“Non è un mafioso. Lasciate in pace noi e i nostri 5 figli”: lo sfogo della moglie di Petrillo, latitante del clan Belforte negli Usa, dopo l’arresto
17 Marzo 2026 - 11:05
La donna, 43 anni, di origine portoghese, è intervenuta per difendere la sua famiglia
MARCIANISE – “Stiamo vivendo ore terribili. Ci chiamano dagli Stati Uniti, amici, parenti, persone che ci conoscono da una vita. Tutti vogliono capire cosa stia succedendo”.
È uno sfogo carico di amarezza quello di Carina Formeiro, moglie di Carlo Petrillo, l’uomo arrestato e rientrato in Italia dopo l’estradizione dagli USA, ritenuto dagli inquirenti legato al clan Belforte (CLICCA QUI PER LEGGERE LA NOTIZIA).
La donna, cittadina americana, ha affidato le sue parole a una nota diffusa tramite i legali Salvatore del Giudice e Raffaella Lauricella, ricostruendo la vita costruita insieme al marito oltreoceano.
“Carlo si è trasferito negli Stati Uniti nel 2008 – spiega – molto prima della condanna di cui oggi si parla e della quale, secondo noi, non era a conoscenza. Ci siamo sposati l’anno successivo e da allora abbiamo costruito tutto insieme”.
Una famiglia numerosa, cinque figli tutti nati e cresciuti negli Stati Uniti, oggi adolescenti o poco più, e una quotidianità fatta – secondo il racconto della moglie – di lavoro e integrazione.
“In America non si è mai nascosto – aggiunge – ha sempre utilizzato il suo vero nome. Ha iniziato dal basso, lavorando nella ristorazione, fino a diventare imprenditore. Gestiva una pizzeria e altre attività regolari. La nostra vita è sempre stata fatta di sacrifici e rispetto delle regole”.
Parole nette anche sulle accuse: “Leggere che Carlo sarebbe un latitante o addirittura un mafioso è profondamente ingiusto. Non lo è mai stato”.
La difesa, fanno sapere i legali, è pronta a muoversi su più fronti: “Presenteremo ricorso in tutte le sedi competenti, in Italia e anche a livello europeo, per far emergere la verità”.
Infine, l’appello, soprattutto per i figli: “Chiediamo solo rispetto. I nostri ragazzi sono qui in Italia per stare vicino al padre in un momento così delicato. Abbiamo bisogno di serenità. Lasciamo che siano i tribunali a fare il loro lavoro”.
