VIDEO “SPAVENTOSI”. Ecco come i 12 anni di Pignetti, Graziano e Zannini hanno ridotto l’Asi. Strade e monnezza peggio di una bidonville dell’antico Sud Africa
24 Gennaio 2026 - 19:03
Con il consueto spirito democratico pubblichiamo il post con cui la presidente, ormai a fine mandato, si congeda dopo dodici anni. Un intervento elaborato all’interno di una sorta di realtà distopica. In questo articolo ripeteremo concetti già noti ai nostri lettori, ne siamo consapevoli, ma questi dodici anni di gestione dell’ASI rappresentano la più grande follia della politica casertana dalla fine della Seconda guerra mondiale. E infatti, a ben vedere, le strade della più grande area ASI del territorio casertano, Marcianise, non sono poi così diverse da quelle colpite dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale
IL PRIMO VIDEO DI “INFORMARE MAGAZINE” : https://www.instagram.com/reels/DT28z7GjDd9
CASERTA – Lungi da noi fare il controcanto alla presidente dell’ASI, Raffaela Pignetti, che vive in una sua realtà distopica dalla quale è geneticamente impossibile rimuoverla, anche iniettandole una dose sufficiente di autocoscienza. Il suo ultimo intervento su Facebook conferma un mondo surreale, autodefinito, ed è del tutto inutile – come abbiamo capito da tempo – cercare di aprire un confronto, una dialettica, che lei ha sempre rifiutato.
Su una cosa, però, si è sempre dimostrata lucida e abile: non avendo voluto studiare la materia di cui era stata chiamata a occuparsi, ossia le politiche industriali, e avendo interpretato lo spropositato tempo trascorso al vertice dell’ASI come un momento di costante autocelebrazione, fatto di agi finanziati con denaro pubblico, si è sempre resa conto di non poter reggere alcun tipo di confronto sui temi centrali della materia, demandati ai suoi funzionari. I suoi dodici anni sono stati uno stabile défilé, un teatro quotidiano delle vanità.
Se dunque, come leggiamo in calce, la Pignetti se la canta e se la suona, disegnando uno scenario totalmente farlocco rispetto al disastro della sua gestione, poco possiamo opporre. Ogni volta che lo abbiamo fatto, infatti, lei non ha mai risposto nel merito, né contrattaccato sul piano dei contenuti, preferendo invece una strategia di attacco personale contro chi, come noi, avanzava critiche fondate. Tutto questo è stato possibile perché chi l’ha messa lì glielo ha consentito.
È vero che Stefano Graziano si sta mostrando oggi il più deciso e determinato a chiudere i conti con quella che è stata una sua creatura. Ma è altrettanto vero che proprio su Graziano – capace di coinvolgere in questa operazione anche Giovanni Zannini – pesa la responsabilità di uno degli atti più gravi e maggiormente disancorati dal buonsenso.
Mettere la Pignetti a capo dell’ASI ha significato diventare irresponsabili per effetto diretto di un delirio di onnipotenza: “Prendo una, la metto lì per dodici anni e io gestisco i rapporti con i poteri economici della provincia, soprattutto dell’agro aversano”.
L’attivismo che Graziano mostra in questi giorni non è frutto soltanto della rivalsa di chi si è sentito tradito da una persona che considerava una subordinata, inferiore di grado, a cui concedeva munificamente una sterile passerella, mentre lui tesseva la tela con i vari Cancviello, Pozzi e compagnia.
La sensazione è che il deputato di Teverola, avendo aperto molti conti con questo tipo di imprenditoria e avendo compreso che tali relazioni gli garantiscono vantaggi e margini di manovra politica – oltre a rendite di posizione per sé e per i suoi sodali – non intenda affatto perderne il controllo.
Così si spiega come, in men che non si dica, sia riuscito a riunire cinque sindaci attorno a un documento con cui, di fatto, si sfiducia Raffaela Pignetti. Per il resto, francamente, incontriamo serie difficoltà a commentare l’ennesimo post della presidente, elaborato nella sua realtà parallela. Elencare concessioni a pioggia a certi imprenditori, spendere vagonate di soldi – milioni di euro – in incarichi legali esterni, far quadrare i bilanci attraverso espedienti che racconteremo nei prossimi giorni, non equivale ad aver esercitato un ruolo di guida.
Pochi enti, più dell’ASI, necessitano di una visione, di una conoscenza dei processi industriali, dei grandi flussi della domanda globale, del rispetto di regole che non possono essere eluse senza creare disparità e distorsioni della concorrenza. Ma tutto questo è ostrogoto per la presidente.
