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Per l’Antimafia è un’impresa controllata dal ras del clan dei Casalesi. E alla Provincia di Caserta continua a vincere gare: altri lavori stradali da 400 mila euro

2 Novembre 2023 - 13:45

Un crescendo da maggio 2022 ad oggi che porta la Co.Bi. Costruzioni a quasi 700 mila euro di commesse ricevute – tra procedure dirette e gare d’appalto – dall’amministrazione provinciale di Caserta

CASERTA – Nelle ore in cui abbiamo raccontato in esclusiva del sequestro delle quote della Marrel di Raffaele Pezzella, imprenditore ritenuto dalla DDA di Napoli vicino al clan dei Casalesi e presunto tangentista, corruttore di un dirigente ignoto dell’amministrazione provinciale di Caserta (clicca e leggi l’articolo), dallo stesso ente guidato dal presidente Giorgio Magliocca torna alla ribalta un altro nome noto, un’altra conoscenza di questo giornale.

Parliamo della società Co.Bi. il cui amministratore è Ernesto Biffaro, cugino di Fabio Oreste Luongo.

È più che di Biffaro, in realtà, in quest’ultimo anno e mezzo si è parlato proprio di Luongo.

Questo perché l’imprenditore di Casal di Principe è stato arrestato e poi scarcerato nell’inchiesta della DDA di Napoli, guidata dai pubblici ministeri Maurizio Giordano e Graziella Arlomede, relativa agli appalti truccati da Sergio Orsi e dal figlio Adolfo, banditi dal Centro aerospaziale di Capua.

Secondo le accuse dei pubblici ministeri, il clan dei Casalesi, attraverso proprio la figura di Sergio Orsi, avrebbe provato a mettere le mani sui lavori al Cira.

Nell’inchiesta, come detto, viene coinvolto anche Fabio Oreste Luongo, recentemente assolto nel processo per le infiltrazioni mafiose al comune di San Felice a Cancello.

Luongo, così è scritto dal gip nell’ordinanza del Cira, agiva in diretto contatto con Adolfo e Sergio Orsi e si tratta di un “soggetto partecipe casalesi con il ruolo di imprenditore demandato a fare cartello, ossia per organizzare la partecipazione di imprese a lui riconducibili ad appalti da far assegnare ad esponenti del clan, ovvero Sergio Orsi, così facendo riversare parte degli utili dell’appalto al sodalizio camorristico“.

Abbiamo preso questo passaggio testuale dell’ordinanza di misura cautelare dell’aprile 2022 per specificare, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che è la direzione Distrettuale Antimafia di Napoli a ritenere Fabio Oreste Luongo personaggio intraneo al business degli appalti del clan dei casalesi e non la redazione di CasertaCe.

Sempre nell’ordinanza relativa al Cira di Capua, a pagina 77, la società Co.Bi. di Ernesto Biffaro viene definita come una “sua impresa“. Specifica meglio questo concetto, poi, scrivendo che la Co.Bi. Costruzioni fa capo a Ernesto Biffaro, cugino di Fabio Oreste Luongo, il quale sarebbe “il reale gestore della società“.

Secondo i giudici, Luongo avrebbe utilizzato questa impresa per simulare una parvenza di concorrenza nella gara d’appalto truccate dagli Orsi.

E LA PROVINCIA DI CASERTA

Questa lunga premessa storica è necessaria, visto che nell’ultimo anno e mezzo l’amministrazione provinciale di Caserta tra affidamenti diretti e gare propriamente dette, ha attribuito lavori per un valore di oltre 600 mila euro alla Co.Bi. Costruzioni, ovvero l’operatore economico che per la DDA di Napoli era nelle disponibilità del presunto camorrista (sempre secondo la procura, non CasertaCe) Fabio Oreste Luongo.

Dal maggio del 2022 ad oggi abbiamo visto un crescendo: prima 50 mila euro, poi 90.000, poi la gara da 115.000 euro, affidata nei giorni in cui il presidente della provincia Giorgio Magliocca intitolava, in qualità di sindaco di Pignataro Maggiore, una strada in onore di Giuseppe Di Matteo, ucciso dalla mafia perché il padre aveva cominciato a collaborare con la giustizia nel gennaio del 1996.

In queste ore, infine, l’amministrazione provinciale di Caserta ha pubblicato l’aggiudicazione provvisoria dei lavori di manutenzione straordinaria per il ripristino del piano viario e l’installazione di barriere di sicurezza lungo la strada provinciale 7, ricadente nell’area di Mondragone.

Si tratta di un appalto da 414 mila euro che ha visto quale migliore offerta, quale proposta vincente quella presentata dalla Co.Bi.: un 38% e rotti che, come sta avvenendo in tantissime gare della provincia, è la cifra che porta al ribasso giusto per portarsi a casa la commessa.

