne diverso dall’omonimo della Favorita, condannato in via definitiva a cinque anni di reclusione per turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Una condanna che, ai sensi del Codice Antimafia, comporta automaticamente la decadenza da licenze, autorizzazioni e concessioni demaniali.

Eppure, questo Russo continuava a gestire il lido nonostante le tre concessioni demaniali in suo favore fossero scadute il 31 dicembre 2013. I sopralluoghi della Finanza e della Capitaneria hanno accertato che la società era pienamente operativa durante l’estate 2025, con ricavi accertati per circa 60.000 euro tra giugno e settembre. Il Gip Angela Mennella ha rilevato che lasciare all’indagato la disponibilità del suolo demaniale avrebbe consentito il protrarsi del reato e la commissione di ulteriori illeciti, in vista della nuova stagione balneare.

CASTEL VOLTURNO AL CENTRO DI TANTI INTERESSI

Tre sequestri in sei mesi, tutti accomunati dalla stessa matrice: soggetti condannati per camorra che, tramite prestanome o direttamente, continuavano a gestire beni demaniali. La strategia della procura di Santa Maria Capua Vetere e della Guardia di Finanza di Caserta è colpire il patrimonio illecito della camorra e, soprattutto, impedire che le concessioni pubbliche diventino strumento di potere e arricchimento per i clan. E l’attenzione, ora, resta alta: altri stabilimenti potrebbero finire nel mirino.

Il fatto che Castel Volturno resti ancora un luogo principe per gli interessi della criminalità organizzata lo dimostra la serie di inchieste sullo spaccio di droga che, con il beneplacito del clan storicamente egemone sul litorale, i Bidognetti, porta ad un giro economico enorme nella città castellana.

Ma se la vendita di stupefacenti a Castel Volturno viene ritenuta una specie di malattia endemica di un territorio enorme, impossibile da controllare e pieno di persone che, per lo Stato, non esistono, non sono presenti nei documenti anagrafici comunali, esiste anche un business diverso, fatto di acquisti di proprietà e progetti commerciali.

Il riferimento è all’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che, tra i vari business svelati, ha fatto luce su alcune aste giudiziarie che sarebbero state pilotate dalla camorra. Al centro dell’indagine, coordinata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa, c’è Antonio Fusco, 45 anni, imprenditore di Castel Volturno noto come “Lupin”, titolare di un maxi store di arredamenti e attrezzature per la ristorazione.

Secondo l’accusa, Fusco avrebbe rivestito il ruolo di “socio economico” della famiglia Bidognetti, mettendo a disposizione del clan la propria capacità imprenditoriale per investire denaro sporco nel settore immobiliare . Il meccanismo era collaudato: esponenti del clan avvicinavano i concorrenti alle aste giudiziarie, “invitandoli” a ritirare le proprie offerte, consentendo così a Fusco di aggiudicarsi immobili a prezzi stracciati . Tra questi, locali adiacenti al pub Portoricano al Villaggio Coppola, trasformati in deposito, e un’area alle spalle del residence Fontana Blu.

Il progetto più ambizioso, però, riguardava la realizzazione di un ristorante McDonald’s su un terreno di fronte alla clinica Pineta Grande . Secondo i collaboratori di giustizia Vincenzo D’Angelo, genero del boss Francesco Bidognetti, e Antonio Lanza, quel terreno era nella disponibilità di Fusco e l’operazione, che prevedeva l’impiego di capitali del clan insieme a quelli dell’imprenditore, non andò in porto solo per circostanze contingenti .

Arrestato ad aprile 2025, Fusco ha visto il Riesame confermare la custodia cautelare, ma la Cassazione ha annullato l’ordinanza, chiedendo una nuova valutazione. Ad ottobre 2025, il Riesame ha riqualificato il reato in concorso esterno in associazione mafiosa, concedendo all’imprenditore gli arresti domiciliari.

Altri indagati in questa inchiesta sono stati Nicola Gargiulo, 58 anni, di Parete; Nicola Pezzella, 62 anni, di Casal di
Principe
, noto come “Palummiello”, elemento di spicco, ex genero del super pentito Carmine Schiavone e cugino di Francesco Schiavone Sandokan; Hermal Hasanay, 41 anni, albanese, residente a Castel Volturno; Umberto Meli, 32 anni, anch’egli di Castel Volturno.