Ora il clan dei Casalesi fa anche le truffe con i messaggi della banca. 2 ARRESTI, DECINE DI INDAGATI e un business da 800 MILA EURO

10 Marzo 2026 - 08:01

CASERTA – Due soggetti della provincia di Caserta sono finiti in carcere con l’accusa di aver messo in piedi una banda specializzata in truffe online, che ha rubato circa 800mila euro a decine di vittime in tutta Italia. Secondo la DDA di Napoli, gran parte di quei soldi finiva nelle casse del clan dei Casalesi.

Come funzionava la truffa

La banda usava tecniche semplici ma efficaci per svuotare i conti correnti della gente:

  • Phishing e smishing: mandavano messaggi o mail falsi, facendoli passare per comunicazioni della banca della vittima. Avvertivano di un bonifico in partenza (che in realtà non esisteva) e invitavano a chiamare un numero per bloccare l’operazione.
  • Finti operatori: al telefono, un complice si spacciava per impiegato della banca e convinceva la vittima a fare un bonifico “di sicurezza” verso un conto dei truffatori.
  • SIM swappig: riuscivano a duplicare la scheda telefonica della vittima. Così potevano ricevere i codici di sicurezza (OTP) e autorizzare bonifici dai conti correnti senza che il proprietario se ne accorgesse.

I soldi rubati venivano spostati subito su altri conti, anche all’estero, e poi prelevati in contanti.

Il legame con la camorra

Secondo le indagini, circa il 40% dei proventi delle truffe veniva consegnato direttamente a esponenti del clan dei Casalesi. Il denaro serviva a finanziare l’organizzazione, mantenere le famiglie dei detenuti e rafforzare la presenza della camorra sul territorio. Parte dei soldi, inoltre, veniva investita in criptovalute per renderli più difficili da rintracciare.

I due arrestati e le perquisizioni

I due principali indagati sono imprenditori casertani del settore auto, con base tra Italia e Spagna. Per loro il giudice ha disposto la custodia in carcere. Altri 22 soggetti sono indagati a vario titolo per associazione a delinquere, riciclaggio e frode informatica.

Sono state fatte 21 perquisizioni in diverse regioni (Caserta, Napoli, Modena, Benevento, Potenza e Isernia) per raccogliere prove.

La Procura ricorda che, per ora, si tratta solo di indagini e gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva.