Sequestrati beni per 8 milioni di euro: maxi frode fiscale nel settore carni, 12 indagati

26 Febbraio 2026 - 16:51

Le ipotesi di reato per finti appalti di manodopera, evasione e riciclaggio

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CASERTA – Nella giornata di ieri, 25 febbraio, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Modena hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale cittadino su richiesta della Procura della Repubblica.

Il provvedimento prevede, per i due principali indagati — ritenuti al vertice dell’organizzazione — il divieto di ricoprire incarichi direttivi in società e imprese. Disposto inoltre il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche per equivalente, di beni per oltre otto milioni di euro nei confronti di dodici persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, malversazione di fondi pubblici e autoriciclaggio.

L’inchiesta, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Modena e avviata dopo alcune segnalazioni di operazioni sospette, ha ricostruito un articolato sistema fraudolento attivo tra le province di Modena, Parma, Napoli e Caserta, nel settore della lavorazione delle carni.

Secondo quanto emerso, i due promotori, con il supporto di un consulente contabile di fiducia, avrebbero messo in piedi un meccanismo basato su contratti d’appalto fittizi. Al centro dell’organizzazione vi sarebbe stata una società “hub”, incaricata di gestire il ciclo produttivo negli stabilimenti di Modena e Parma. Attorno a essa operavano otto società “cartiere”, create appositamente e distribuite tra Emilia e Campania, che fornivano manodopera in modo illecito.

Attraverso false somministrazioni di personale, la società principale riusciva ad abbattere sensibilmente il costo del lavoro, trasferendo gli oneri fiscali e contributivi alle “cartiere”, che poi non adempivano agli obblighi tributari e previdenziali.

Oltre al risparmio sui costi, l’azienda avrebbe anche detratto indebitamente l’Iva relativa alle fatture false emesse per prestazioni mai effettuate, alterando così le regole della concorrenza nel mercato agroalimentare.

L’indagine ha inoltre fatto emergere un ulteriore filone legato agli aiuti di Stato. La società al centro del sistema avrebbe infatti ottenuto finanziamenti pubblici sfruttando le agevolazioni del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, introdotte durante l’emergenza Covid-19, incassando quasi 1,6 milioni di euro.

Secondo gli investigatori, le somme, anziché essere utilizzate per sostenere l’attività aziendale in un periodo di crisi, sarebbero state impiegate per pagare le fatture false delle società cartiere, configurando così il reato di malversazione.

In esecuzione dell’ordinanza, le Fiamme Gialle hanno bloccato disponibilità finanziarie sui conti correnti per circa 100 mila euro. Sono stati inoltre sequestrati un immobile a Sassuolo, diverse quote societarie e tre autovetture. In questa prima fase dell’operazione, il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa un milione di euro.