MARCIANISE. Ecco come la segretaria comunale Cotugno e il sindaco Trombetta vogliono “perculare” il mondo sulle rotazioni. Mancano i Lavori Pubblici e gli affidamenti a go-go di Aniello Iuliano
27 Dicembre 2025 - 20:32
Abbiamo dato un’occhiata alla lettera scritta dalla segretaria comunale ai dirigenti per comunicare loro che le rotazioni dei dipendenti sono obbligatorie. Sciatteria e furberia diventano un tutt’uno
MARCIANISE (g.g.) – La segretaria comunale di Marcianise, Maria Carmina Cotugno, è una lenza ormai collaudata e stagionata. Da anni scrive la sua bella letterina di raccomandazioni ai dirigenti affinché promuovano la rotazione degli incarichi e delle funzioni dei loro sottoposti. Anche quest’anno lo ha fatto in maniera totalmente rituale.
In realtà, infatti, alla Cotugno delle rotazioni non frega un tubo. Ma siccome c’è sempre Casertace tra i piedi, ecco che salta fuori la letterina, in modo da dire: io ho fatto il mio. Ho esortato, cioè, i dirigenti responsabili delle Ripartizioni comunali a far ruotare i loro funzionari e i loro impiegati, in modo che non si leghino vita natural durante o, comunque, per un numero di anni superiore a quello previsto dal Piano nazionale anticorruzione. Poi, se i dirigenti non si allineano, non è colpa mia.
E no, segretaria Cotugno! È proprio il contrario: è colpa sua e del sindaco. Perché se il primo cittadino, da un lato, e chi rappresenta nel Comune di Marcianise il controllo amministrativo del governo della Nazione tenessero realmente al rispetto della legge, di lettere non ne scriverebbero una, ma due, tre, quattro o, comunque, quante ne servirebbero per far capire ai dirigenti che quello delle rotazioni rappresenta un vero problema, che attiene a un modello di trasparenza autenticamente avvertito dal sindaco Antonio Trombetta e dalla Cotugno.
E invece nulla. In questi giorni la segretaria ha, infatti, recapitato la sua letterina, che pubblichiamo nella sua versione integrale in calce a questo articolo. Al suo interno si legge che questa “musica” fa seguito alla precedente risalente, leggete bene, all’anno 2024. Insomma, ora scrivo e chissenefrega se anche nel 2025 non succederà niente: l’anno che sta arrivando, così cantava il genio bolognese, tra un anno passerà. Io mi sto preparando (a scrivere un’altra lettera a scopo perculatore): è questa la novità.
Questa comunicazione è un mix tra sciatteria e i soliti esercizi furbetti che hanno connotato tutto il periodo di attività di Maria Carmina Cotugno a capo della burocrazia comunale di Marcianise. Sciatta la segretaria quando, a pagina 142–143 del PIAO 2025-27 (Piano Integrato di Attività e Organizzazione) del Comune di Marcianise, fa riferimento al Piano nazionale anticorruzione del 2019, dimostrando di non sapere che l’ultima versione dello stesso è datata 2024 (in realtà ci sarebbe anche quella del 2025, ma non è ancora entrata in vigore).
E non è una differenza da poco, visto che il Piano del 2019 è “avanti Covid”, mentre quello del 2024 nasce nell’era “dopo Covid”, quando sulla scena del codice degli appalti hanno fatto irruzione le migliaia di miliardi dei finanziamenti PNRR.
Sciatta e furbetta, si diceva.
La parte della scaltrezza, francamente, ha un po’ stufato, perché si coglie, nell’atteggiamento della Cotugno, una sorta di cameratismo corrivo nei confronti di un’amministrazione comunale autenticamente impresentabile, come mai lo era stata nelle pur travagliate e non certo straordinarie ultime consiliature targate Antonio Tartaglione, De Angelis, Velardi. Un atteggiamento che non dovrebbe appartenere a un dirigente dello Stato, in quanto tale imparziale, mentre al contrario la Cotugno mostra sempre un connotato politico, autentica stonatura del suo esercizio istituzionale. Nella lettera scrive:
Se notate, si fa riferimento all’Ufficio Gare e Contratti. Chi mastica qualcosa di organizzazione interna di un ente locale sa benissimo che l’Ufficio Gare e Contratti affronta queste due materie in maniera strettamente connessa. Quindi stiamo parlando dei contratti frutto delle gare che, nel caso specifico, sono quelle relative alle procedure aperte ad ingenti importi, relativi a ogni ripartizione e a ogni centro di spesa del Comune: Lavori pubblici, ma anche Servizi Sociali, giusto per fare un esempio tra i molti possibili. Insomma, nell’elenco dei luoghi dell’amministrazione attiva in cui sarebbe obbligatorio (il condizionale è voluto perché nulla la segretaria e il sindaco hanno fatto per far avvenire queste rotazioni) lo spostamento da un ufficio all’altro delle diverse unità dipendenti dalle dirigenze, mancano i Lavori Pubblici.
Roba da pazzi.
Va rammentato che l’ultima versione del codice degli appalti, D.Lgs. 36/2023, ha allargato moltissimo il grado di discrezionalità dei dirigenti in materia di affidamenti. Ci sono limiti molto ampi per gli affidamenti diretti di incarichi e di progettazione esecutiva, e anche con i lavori si può arrivare fino a 500mila euro. È mai possibile che tutto questo settore, che non implica più l’attivazione di una procedura aperta in gara, debba essere escluso dalle rotazioni?
A pensar male qualche volta ci si indovina. Siccome l’aria che tira è quella di una sopravvenuta impossibilità di Trombetta di affrontare quella che è una sua materia esclusiva, vale a dire la rotazione dei dirigenti e non solo dei loro dipendenti, questa lettera finisce per preservare l’area dei Lavori Pubblici e tutti i milioni di euro elargiti al di fuori del controllo dell’Ufficio Gare e Contratti, prerogativa del dirigente Aniello Iuliano. Se la Cotugno avesse inserito il discorso della rotazione dei dipendenti dei Lavori Pubblici, la rotazione avrebbe dovuto toccare anche Iuliano. E non veniteci a dire che Iuliano ha azzerato i tempi della sua funzione quando è saltata fuori l’idea di creare la settima ripartizione, ossia quella del PNRR, che il già pupillo di Filippo Fecondo, ora spostatosi in territorio zinziano, ha assunto, aggiungendola a tutte le funzioni già esercitate nel settore Lavori Pubblici.
La conseguenza, secondo noi, è che la possibilità di gestire tutti gli affidamenti diretti o affini è rimasta nelle mani di Iuliano da molti anni, sicuramente più di cinque, e l’azzeramento formale è solamente un espediente, un formalismo che andrebbe a creare un centro di potere non certo inferiore a quello esercitato da Angelo Piccole nell’area delle concessioni dell’edilizia privata, svolgendo, sulla carta, in questa barzelletta quotidiana che è il Comune di Marcianise, un ruolo ufficialmente subalterno a quello del dirigente facente funzioni De Caprio, il quale però, di fatto, comanda grazie alla copertura politica garantitagli dall’ormai più volte citato vicesindaco Pasquale Salzillo.
