TUTTI I NOMI. SEQUESTRI E ARRESTI. Il business dei rifiuti interrati nelle campagne e nascosti nei capannoni. Indagati diversi imprenditori

28 Maggio 2026 - 10:45

CASERTACome raccontato ieri, la provincia di Caserta è tra le aree interessate da un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari su un presunto traffico illecito di rifiuti. L’indagine, denominata “Erebus”, ha portato a un’ordinanza di misure cautelari firmata dal Tribunale di Bari. Secondo gli inquirenti, i rifiuti venivano ritirati da impianti o aziende con documenti apparentemente regolari, ma poi smaltiti illegalmente in capannoni dismessi, terreni agricoli o piazzali industriali, non nei luoghi indicati. Il sistema coinvolgeva la provincia di Foggia, il Barese, la Bat, la Campania, il Lazio e altre aree del Centro-Sud.

Il meccanismo contestato era semplice: i rifiuti venivano accompagnati da formulari formalmente idonei a superare i controlli, ma poi scaricati altrove. Secondo l’accusa, ciò permetteva agli indagati di evitare i costi di trattamento e smaltimento, generando un vantaggio economico stimato in oltre due milioni e duecento mila euro. Nell’ordinanza si parla di migliaia di tonnellate di rifiuti movimentate e di una gestione “organizzata”, con ruoli distinti tra promotori, trasportatori e intermediari.

Andando ad analizzare il provvedimento del tribunale, vediamo che sono stati decisi gli arresti domiciliari per sei persone: Ilario Vernieri, 54 anni, di Salerno; Giacomo Campese, 63 anni, di Cerignola; Mauro Campese, 42 anni, di Cerignola; Francesco Pio Losurdo, 45 anni, di Cerignola; Cosimo Roma, 48 anni, di Brindisi; Daniele Mastrullo, 43 anni, di Foggia.

L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria viene applicato a sette persone: Lucia Calvio, di Cerignola, amministratrice unica della “Calvio Trasporti s.r.l.s.” e moglie di Mauro Campese; Giuseppe Calvio, di Cerignola, cugino di Lucia, basista e vedetta nelle operazioni notturne; Matteo Antoniciello, di Cerignola, basista e trasportatore; Matteo Carosiello, di Cerignola, basista e trasportatore; Domenico Di Corcia, di Foggia, basista e responsabile delle condotte principali; Biagio Campiglia, di San Pietro al Tanagro (SA), intermediario e gestore della “LC Consulting s.r.l.”; Luca D’Ambrosio, di Battipaglia (SA), intermediario dei rifiuti.

Il divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale per un anno viene invece inflitto a cinque soggetti: Stefano Falzarano, di Airola (BN), amministratore unico della “Ambiente & Metalli s.r.l.”; Aurelio Proia, di Latina, amministratore unico della “MP Recuperi S.r.l.s.”; Roberto Antonio Stanziano, di Cerreto Sannita (BN), amministratore unico della “Waste Services S.r.l.”; Domenico Memoli, di Baronissi (SA), amministratore unico della “Memoli Domenico s.r.l.”; Gino Lori, di Guidonia Montecelio (RM), gestore della “San. Eco. Recuperi s.r.l.”; Giovanni De Simone, di Sant’Anastasia (NA).

Nel registro degli indagati compaiono anche Giovanni Moccia, Stefano Cavanna, Ilaria Valletta, Adriana Ioana Magliocca, di Pignataro Maggiore, Antonella Lori, Manuela Milano, Pasquale De Simone, Giovanni Caliendo, Giorgio Lori, Antonietta Napoli e Gianpiero Veneruso. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

L’indagine è nata da accertamenti del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Bari e della polizia locale di Cerignola. Gli investigatori hanno effettuato controlli, pedinamenti, intercettazioni telefoniche e localizzazioni gps, seguendo i mezzi durante numerosi viaggi e verificando la divergenza tra la destinazione indicata nei documenti e quella effettivamente raggiunta. Nell’ordinanza compaiono numerose aziende coinvolte, tra le quali diverse operanti in Campania.

Secondo l’impostazione accusatoria, alcune imprese avevano un ruolo operativo nella filiera, altre sarebbero state usate per attestare destinazioni fittizie, altre ancora per consentire la compilazione di formulari con codici e luoghi non corrispondenti alla reale movimentazione dei rifiuti. I siti di scarico abusivi individuati si trovano a Cerignola, Foggia, Ascoli Satriano, Molfetta, Candela, Cassino, Ferentino, Anagni, Trinitapoli, Minervino Murge e altre località pugliesi.

Il giudice ha sottolineato che il cuore del sistema era la possibilità di presentare una documentazione “pulita” mentre i rifiuti seguivano un percorso diverso. Vernieri viene indicato come figura centrale nella gestione dei rapporti con gli impianti e nella calendarizzazione dei prelievi.