PICCOLI CAMORRISTI CRESCONO. Nelle case-famiglia della provincia di Caserta agi, wi fi e telefonini. Indagine della squadra mobile

SANTA MARIA CAPUA VETERE  (Tina Palomba) – Saranno gli accertamenti degli uomini della Squadra Mobile di Napoli  a fare chiarezza sulla presunta mala gestione di alcune comunità alloggio per minorenni di questa  provincia. In particolare gli occhi degli investigatori sono puntati su alcune di queste strutture presenti a Santa Maria Capua Vetere in via Santella e in via Convento delle Grazie. Si tratta di controlli ancora in itinere in particolare sulle strutture di proprietà della cooperativa Serapide, centri controllati dalle sorelle Rosanna ed Eufrasia Del Vecchio.

Ieri pomeriggio (CLICCA QUI PER LEGGERE) abbiamo pubblicato un articolo. Una lunga citazione di un lavoro di inchiesta realizzato dalla notissima giornalista ed ex senatrice della commissione antimafia Rosaria Capacchione.

Oggi, abbiamo voluto tenere accesi i nostri riflettori su quella che rischia di diventare una vera e propria bomba prima investigativa, e poi giudiziaria.

Per i non addetti ai lavori, per chi non conosce bene le coordinate di questo mondo spesso misterioso delle cooperative sociali partiamo da qualche dato fondamentale, che definisce i soggetti che operano nel recupero di minori detenuti e di minori a rischio.

Si chiamano comunità-alloggio dell’area penale e vi sono ospitati minorenni o “giovani adulti”, cioè maggiorenni di età compresa tra i 18 e i 25 anni, che possono espiare la pena in regime differenziato per aver commesso reati prima della maggiore età ed aver tenuto un buon comportamenti carcerario. Sono case-famiglia, convenzionate con il ministero della Giustizia, che aderiscono a un protocollo chiamato “Wendy torna a casa”, linee guide da applicare obbligatoriamente all’interno delle strutture finalizzate al recupero dei minori. In ogni comunità, che generalmente ospita anche minori in stato di abbandono e minori stranieri non accompagnati, non potrebbero esserci più di due/tre ragazzi dell’area penale, proprio per consentire l’adozione di progetti individualizzati mirati alla formazione e al reinserimento. In realtà ogni comunità autorizzata (in Campania dal Centro per la giustizia minorile dei Colli Aminei, a Napoli) ne ospita almeno il doppio; i ragazzi generalmente vengono parcheggiati senza alcun controllo effettivo sulla partecipazione ai progetti, sul rispetto dei regolamenti, sull’uso di telefonini e reti interne, che non potrebbero essere mai libere (le comunità-alloggio sono nella sostanza carcere a regime attenuato dove gli ospiti sono prevalentemente detenuti o ai domiciliari). Ritornando all’indagine della squadra mobile, va precisato che gli accertamenti in corso riguardano anche altre strutture della provincia di Caserta.