REGIONALI, AFFLUENZA AL MICROSCOPIO. Il perché (banale) del crollo dell’affluenza tra le 19 e le 23. I DATI PER OGNUNO DEI 104 COMUNI. Le influenze dei candidati radicati, il fattore elezioni comunali e un’occhiata a Casapesenna e Mondragone

24 Novembre 2025 - 11:01

Meno 6% in provincia di Caserta. Non a caso, dopo le 19 di ieri non abbiamo pubblicato alcun commento ai dati perché era evidente, come avevamo già scritto, che solo alle 23 si potevano tirare le somme. La Campania si salva rispetto al disastro della Puglia e del Veneto, ma la nostra previsione di una flessione tra il 10 e il 12%, formulata da CasertaCe in tempi non sospetti, diviene sempre più probabile

Non casualmente abbiamo evitato di commentare il dato di affluenza delle 19 di ieri sera e poco indicativo come già avevamo scritto esprimendo qualche idea su quello di mezzogiorno sempre di ieri. Cinque anni fa si votò nei giorni 20 e 21 settembre. Nelle ore che separano le 19 e le 23 c’erano almeno quindici gradi di temperatura di differenza con il termometro di ieri, serata freddina, termometro alla mano. Non solo, ma tra un 20 settembre e 23 novembre c’è anche una differenza di due ore di luce, il che aggrava il dato della temperatura, incidendo anche su quello della comodità di andare in un seggio a votare.

Normale, quindi, che in molti abbiamo scelto le ore del primo pomeriggio e normale che, per questo motivo, il dato delle 19, è stato un dato di apparenza. L’avevano scritto, ripetiamo, ieri, commentando l’affluenza delle 12 che sarebbe stato necessario attendere i numeri definitivi della prima giornata, tarati alle 23,00, per avere una vera indicazione sull’affluenza e sulla proiezione di astensione. E così è successo. Dalle 19 alle 23 si sono recati alle urne un mare di elettori in meno rispetto a quelli che, nello stesso intervallo temporale lo fecero cinque anni fa.

Risultato: 6 punti e 84 per cento in meno, un numero, come si suol dire, imparentato a un meno 7 per cento, per qua riguarda il dato della Campania, comunque migliore d quelli ancora più disastrosi di Puglia e Veneto, dove si è registrato un calo di più del 12 per cento.

Per quanto riguarda la provincia di Caserta, siamo in linea con un 34,09 rispetto al 40,20 registratisi cinque anni orsono. Giusto per dire quanto conti la differenza tra un voto organizzato quando la temperatura è ancora mite e un altro che si tiene in inverno o quasi, dalle 19 alle 23, vale a dire nell’arco di quattro ore, ieri ha votato poco più del 6 per cento degli elettori in provincia di Caserta a fronte del quasi 13 per cento che votò nello stesso arco temporale il 20 settembre 2020

Entrando nel dettaglio di qualche dato proveniente dai Comuni (il tabellone completo lo pubblichiamo in calce a questo articolo), risata il 50 per cento di Casapesenna, presagio di cose fortemente negative che accadranno la prossima notte per l’onorabilità del nuovo Consiglio regionale. Il crollo si registra, com’era stato facilmente prevedibile da parte nostra, nei Comuni in cui cinque anni fa si votò contemporaneamente per le Comunali e per Regionali. Per cui si registra, nonostante la significativa densità di candidati, un quasi meno 13 per cento a Marcianise e un meno 20 per cento a San Nicola la Strada, dove, oltre all’effetto Comunali, di aggiunge quello dell’assenza di candidati radicati personalmente nel territorio comunale. Meno 20 per cento anche ad Arienzo, dove, si presume, solo Alfonso Piscitelli abbia mobilitato il suo elettorato, mentre il sindaco Peppe Guida, indagato dalla Dda e sotto commissione di accesso, se ne sia stato a casa sua, al di là della sua comparsata all’evento organizzato dal candidato e capolista di Forza Italia Pietro Consoli 9 punti in meno a Cancello ed Arnone, 7 a Capodrise, 8 a Carinaro, unico Comune con un sindaco che si considera dichiaratamente legato a Stefano Graziano. 18 punti di differenza, dovuti anche in questo caso al fatto che cinque anni fa si votò anche per le Comunali, a Casagiove. Stesso discorso per Cesa con 21 punti in meno, per Grazzanise (meno 18).

