Presidente Pignetti, è finita “la zizzinella”. Bocciato in assemblea il solito espediente per durare. Entro pochi giorni o si vota secco sull’esclusione dei soci fatti entrare a suo uso e consumo o la Regione manda il commissario ad acta

11 Febbraio 2026 - 17:57

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In questi giorni ci è venuta voglia in qualche occasione di schierarci dalla sua parte perché tutti quelli che fingono solo oggi di accorgersi di che presidente si tratti, di che soggetto si tratti, hanno taciuto e non hanno speso una parola quando questo giornale e chi lo dirige sono stati assaliti allo scopo di zittirli a colpi di atti giudiziari finanziati con più di 100mila euro presi dalle casse pubbliche del Consorzio. Ecco come voleva fregare tutti probabilmente sotto consiglio del suo sodale direttore generale Santonastaso, incrociando le dure reprimende dei rappresentanti dei commissari di governo dei Comuni di Caserta, Marcianise, Capodrise e Pignataro. Che succede ora

CASERTA (g.g.) – La vita va presa con filosofia. Le tante nefandezze che la presidente dell’Asi, Raffaela Pignetti, ha perpetrato ai danni di questo giornale e di chi lo dirige necessiterebbero ora di un moto di indignazione, nel momento in cui tutti si accorgono di come lei si muova in un contesto che considera cosa sua e in cui furoreggia, è proprio il caso di dirlo, prendendosela anche con persone che per anni le sono state vicine, a cui deve forse anche qualcosa e che lei ha assunto con procedure a dir poco dubbie all’interno del consorzio intercomunale.

Chi avrebbe mai detto, infatti, che Francesca De Angelis, amica del cuore della Pignetti, diventasse il terminale dei suoi strali? Recentemente la presidente le ha scritto una nota formale che dovrebbe rappresentare addirittura il viatico per il licenziamento. Verrebbe da dire, per chi conosce le vicende interne all’Asi: roba da pazzi.

Ma noi questa affermazione l’abbiamo formulata in tempi non sospetti e le istituzioni che oggi strabuzzano gli occhi al cospetto di quelli perennemente spalancati della Pignetti non hanno mai mosso un dito rispetto alle centinaia di articoli che non prendevano di mira la Pignetti persona in quanto tale, ma il modo in cui questa gestiva inquietantemente un ente pubblico finanziato con i soldi degli imprenditori casertani. Ci fosse stato uno a esporsi con la propria solidarietà di fronte al più grande attacco alla libertà di stampa forse mai verificatosi in Italia, attuato attraverso l’uso esclusivo dei denari dell’Asi, a cui la presidente ha attinto pesantemente, per una cifra che si aggira intorno ai 100mila euro, per presentare denunce penali e civili contro questo giornale che, di fronte a questa autentica e comodissima grandinata di iniziative giudiziarie, mai finanziate col proprio portafoglio, di fronte alla muta di avvocati che ci ha messo alle calcagna, non riusciva più neppure a difendersi, in quanto il gioco era truccato: i nostri avvocati dovevano essere pagati, mentre ai suoi ci pensava Pantalone con i soldi pubblici.

Ce la ridiamo di fronte a fatti come quello verificatosi stamattina durante i lavori del consiglio generale dell’Asi, in pratica l’assemblea, da noi annunciata con un articolo pubblicato ieri. Pensate un po’ che all’improvviso ci si è accorti che all’Asi esistono i revisori dei conti, sempre silenti di fronte alla dissennata gestione della Pignetti, a parte qualche rarissima eccezione. Siccome all’interno del collegio ce n’è anche uno nominato dalla Regione Campania, che se n’è stato buono buono, a dimostrazione del fatto che De Luca, compulsato prima da Stefano Graziano e Giovanni Zannini insieme, poi solo da Giovanni Zannini, ha permesso alla presidente di trasformare l’Asi nel tinello di casa sua.

Anche Confindustria si è fatta sentire ancora una volta in questi giorni. E una risata, appartenente alla scelta di incrociare le difficoltà della vita con filosofia, ha accompagnato la lettura di una dichiarazione rilasciata a un quotidiano napoletano dalla Pignetti nei confronti del presidente Luigi Della Gatta, tacciato di essere un sessista. A quei pochi che hanno seguito con continuità gli articoli che abbiamo dedicato negli anni al folle caso dell’Asi di Caserta, questa affermazione suscita qualche ricordo, un’evocazione. Chi è stato il primo a essere tacciato di sessismo dalla Pignetti? Naturalmente chi sta scrivendo questo articolo, etichettato anche come pregiudicato, estorsore, prezzolato, al soldo di questo o quell’altro, giusto per citare i pochi epiteti che ricordiamo. Ciò perché osavamo criticare con durezza la disamministrazione del pubblico denaro da parte sua.

