MARCIANISE. Il poliziotto Ovalletto e due impiegati del Comune salvati dalla prescrizione per le firme false della lista Orgoglio Marcianisano di Antonello Velardi. Tra gli imputati “mancavano” almeno due persone

22 Aprile 2026 - 17:20

Questo scandalo venne alla luce grazie a Casertace, ma le indagini della Procura, all’epoca, non convinsero affatto, perché — come ha sottolineato l’avvocato di parte civile Mariano Omarto durante la sua discussione — dall’inchiesta sono scomparsi gli istigatori e gli organizzatori di questo pasticcio del copia e incolla fraudolento di una vecchia lista del 2013, promossa da Paride Amoroso, che conteneva anche i nomi di alcuni detenuti risultati, nel 2016, paradossalmente firmatari della lista velardiana

MARCIANISE (G.G.) – Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Questo l’epilogo del processo, di fatto conclusosi nel momento in cui il pm, dopo aver sviluppato i propri calcoli, ha chiesto il non luogo a procedere per prescrizione, trovando poi, al termine delle discussioni delle altre parti, il pronunciamento del giudice che ha accolto la richiesta della pubblica accusa, sulla famosa questione delle firme false sollevata anni fa proprio da Casertace.

In pratica, una delle liste a sostegno di Antonello Velardi, “Orgoglio Marcianisano”, utilizzò, con un copia e incolla, in occasione delle elezioni comunali del 2016, i nomi dei sottoscrittori di una lista che aveva partecipato alla precedente consultazione elettorale, risalente al 2013. Più precisamente, la lista “fotocopiata” era quella promossa da Paride Amoroso. Una circostanza scoperta proprio da Casertace e che spiegava perfettamente i motivi per cui, tra i sottoscrittori della lista, figuravano anche due persone finite in carcere che, nel 2016, al momento della presentazione della lista, erano detenute, mentre non lo erano nel 2013, quando effettivamente firmarono la lista promossa da Amoroso.

In un primo momento, gli imputati — Lorenzo Ovalletto, ispettore della Polizia di Stato e per un periodo componente della scorta dell’allora sindaco Antonello Velardi, gli impiegati dell’Anagrafe Raffaele Tartaglione e Assunta Foggia, oltre ai due delegati della sottocommissione elettorale circondariale di Marcianise, Alberto Tartaglione e Pasquale Bellopede — erano stati accusati del reato di falso ideologico. In seguito, questo reato fu derubricato in quello più lieve previsto dall’articolo 90 del Dpr 570 del 1960, Testo Unico delle leggi per l’elezione del consiglio comunale, che, più in generale, disciplina i reati commessi durante le operazioni elettorali, prevedendo una condanna fino a 6 anni.

Ciò comporta un termine di prescrizione pari a 7 anni e mezzo, a differenza del falso ideologico, reato fidefacente in cui un pubblico ufficiale, tradendo la propria funzione, falsifica atti pubblici. In questi casi, i termini di prescrizione si estendono fino a 12 anni e mezzo.

A tirare un sospiro di sollievo sono stati soprattutto Raffaele Tartaglione e Assunta Foggia, ossia i due impiegati maggiormente esposti in questa vicenda e più a rischio di condanna. Particolarmente interessante l’intervento dell’avvocato di parte civile Mariano Omarto, il quale, se da un lato si è allineato alla richiesta del pm, dall’altro ha stigmatizzato quella che ha definito “miopia giuridica e processuale” da parte della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, nel momento in cui ha mandato a processo i due pubblici ufficiali limitatisi a ratificare le firme presentate e non, invece, i creatori, gli istigatori e gli organizzatori, le cui identità erano state individuate nel corso delle indagini.

“Nomi — ha continuato Omarto — emersi e ribaditi durante l’istruttoria dibattimentale”.

Ci siamo ripromessi, in questa campagna elettorale, di non fare troppi nomi. Ma, poiché questa vicenda delle firme porta il nostro marchio, ci permettiamo di affermare che ieri due o tre persone avrebbero dovuto trovarsi tra i banchi degli imputati, magari tirando a loro volta un sospiro di sollievo per intervenuta prescrizione, e questo non è accaduto. Nell’attività investigativa della Procura qualcosa non ha funzionato.