I 20 punti di scarto che si registrano a Macerata Campania comune di origine della consigliera comunale uscente candidata della Lega, Antonella Piccerillo, sono ugualmente frutto della contemporaneità fra le regionali e le comunali registratasi 5 anni fa. Per cui non è detto affatto che il 35,91% con cui si è chiuso ieri sera il seggio elettorale non sia dovuto alla mobilitazione dell’elettorato della stessa Piccerillo, a cui però bisogna aggiungere quello dell’altra candidata locale Antonietta Nacca candidata con la lista A testa Alta.

A Pignataro Maggiore si registra uno scarto di 10 punti. Anche in questo caso, se non andiamo errati, nel 2020 Giorgio Magliocca si riconfermò sindaco e alle 11:00 del primo giorno di voto, ossia il 20 settembre, erano andati alle urne il 40,40 % a fronte del 29, 94 presentatosi ieri.

Stesso discorso riguarda San Cipriano di Aversa dove la percentuale segna flessione del 14% circa. Non è improbabile che abbiano influito non poco le vicende giudiziarie e il fatto che il sindaco Andrea Pirozzi e quella che era già una candidata ufficiale, prima di essere arrestata, la vice sindaca Veronica Biondo, se ne siano stati a casa i 18 punti di differenza (32,91 a fronte del 50,92 del 2020) Attenzione, in questo caso – la data la conosciamo fin troppo ben essendo il clou delle cronache nere e giudiziarie di queste ultime settimane – a Santa Maria a Vico nel 2020 si votò solo per le regionali perché le comunali si tennero com’è, dicevamo, arcinoto, nel 2021 nel mese di settembre.

Meno 8 Lusciano e, sempre rimanendo nei Comuni con più di 15mila abitanti, meno 5, ad Orta, meno 17 a Trentola, dove cinque anni fa pure di votò per le Comunali.

Tiene l’affluenza, com’era pure prevedibile, nei centri dove nel 2020 si votò solo per le Regionali e che sono interessati dalla presenza di uno o più candidati radicati in questa occasione; i 6 centesimi in più di Maddaloni sono frutto del lavoro dell’uscente Enzo Santangelo, fortemente sostenuto dal sindaco Andrea De Filippo, mentre il poco più del 2 per cento di flessione, registratisi a Carinola, è frutto delle candidatura dell’iper uscente Grimaldi, che un caso di elezione inizierebbe la sua quinta legislatura regionale, e della competitiva Rosa Di Maio.

Non è improbabile che appartenga al fatto che in campo sia sceso il dominus della politica locale, ossia Filippo Abbate, vice sindaco solo sulla carta visto che è lui a comandare in tutto e per tutto nell’amministrazione comunale il + 4% registratosi a Bellona (28,60 contro il 34,90) anche se va aggiunto che Steve Stellato, se non è più componente dell’amministrazione locale come lo era 5 anni fa, conserva un discreto radicamento nello stesso comune di Bellona

Con Bellona fa il paio Vitulazio che com’è noto e un tutt’uno visto che non c’è neanche un metro di distanza tra i due centri urbani per cui potrebbe spiegarsi in questa maniera il quasi 3% in più di elettori recatisi alle urne in questa circostanza. A meno che non si sia registrato grande impegno sul fronte molto polemico che divide il sindaco Scialdone dal suo predecessore Russo il primo appoggia la Lega, e se non andiamo errati Grimaldi, il secondo naturalmente Zannini e allora gli effetti sarebbero 3.

