33enne uccisa dall’ex fidanzato con un colpo in testa con il manico della scopa. Domani l’autopsia per capire la verità sulla morte
12 Gennaio 2026 - 15:59
CASERTA – Torniamo a parlare dell’omicidio di una giovane donna di 33 anni, morta all’ospedale Pineta Grande di Castel Volturno il 27 dicembre, quattro giorni dopo essere stata aggredita brutalmente dall’ex compagno con quello che si è rivelato essere il manico di una scopa.
La vittima, Linda Iyekeoretin, era stata trovata il 23 dicembre riversa in fin di vita nel cortile della villetta a schiera dove abita l’ex compagno e arrestato con l’accusa di tentato omicidio, Alfred Bright, con gravissime ferite alla testa e in condizioni cliniche critiche.
La chiamata ai soccorsi era partita da alcuni vicini, allarmati da urla e rumori di una lite violenta. Quando gli agenti di polizia sono arrivati sul posto, hanno rinvenuto la donna priva di sensi e in una pozza di sangue. Accanto a lei c’era l’ex compagno, un uomo di 32 anni, trovato con il polso fasciato e i vestiti sporchi di sangue.
Difeso dall’avvocato Giuseppe Sparaco, Bright era stato subito fermato e il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha poi convalidato la misura cautelare in carcere con l’accusa di tentato omicidio, anche se la donna è deceduta.
Prima di procedere con la richiesta formale di contestazione del nuovo reato, probabilmente la procura ha voluto attendere domani, 13 gennaio, con l’esecuzione dell’autopsia sul corpo della vittima. L’esame autoptico servirà a stabilire con precisione la causa della morte, verificare il legame tra le lesioni riportate e il decesso e accertare l’effetto dei traumi sul cervello e sugli altri organi vitali.
In presenza di un caso come questo, in cui la vittima è deceduta dopo giorni di coma, il nesso causale tra aggressione e morte non può essere dato per scontato senza dati medico-legali che lo confermino. L’autopsia chiarirà se le ferite sono state direttamente fatali o se, al contrario, la morte è sopraggiunta per complicanze successive o altri fattori, fornendo così al pubblico ministero gli elementi tecnici per riqualificare l’imputazione penale da tentato omicidio a omicidio volontario o – se emergessero particolari circostanze – a una diversa fattispecie di reato.