Per questo ricorriamo a un paio di video realizzati dai colleghi di “Informare Magazine”, che mostrano in modo impietoso e inconfutabile le condizioni attuali dell’area industriale più importante della provincia di Caserta: Marcianise.
Ci ha colpito soprattutto una frase dell’imprenditore intervistato, che racconta come lui e i suoi colleghi provino vergogna e cerchino in ogni modo di limitare visite e incontri con imprenditori provenienti dal Nord o da altre regioni italiane, per evitare l’umiliazione di incrociarne gli sguardi.
In questi casi, la consuetudine con certe immagini e certe notizie ha trasformato temi cruciali – come il degrado delle infrastrutture – in luoghi comuni, abbassando drasticamente il livello di attenzione e di valutazione oggettiva dei fatti. Ed è proprio questo il problema del problema: un’anestetizzazione collettiva su questioni fondamentali, che riguardano gli standard minimi di presentabilità di un territorio.
Quella che vedrete è la vera ASI di Raffaela Pignetti. E poiché abbiamo sempre sostenuto che, tutto sommato, lei sia la meno colpevole – una figura casuale inserita in un contesto relazionale di pura valenza personale – bisogna dire chiaramente che questa è l’ASI che presenta oggi le sue macerie ai politici che hanno determinato questi dodici anni.
Dal momento che Graziano continua a contare, avendo conquistato il controllo del PD regionale e fatto eleggere una sua protesi in Consiglio regionale, è inevitabile farci i conti. Possiamo solo augurarci che quanto inflitto alla provincia di Caserta e al suo tessuto industriale rappresenti per lui un punto di massima caduta, dal quale maturi almeno la consapevolezza che l’esercizio del potere debba essere, in parte, collegato al bene pubblico.
E quale bene pubblico c’è nelle strade che vedete nei video, nei cumuli di rifiuti non rimossi, nelle erbacce che invadono i cancelli dei capannoni dismessi?
Mai come in questo caso la politica appare come l’approdo a ciò che è possibile, non a ciò che sarebbe doveroso fare e che accadrebbe in Paesi civili, dove politici che hanno sbagliato in modo catastrofico – come Graziano e Zannini nella vicenda ASI – verrebbero messi alla porta.
Da noi non è così. E allora speriamo almeno che mattane come quella di prendere una persona a caso e metterla a fare la presidente dell’ASI non si ripetano più.
IL POST DI RAFFAELA PIGNETTI:
Si avvicina il passaggio di consegne all’ASI.
Gli incarichi si chiamano pro tempore proprio per questo: perché iniziano e finiscono. Ma ciò che resta è il lavoro fatto, soprattutto quando è stato necessario attraversare tempeste vere.
Quando sono arrivata, la situazione era gravissima:
bilanci in perdita, processi aziendali inesistenti, un contesto opaco, con la camorra in provincia di Caserta che si respirava nell’aria e un ente fragile, esposto, disordinato. Un contesto spesso insopportabile, sotto il profilo umano e professionale.
In questi anni ho fatto un lavoro enorme, con sacrificio, determinazione e senso delle istituzioni.
Oggi il passaggio di consegne avviene con i conti in ordine, con un ente strutturato, con personale formato e competente, e con un’area industriale che è diventata un fiore all’occhiello per la nostra provincia.
Sono abituata – ma non rassegnata – a un certo modo di fare di certa stampa ed anche di certa politica.
Vorrei però che fosse chiaro un punto: nessuno avrebbe sopportato il peso che ho dovuto sopportare io, né sul piano delle responsabilità né su quello personale.
A chi verrà dopo auguro di mantenere il timone dritto e di continuare a far crescere questo ente e la nostra provincia, come ho cercato di fare io per tanti anni, mettendo sempre davanti l’interesse del territorio.
Accompagnerò il cambiamento come ho sempre fatto, con lealtà e senso delle istituzioni, e resterò per questo territorio un punto di riferimento.
È stata una squadra molto forte, la nostra. Tutti noi siamo pronti per nuove esperienze, con la consapevolezza di ciò che abbiamo costruito insieme.
La politica, a volte, sbaglia quando sceglie l’odio e carica di odio le persone. Ma l’odio non serve a nulla. Servono competenza, serietà e accordi per far funzionare davvero le cose.
Oggi posso dirlo con serenità:
sono felice e orgogliosa di ciò che ho fatto.