Evidentemente buono anche l’impatto avuto dal candidato Giovanni Iovino visto che a Cellole si registra un incremento dell’affluenza di quasi il 2%. Il 50,31 è infatti di pochissimo inferiore al 50, 42% registratosi a Casapesenna come record di affluenza della giornata di ieri in provincia di Caserta. Una curiosità al riguardo: Giovanni Iovino e Marcello De Rosa, dopo essersi sfidati fino all’ultimo voto nelle elezioni provinciali, riguardanti solo il consiglio, tenutosi due anni fa, si contendono anche questa palma, comunque significativa. A Cellole peraltro la volta scorsa si votò contemporaneamente per le comunali e per le regionali. Per cui, si valorizza ancor di più il dato che questa volta è addirittura superiore a quello della volta scorsa, nonostante in questa circostanza si voti solo per le regionali.

Sempre interessante capire cosa succede nella (speriamo) ex capitale della camorra casertana ossia Casal Di Principe. Dell’affluenza molto ampia di Casapesenna ne abbiamo già parlato. Chi conosce gli usi e i costumi di quei territori sa bene che se tra Casal Di Principe e Casapesenna c’è un chilometro fisico di distanza di solito questi due comuni fanno cose diverse in ogni tipo di elezione. Per il momento diciamo che la distanza, riguardo all’affluenza, è minima dato che ieri ha votato a Casal di Principe il 30,87% mentre 5 anni fa aveva votato il 32,70%.

Un cenno agli altri centri più popolosi della provincia. A Caserta capoluogo si registra una flessione di quasi 4 punti (34,86 a fronte dei 38,67); Aversa merita un discorso particolare: nel comune normanno si è addensato un numero di candidati molto alto: Olga Diana, Orlando De Cristofaro, Augusto Bisceglia, Marco Villano, Eugenia d’Angelo, Aversano, più ovviamente Zannini che essendo appoggiato dal sindaco e da ¾ dell’amministrazione comunale si può considerare anche lui un candidato locale, avendo, come più volte abbiamo scritto, letteralmente colonizzato la città di Aversa.

Il 3,5% in meno, dunque, (34,73 contro 38.35) considerando questo elemento non è granchè.

Veniamo a Capua dove, tutto sommato, tenendo conto del fatto che se si eccettua Veronica Iorio, consigliera comunale di maggioranza, di candidati locali radicati non ce ne sono il 32,36% a fronte del 36,10 di 5 anni fa non è malaccio.

Alta densità di candidati significativi si registra a Santa Maria Capua Vetere con l’ex sindaco Enzo Iodice, la Sadutto, la Borgia, Aveta, e soprattutto Camilla Sgambato.

Alla luce di questo il 36,275 a fronte del 39,35% di 5 anni fa non è veramente granchè. Sessa Aurunca con in campo Gennaro Oliviero, la Forte, la moglie di Fausto Fusco e con Massimo Schiavone impegnato a far voti per Camilla Sgambato pure zoppica con il suo 37, 34% a fronte del 41,49% di 5 anni fa. Dulcis in fundo Castel Volturno e Mondragone. Il primo comune feudo di Zannini, il secondo proprio luogo di residenza. A Castel Volturno storicamente, proprio perché si tratta di un luogo in cui tantissimi residenti ufficiali non si vivono o ci dormono solo, in cui si vota pochissimo. Ma magari ci si aspettava qualcosa in più del 21,40% a fronte del 22, 115 di 5 anni fa non solo perché l’amministrazione di Pasquale Marrandino è un corto e un’anima cona Giovanni Zannini, ma anche per una potenziale capacità di mobilitazione della candidata locale che con Zannini va in tandem ossia l’assessore Angela Parente,

Mondragone registra un calo di affluenza di 5 punti avendo votati il 28, 14% a fronte del 33, 30% di 5 anni orsono. Questo può significare molto ma anche nulla rispetto al consenso che Giovanni Zannini si aspetta copiosissimo, addirittura più 3mila e 100 voti avendo in campo solamente una rivale in quella Daniela Nugnes tornata, però, alla politica attiva dopo diversi anni

Questo è. Naturalmente qualche valutazione finale la scriveremo quando saranno definitivi e ufficiali i dati di affluenza finali a seggi chiusi alle 15:00 di oggi pomeriggio