ZANNINI RESTA IN ESILIO. Le ragioni del Riesame che ha detto no al ricorso: “Una familiarità con la corruzione”
4 Maggio 2026 - 17:18
Francamente il tribunale delle misure cautelari la pensa come noi di CasertaCe che ci siamo spinti, sapendo bene quanto possa essere delicato un discorso del genere, ad ipotizzare un atavismo dei comportamenti zanniniani rispetto ad un meccanismo divenuto carne e sostanza della sua attività pubblica che, quasi fatalmente, andava a parare nel territorio di atteggiamenti corruttivi, accompagnata da altri reati, tipo la falsificazione di atti pubblici, come nel caso dei lavori al caseificio Spinosa.
MONDRAGONE – Il tribunale del Riesame di Napoli ha respinto il ricorso presentato dalla difesa di Giovanni Zannini, consigliere regionale della Campania di Forza Italia, più votato della provincia di Caserta. Il politico resterà quindi sottoposto al divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe. La decisione è stata depositata a fine aprile.
I giudici del Riesame, presieduti da Elisa De Tollis, hanno ritenuto che sussistano sia i gravi indizi di colpevolezza sia il concreto rischio che Zannini possa commettere nuovamente i reati a lui contestati. Nelle motivazioni, i magistrati parlano esplicitamente di una “spregiudicata familiarità corruttiva”. Secondo l’impianto accusatorio, il consigliere avrebbe utilizzato le sue funzioni pubbliche, strumentalizzandole per il proprio tornaconto personale.
La misura cautelare era stata disposta all’inizio di marzo dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura diretta da Pierpaolo Bruni. Zannini deve rispondere di corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
La difesa aveva impugnato il provvedimento sostenendo l’incensuratezza dell’indagato e l’assenza del pericolo di reiterazione. Il Tribunale del Riesame ha però rigettato il ricorso. Per i giudici, la posizione del consigliere non offre sufficienti garanzie sul piano cautelare. È stato evidenziato che Zannini non è decaduto dalla carica, ma soltanto sospeso e temporaneamente sostituito. Mantiene quindi un ruolo e una rete di relazioni politiche e istituzionali. Proprio questo elemento, insieme alla sua caratura politica e ai rapporti costruiti negli anni con altri amministratori e dirigenti pubblici, rappresenterebbe un fattore di rischio. Il tribunale ha scritto che questa condizione “non tranquillizza affatto” circa la possibilità che possano essere replicati schemi operativi analoghi a quelli contestati.
