Tentano di annegarlo per un debito di droga, poi soldi e minacce per ritrattare: la Cassazione dice no allo sconto di pena

31 Maggio 2026 - 10:48

I fatti risalgono al 24 febbraio 2020, quando un 40enne di Casal di Principe venne prelevato all’esterno di un bar e condotto prima in un appartamento a Formia per ottenere garanzie sul pagamento di un debito di droga da 30mila euro, poi trasferito a Castel Volturno dove …

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CASAL DI PRINCIPE – La settima sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da Emanuele Tornincasa, 30 anni, contro l’ordinanza della Corte d’Assise d’Appello di Napoli che aveva respinto la richiesta di unificare sotto il vincolo della continuazione due diverse condanne: una a 5 anni di reclusione per tentata estorsione in concorso e l’altra a 3 anni per intralcio alla giustizia.

La vicenda si inserisce nell’inchiesta che ha portato alla condanna di Emanuele e Antonio Tornincasa, insieme a Bernardino Crispino, Francesco Frascogna e Nicola Sergio Kader, per sequestro di persona a scopo di estorsione e intralcio alla giustizia aggravati dal metodo mafioso.

Secondo quanto accertato, gli imputati avrebbero tentato di convincere la vittima del sequestro e la moglie a ritrattare le dichiarazioni rese agli investigatori, offrendo il pagamento delle spese legali e una somma di mille euro. Per rafforzare le pressioni, Kader si sarebbe presentato come affiliato al clan dei Casalesi.

I fatti risalgono al 24 febbraio 2020, quando un 40enne di Casal di Principe venne prelevato all’esterno di un bar dai Tornincasa e condotto prima in un appartamento a Formia per ottenere garanzie sul pagamento di un debito di droga da 30mila euro. Fallito il tentativo, la vittima fu trasferita a Castel Volturno, dove venne minacciata di morte: gli fu legata una corda al collo con un sasso all’estremità, con il dichiarato intento di annegarlo. Sotto minaccia armata, l’uomo confermò l’impegno a saldare il debito e fu successivamente riportato a Casal di Principe.

Ad attenderli c’erano i carabinieri, che arrestarono Antonio Tornincasa. Emanuele, invece, si rese irreperibile e venne catturato alcune settimane dopo a Cassino.