MARCIANISE. Svanito nel nulla a 8 anni, il mistero di Pasqualino Porfidia senza verità da 36 anni
26 Febbraio 2026 - 16:28
Era il 7 maggio del 1990 quando si consumò il dramma che ancora oggi non ha trovato risposta
MARCIANISE (gv) Sono trascorsi ormai quasi 36 anni dalla scomparsa di Pasqualino Porfidia, svanito nel nulla da Marcianise una domenica mattina di maggio del 1990, mentre era fuori casa a giocare. Da allora, dopo alcune segnalazioni e due riaperture delle indagini, il suo caso resta ancora avvolto nel mistero, come ha ricordato ieri sera la trasmissione “Chi l’ha visto” su RAI 3 durante la quale vi è stato un nuovo appello della madre Rosa Porfidia. Una donna ancora addolorata che conserva tutt’ora i giochi e i vestiti del figlioletto svanito nel nulla.
Il 7 maggio 1990 era il giorno delle elezioni comunali a Marcianise, quando si consumò il dramma che ancora oggi non ha trovato risposta. Il giorno della sua scomparsa, il piccolo Pasqualino Porfidia aveva appena 8 anni. Mentre il paese era in fermento per le votazioni, Rosa – la madre del bambino – si stava preparando ad andare al seggio elettorale, lasciando Pasqualino a casa insieme a un amichetto, oggi un uomo di circa 40 anni circa, intervistato ieri sera, che ha riferito di non ricordare nulla. Quando la mamma tornò a casa, Pasqualino non c’era più. Si pensò inizialmente a uno scherzo, ma dopo le prime vane ricerche e l’ultimo avvistamento da parte di alcuni testimoni — che videro Pasqualino seduto su una panchina tra via Tevere e via Arno — i genitori si recarono disperati dai carabinieri. La sparizione fu presa come un allontanamento destinato a risolversi in poco tempo e quando partirono le vere ricerche, ormai dopo diverse ore, tra le strade e le campagne di Marcianise sicuramente fu troppo tardi per risolvere il caso. Prese poi corpo l’ipotesi che Pasqualino potesse essere stato rapito da un pedofilo. In paese circolarono diverse voci: una donna avrebbe riferito in confessione a Don Carlo di aver visto il bambino salire su un’auto. Il sacerdote negò di sapere qualsiasi cosa ai magistrati.
Per oltre vent’anni il caso è rimasto fermo, fino al 2012, quando emerse una lettera scritta da un giovane suicida a Milano che abitava a pochi metri dalla casa dei Porfidia, nella quale raccontava di aver subito violenze da parte di un uomo del paese che lo portava in campagna costringendolo ad abusi sessuali. Le indagini ripresero e si arrivò all’identificazione di quell’uomo, un contadino ormai anziano, che però negò tutto e affermò di non aver mai conosciuto né il ragazzo né Pasqualino. Fu allora che nacque il sospetto che Pasqualino potesse aver subito la stessa sorte.
Una seconda riapertura del caso avvenne nel 2014, con una possibile svolta a due passi da quella stessa abitazione. Nel corso di alcuni scavi mirati furono trovate ossa e brandelli di vestiti nei pressi di un edificio costruito un anno dopo la scomparsa di Pasqualino. Per qualche giorno si sperò di aver finalmente scoperto la verità, ma anche questa pista venne archiviata: si trattava di ossa animali. Da quel momento sul caso è calato il silenzio e le indagini sono rimaste ferme
