ZANNINI IN ESILIO/5.Tre punti essenziali che rendono secondo noi inconfutabile l’esistenza della corruzione per lo Yatch di Capri. “La prossima volta gli metteremo a disposizione una nave”
7 Marzo 2026 - 19:59
Basta mettere in relazione alcuni passaggi avvenuti prima della partenza con altri avvenuti dopo il ritorno e prendere atto della chiarezza con cui Paolo Griffo dice all’armatore che sarà lui stesso a regolare il prezzo della gita, per comprendere quanto sia fondata la decisione della Gip per quel che riguarda il reato di corruzione nella vicenda Spinosa-caseificio-carte false per la Vinca. In passato Matteo Renzi (in foto) era stato sullo stesso yatch
MONDRAGONE (G.G.) – Poche questioni per spiegare il motivo per il quale noi siamo completamente d’accordo con i pm sull’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza legati al reato di corruzione in concorso compiuto dal consigliere regionale Giovanni Zannini e da Paolo Griffo con suo padre Luigi, che dà corpo alla società Spinoza Spa, quella del caseificio omonimo di Cancello e Arnone, per il quale erano già stati effettuati lavori molto importanti non ancora coperti dal finanziamento ministeriale di Invitalia, attivabile solo nel momento in cui il progetto fosse stato corredato dalla Vinca della Regione oppure dal formale attestato di non necessità della stessa, come elemento cardine della procedura.
Primo punto: Giovanni Zannini, scendendo dallo yacht modello Ghibli denominato Camilla A, che in passato aveva ospitato addirittura le gite di qualche capo di governo come Matteo Renzi (nel riquadro in foto), provvede a far cancellare il suo nome dal registro di bordo, probabilmente chiedendolo e ottenendolo dal capitano e conduttore dello yacht Pierluigi Merlino.
Zannini compie questa operazione ed è proprio il suo amico Alfredo Campoli, nella sua Maserati Grecale, a comunicarlo alla moglie, l’assessora di Mondragone Maria Tramonti, che con il marito ha partecipato a questo fine settimana da sogno a Capri.
A dire il vero, Zannini aveva anche provato a ottenere di più, chiedendo all’armatore Rurgo di fare una puntata a Ponza per recuperare suo figlio, aggiungerlo alla compagnia e portarlo a Capri. Ma i costi del carburante sono proibitivi: sono 60 miglia marine, in pratica 90-100 km, e occorrono 2.000 litri per andare e 2.000 per tornare.
Ponza salta e resta Capri. Al ritorno Vincenzo Rurgo definisce accordi precisi con il marito di sua nipote Paolo Griffo, genero di Sergio Rurgo, fratello di Vincenzo. Sarà lui a pagare le spese di quel viaggio.
Non c’è alcun dubbio nelle parole intercettate e non c’è alcun dubbio nel momento in cui Vincenzo Rurgo viene ascoltato pochi giorni dopo dai magistrati della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere: Rurgo Vincenzo chiede a Paolo Griffo “fammi sapere se il tuo ospite è rimasto soddisfatto”, nonché dice “martedì mi vedo con Sergio così regolarizziamo l’uscita dell’altro giorno”.
Colleghiamo questo dialogo a ciò che succede la mattina dell’8 settembre, giorno del viaggio, quando Zannini, con un comportamento di pura maniera, dopo aver incassato il diniego per la trasferta a Ponza, entra timidamente nel merito dei pagamenti, cosa che non si fa certamente a poche ore dalla partenza di una gita in yacht.
Si tratta di domande veloci, di circostanza, giusto per farle. E quando Rurgo gli risponde: “Paolo mi ha dato ordini di non parlare”, Zannini non insiste neanche per una volta, ma piazza sul suo WhatsApp una risposta “Ok”, accompagnata da una faccina sorridente.
È Paolo Griffo che pagherà quel viaggio e Zannini, che ha fatto finta di non saperlo, non si sogna nemmeno lontanamente di rifiutare e dire che avrebbe pagato lui.
Attenzione: c’è un dialogo tra i fratelli Vincenzo e Sergio Rurgo. Quest’ultimo, sicuramente a conoscenza di tutti gli sviluppi della vicenda e delle circostanze concrete che avevano condotto Zannini a usufruire di un weekend a Capri e che in definitiva costituiva una regalia per un favore ricevuto, rivolto al fratello esprimeva: “Eh… quello… cioè questo è un reato loro… tu c’hai affittato la barca? Che cazzo vanno trovando”.
Rurgo chiede poi a Zannini se ha bisogno della F. (ovvero della fattura). Zannini dice di no.
Tutto lo scenario cambia quando Vincenzo Rurgo viene ascoltato dai magistrati. A quel punto i protagonisti della vicenda vengono a sapere di essere sotto le cure dei pm per quel viaggio, che è costato 8.500 euro. Rurgo manda una fattura di 2.400 euro a Zannini, che coprono solo le spese di gasolio e cambusa, e questi si precipita a pagare.
Il clima è cambiato rispetto a quello dell’immediato post-viaggio, quando addirittura Rurgo, avendo capito da Paolo Griffo che Zannini era un ospite importantissimo per le sorti imprenditoriali di Spinoza, prefigura addirittura un’altra grande escursione, su un natante che Paolo Griffo, avendolo visto in una fotografia, non esita a definire “una vera nave, fantastica”.
Zannini dunque si era fatto pagare il viaggio da Paolo Griffo e con Griffo aveva quel rapporto che, attraverso una serie impressionante di abusi d’ufficio di pubblici amministratori, aveva condotto — in base alla consapevolezza che la Regione Campania non avrebbe mai attribuito la Vinca — a quel documento rilasciato dalla commissione di Castello del Matese sulla non assoggettabilità alla Vinca del progetto Spinoza.
Poi, come hanno detto le difese, che effettivamente quel progetto potesse non essere assoggettato a una Vinca per noi conta zero, perché la consapevolezza degli attori di questa vicenda andava in una direzione totalmente opposta.
Riteniamo dunque che la gip Daniela Vecchiarelli abbia avuto solide ragioni per riconoscere l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza in merito al reato di corruzione in concorso.