Stamattina la Regione ha parlato attraverso il suo rappresentante, che è anche presidente del collegio dei revisori.

Questi ha immediatamente chiesto il cambiamento dell’ordine del giorno: non semplicemente l’avvio del procedimento di esclusione, così come furbescamente l’Odg riportava, ma una chiara indicazione del punto da trattare consistente in un voto in conseguenza del quale, ipso facto, si procederà all’esclusione di quella incredibile Fondazione Asi inventata letteralmente dalla Pignetti per continuare a stare all’interno del consiglio generale e di quell’associazione di Palermo di nome Coplus che, in maniera lunare, era entrata a sua volta nel consiglio di un ente che si occupa esclusivamente di fatti riguardanti la gestione di aree industriali intercomunali della provincia di Caserta e che non ha nulla a che vedere con Palermo, in una condizione di estraneità chiarita in maniera indiscutibile dalla legge regionale che regola il funzionamento dei consorzi intercomunali per le Asi della Campania.

Si è posto a quel punto il problema del termine da dare agli esclusi: questo lo deve dare il direttore generale, peraltro assolutamente sodale e corresponsabile della gestione dissennata dell’Asi, cioè il maddalonese Pietro Santonastaso.

Nessun rappresentante, sia dei commissari prefettizi del Comune di Caserta sciolto per camorra, sia dei comuni sciolti per motivi politici, ossia Marcianise, Capodrise e Pignataro Maggiore, si è sottratto dall’intervenire, esprimendosi con toni duri nei confronti della Pignetti. Ma ci chiediamo, e mi chiedo: dove stava la Prefettura quando la presidente dell’Asi intimidiva questo giornale, che non si è fermato solo in quanto denso di un’attitudine innata alla battaglia, alla risposta dura, conseguente e speculare — e forse ancor più che speculare — di fronte alla minaccia e alla protervia di chi usa il denaro pubblico per finanziare l’intimidazione?

La Pignetti è cascata male con noi, ma 9 volte su 10 sarebbe riuscita nel suo intento di chiudere la bocca a un giornale, andando ad alterare diritti costituzionali. Tutto ciò è avvenuto senza che un’istituzione abbia mosso un dito, fornendole il regalo del nostro isolamento, un isolamento che chi prova, seppur in scala 1:1.000.000, a essere moschettiere o Don Chisciotte naturalmente non teme.

Alla fine la proposta formulata dai sindaci Mirra e Marotta è stata accolta e dunque il consiglio generale dovrà essere convocato con un solo punto all’ordine del giorno. Non l’avvio della procedura di esclusione di Coplus e Fondazione Asi, bensì la delibera di esclusione di questi autentici Ufo fatti atterrare nel momento in cui la Pignetti si sentiva protetta da ogni potere costituito in questa provincia, sul pianeta Asi. In pratica oggi — e non poteva essere altrimenti — la Prefettura, ossia il Governo della Nazione, e la Regione Campania dicono la stessa cosa. D’altronde, come si può trovare un punto discriminante, una ragione di divisione politica tra centrodestra e centrosinistra di fronte a una situazione che intacca la legittimità normativa, che non può essere né di destra né di sinistra, come detto ieri?

Eh già, adesso le cose sono cambiate e certi giochini non si possono fare più. Non si può andare in consiglio generale, come successe qualche anno fa, per surrogare due componenti del comitato direttivo e poi, all’interno della seduta assembleare, dimettersi come presidente in modo da azzerare i termini del mandato e farsi eleggere contestualmente, in una scena tragicomica.

Ora, entro 5, massimo 10 giorni, si dovrà tenere la nuova seduta del consiglio generale. La Pignetti non si muove più nella sua zona di comfort e, continuando a comportarsi in questa maniera, consegna alla Regione Campania su un piatto d’argento motivazioni incontestabili perché questa nomini un commissario ad acta che adempia formalmente all’esclusione dei due Ufo di cui sopra.

L’operazione dilatoria della Pignetti si fondava sull’idea che i termini per le controdeduzioni (5 giorni) da fornire alle due entità escluse dovessero essere frutto di una deliberazione ad hoc dell’assemblea. Ma siccome questo appartiene al novero delle azioni, dei compiti esecutivi, ciò diventa competenza esclusiva dell’organismo esecutivo, ossia del direttore generale. Deve essere lui a svolgere, definire e chiudere, nel rispetto dei termini previsti, questa procedura e in assemblea deve arrivare solo e solamente la delibera di esclusione di Coplus e della Fondazione Asi.