LE PAROLE DI NICOLA SCHIAVONE E MARIO IAVARAZZO SU LUONGO

Concludiamo questo articolo tornando all’ordinanza dell’aprile 2022 riguardante gli appalti truccati al Cira di Capua.

Verso la fine del documento che aveva portato all’arresto, poi revocato dal Riesame, di Fabio Oreste Luongo, di questi ha parlato il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, ovvero il figlio di Francesco Schiavone Sandokan.

Nicola Schiavone ha raccontato la sua versione della storia familiare di Fabio Oreste Longo e il sistema che il giovane rampollo del clan aveva introdotto per i lavori pubblici. Il padre di Luongo, Franco, detto Trusiano, era persona legata a Francesco Bidognetti e, sempre secondo il racconto del pentito, assicurava costanti finanziamenti in cambio di lavori anche fuori provincia, con il profitto diviso a metà.

Nicola Schiavone, invece, dopo la cattura del padre, aveva deciso di introdurre un nuovo sistema che consentiva agli imprenditori, tramite le infiltrazioni nelle amministrazioni pubbliche, di ottenere appalti. Questi, in cambio, avrebbero dovuto fornire il 10% al clan al momento della aggiudicazione.

Un modo agli imprenditori di inserirsi nei lavori pubblici e al clan di ottenere finanziamenti costanti.

Secondo la testimonianza del figlio di Sandokan, Fabio Oreste Luongo, almeno fino al 2010, ovvero il momento dell’arresto del primogenito del boss, si occupava delle imprese insieme al padre e aveva instaurato buoni rapporti anche con la famiglia Schiavone, grazie ai rapporti di frequentazione e di amicizia con i due figli di Sandokan, proprio lo stesso Nicola e il fratello Walter.

Luongo, dice sempre Nicola Schiavone, gli raccontò che si era legato ad un gruppo di imprenditori con i quali faceva cartello, ovvero partecipava insieme a gare d’appalto, dietro autorizzazione del clan, soltanto per simulare la legittimità delle procedure di gara.

Di questa organizzazione si occupava principalmente Dante Apicella, condannato pochi giorni fa proprio per la sua gestione degli appalti truccati a in modo da favorire il business del clan dei casalesi, attraverso il supporto di altri imprenditori nell’inchiesta legata agli appalti truccati da Nicola Schiavone Monaciello banditi da RFI (clicca e leggi).

A segnalare la presenza nel cartello di imprese da parte di Fabio Oreste Luongo arrivano anche le parole di un altro collaboratore di giustizia, il pentito Mario Iavarazzo che, parlando con i procuratori dell’antimafia, ha spiegato che Luongo chiese e ottenne, come già aveva fatto il padre, di far parte del cartello di imprese.

Iavarazzo ha riferito in un interrogatorio del giugno 2021 che Luongo partecipava a lui stesso con la sua ditta, oppure si preoccupava di reperire imprese che fossero disponibili all’accordo con il clan.

In cambio di tale contributo, l’imprenditore di Casale riceveva oltre all’appoggio nelle gare di appalto a cui partecipava, la percentuale maggiore sui lavori a cui affidati.

I PRECEDENTI

Co.Bi., Marrel, Gruppo Petrillo, Cogesa, Rilgeo, Infrastrutture srl dei Martino, Mastrominico, Antonio & Antonio Costruzioni S.r.l. dei Palmese: tutte queste imprese sono state premiate in procedure di gara bandite dell’amministrazione provinciale di Caserta nell’ultimo anno. E tutte queste imprese sono state citate in ordinanze relative a camorra, clan dei Casalesi oppure per “semplici” casi di corruzione.

È mai possibile che la provincia di Giorgio Magliocca non riesco a uscire da questo ginepraio di ditte, spesso con la sede o il cuore nel triangolo Casale-San Cipriano-Casapesenna, coinvolte direttamente o indirettamente, con amministratori indagati e non, in operazioni quanto meno discutibili, se non oltre il limite di quanto prevede il codice penale?

Perché la prefettura di Caserta, che, teoricamente, avrebbe detto il compito di controllare il rischio di infiltrazione criminale nelle società che ricevono commesse pubbliche, ha deciso di non approfondire nessuna delle segnalazioni che questo giornale sta portando con atti e documenti da oltre un anno?

Se il contesto pare desolante, dopo il sequestro alla società di Raffaele Pezzella lanciato in esclusiva da CasertaCe, iniziamo a sperare che, dopo mesi di assenza, l’autorità inquirente, il famoso arbitro che spesso citiamo nei nostri articoli, abbia deciso di scendere in campo.

la proposta di aggiudicazione provvisoria alla co.bi.