TUTTI I NOMI E I RUOLI. I permessi di soggiorno comprati 9 MILA EURO. Il CAF, gli imprenditori che si “vendevano” contratti e cosa facevano il dipendente statale casertano e l’infermiere di MARCIANISE
11 Marzo 2026 - 11:00
CASERTA – Un giro di falsi contratti di lavoro per far entrare in Italia migliaia di stranieri, con la complicità di un funzionario pubblico, imprenditori compiacenti e una rete di intermediari che operava tra Italia e Marocco. È quanto emerge da una maxi inchiesta della Squadra Mobile di Napoli, coordinata dalla Dda, che ha portato all’arresto di 18 persone e al blocco di oltre tremila richieste irregolari.
Le accuse sono pesanti: associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina, falso, corruzione. Trentasette le persone indagate in totale. Per ora, naturalmente, sono solo accuse e gli indagati sono da considerare innocenti fino a prova contraria.
Quindici persone sono finite in carcere, tra cui spiccano nomi noti nell’imprenditoria e nelle professioni della provincia di Caserta. Tra loro: Giuseppe Allosso, 48 anni, di Marcianise, titolare di un’agenzia di servizi considerato dagli investigatori il cervello dell’operazione; Ciro Monti, 64 anni, di San Marcellino, il promotore e dipendente pubblico dell’Ispettorato del Lavoro di Napoli; Larbi Jabbour, 52 anni, di Aversa; Michele Tartaro, 56 anni, di Marcianise; Aniello Della Valle, 61 anni, di Cancello ed Arnone; Giuseppe Porfidia, 56 anni, di Recale; Francesco Rainone, 63 anni, di Aversa; Giuseppe Ricciardi, 45 anni, di Capodrise: Agostino Scala, 42 anni, di Santa Maria Capua Vetere; Raffaele Tesone, 33 anni, di Parete, El Hhaloumi Cherki, Singh Sukhjit, Salvatore Lampitelli, Lal Harbans, Gabriele Brunitto, e Aniello Della Valle.
Ai domiciliari sono finiti Antonio Landolfo, 24 anni, di Orta di Atella; Giovanni Pezone, 73 anni, di Lusciano; e una persona di Qualiano, Ayat Bayih Hafid. Tra i 19 indagati a piede libero ci sono anche Nicola Tartaglione, 50 anni, infermiere all’ospedale di Marcianise, e Samira Boutlane, 51 anni, di San Marcellino, che operava dal Marocco.
C’è anche un capitolo che riguarda i documenti sanitari. Nicola Tartaglione, l’infermiere di Marcianise, è accusato di aver rilasciato certificati medici falsi per attestare che alcuni stranieri erano già in Italia prima del 2020, un requisito fondamentale per alcune sanatorie. L’inchiesta è partita da un esposto anonimo del 2018.
Il meccanismo era semplice ma ben organizzato. L’agenzia di Allosso a Marcianise faceva da centrale operativa. Da lì partivano le richieste per far entrare in Italia cittadini stranieri, soprattutto marocchini e indiani, attraverso il cosiddetto “click day”, il giorno in cui si presentano online le domande per i permessi di soggiorno. L’organizzazione aveva a disposizione decine di postazioni internet e personale dedicato per presentare il maggior numero possibile di richieste. Ma il vero colpo di genio era un altro: la presenza di Ciro Monti, il funzionario pubblico che lavorava all’Ispettorato del Lavoro di Napoli.
Secondo gli investigatori, Monti, già indagato per una vicenda simile dalla procura di Salerno, garantiva che le pratiche andassero a buon fine, esprimendo pareri favorevoli in cambio di soldi. In pratica, era lui la “cinghia di trasmissione” tra l’organizzazione e la burocrazia. Per far sembrare tutto regolare, servivano dei datori di lavoro disposti a firmare contratti di assunzione fittizi. Hanno aderito diversi imprenditori agricoli della zona, che in cambio di 1.200-2.000 euro a pratica dichiaravano di voler assumere lavoratori stranieri che in realtà non avrebbero mai messo piede nelle loro aziende. Tra questi, molti dei nomi finiti in carcere o ai domiciliari.
All’estero, l’organizzazione poteva contare su una rete di “collettori”, cioè persone che cercavano i clienti, raccoglievano i loro documenti e incassavano i soldi. In Marocco operavano Samira Boutlane (moglie di Ciro Monti, il funzionario pubblico) e altre persone. Nel Lazio, Sukhjit Singh faceva da referente per i cittadini indiani. Le tariffe? Per una “pratica sicura” gli aspiranti immigrati pagavano tra i 6.500 e i 9.000 euro.
