SANITÀ CASERTANA AL COLLASSO. Donna muore su una barella del 118 che aspettava da ore per consegnarla ai medici del pronto soccorso
13 Maggio 2026 - 19:11
Ecco perché noi portiamo avanti questa battaglia. L’episodio è successo stanotte a Marcianise, ma poteva tranquillamente avvenire anche all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, al Moscati di Aversa o al San Rocco di Sessa Aurunca
MARCIANISE – Ora noi non sappiamo se la donna di 82 anni morta questa notte su una barella di un’ambulanza del 118 in attesa all’ospedale di Marcianise avrebbe potuto ricevere cure capaci di salvarla, ma ci ritroviamo ancora una volta a raccontare le cronache difficoltà dell’Asl di Caserta e della sanità campana in generale nel gestire gli ospedali e il servizio 118.
Sì, perché sfortunatamente non è il primo caso di pazienti lasciati per ore bloccati sulle barelle delle ambulanze che, non potendo passare il malato alle cure dei sanitari del pronto soccorso, sono costretti ad aspettare lì anche ore, rendendo inutile in pratica un mezzo di emergenza che, è ovvio, lapalissiano, dovrebbe essere in continuo movimento o comunque pronto ad intervenire nel momento di una chiamata.
E invece stanotte a Marcianise, ma la stessa cosa avviene quotidianamente all’ospedale di Caserta, un’ambulanza che doveva essere pronta all’intervento è rimasta bloccata per ore al pronto soccorso marcianisano.
Le carenze strutturali dell’Asl di Caserta, della sanità campana, nonostante i soldi spesi per strutture e ospedali nuovi, ma spesso carenti di medici e infermieri, provocano quella che possiamo definire, con tutto il rispetto dei protagonisti, una specie di guerra tra poveri.
Da una parte ci sono i sanitari del 118 che sono sostanzialmente immobilizzati perché, fin quando non c’è il trasferimento del paziente dalla loro barella a un lettino del pronto soccorso, hanno loro la responsabilità giuridica sul malato. E giustamente lamentano l’impossibilità di muoversi, di rispondere ad altre chiamate d’aiuto.
I medici e gli infermieri del pronto soccorso, dal canto loro, sono talmente oberati di lavoro da costringere gli operatori delle ambulanze a non “sbarellare” perché spesso non hanno lo spazio fisico per prendersi cura del paziente. In questo caso c’è stata la morte di una donna di 82 anni e quindi la vicenda è emersa nella sua tragicità. Ma i lavoratori del settore, da entrambe le parto, ci dicono che è la normalità.
Una dichiarazione che non ci sorprende, visto che sono stati tanti casi che abbiamo raccontato su questo giornale. Nulla è cambiato, anzi, negli ultimi anni la situazione sembra essere peggiorata. La speranza è che il piano di una struttura di supporto da attivare a Santa Maria Capua Vetere possa rendere la sanità casertana almeno decente, rispettabile.
Sul piano delle responsabilità, davvero, ci siamo stufati anche di puntare il dito contro chi gestisce la politica sanitaria casertana e campana. Presidenti di regione, assessori, direttori delle Asl e responsabili di settore. Tutti, in quota parte, sono responsabili di questo disastro.
