ELEZIONI. Camilla Sgambato in piena rimonta mette la freccia su Marco Villano. L’impegno di Massimo Schiavone e il cinismo con cui Graziano lo ha fatto fuori dalla lista
20 Novembre 2025 - 20:31
Stanno mobilitando tante persone che francamente non ne possono più di come il teverolese ha manovrato le cose nel Partito Democratico negli ultimi 10 anni a partire dalla vicenda ASI con la sua pupilla, Raffaela Pignetti, addirittura transita in Fratelli D’Italia in cui ora è candidata, che rappresenta la summa di tutte le perdizioni possibili e immaginabili. PER FARVI CAPIRE A CHE LIVELLO SIAMO ARRIVATI, GUARDATE IL VIDEO CHE PUBBLICHIAMO IN CALCE ALL’ARTICOLO e convinceteci che quello che vedete tra Graziano Villano e l’ex sindaco di portico Massaro, non è una forma surrettizia di voto di scambio.
CASERTA (g.g.) Stefano Graziano, per tanti anni è riuscito a dissimulare il suo vero carattere, quello che “aveva in corpo” come persona soprattutto come persona connessa ai processi sociali e, nel suo caso specifico, ai processi politici.
Il sottoscritto, che gli era stato amico fino ad allora, essendo perspicace, aveva capito tutto già nell’anno 2014 quando, Graziano costretto a salvare la sua vita di politico di professione, aveva gettato la maschera e costruito rapporti nel perimetro dell’agro aversano, che mai e poi mai avremmo pensato precedentemente avesse accettato di costruire.
Di fronte al pericolo di una caduta nell’oblio della politica locale, regionale e anche nazionale, stipulò intese con “la peggio gente” a partire dal famigerato Biagio Lusini, che ci hanno impiegato 10 anni la magistratura e i carabinieri per capire che tutto il racconto di CasertaCe su di lui rappresentava una fotografia fedele del soggetto in questione. Graziano brigò proprio con Biagio Lusini inventandosi la figura di fatto inesistente negli statuti vigenti al tempo di vice presidente dell’ASI pur di far eleggere sulla poltrona che contava davvero, quella di presidente, la sua pupilla Raffaela Pignetti che resta tale anche adesso nonostante sia passata in Fratelli d’Italia visto e considerato che Graziano ha aperto una questione con il presidente dell’ordine degli ingegnerei Carlo Raucci, in campo con la lista Cirielli, chiedendogli di dimettersi mentre per la sua pupilla di allora e di oggi non ha speso una sola parola di fronte al triplo salto mortale carpiato con avvitamento compiuto ultimamente in una delle operazioni di trasformismo più pesanti che la storia di questa provincia ricordi.
Da allora i freni inibitori sono caduti. Graziano ha fatto politica in provincia di Caserta e nell’agro aversano in particolare facendo venire ancor più allo scoperto il suo carattere insidioso e pericoloso nei confronti di chi lui ritiene avversario.
Lasciamo perdere le querele presentate nei nostri confronti che continuano nonostante la serie di archiviazioni che le hanno liquidate fino ad oggi e concentriamoci invece su ciò che è capitato nelle ultime settimane, vera quintessenza di ciò che è veramente Graziano il quale ha smontato letteralmente una lista, quella del PD, per le regionali pur di spianare la strada al suo protetto aversano, Marco Villano
Un atto così proditorio da un punto di vista politico, così sleale, così cinico da essere riuscito nel miracolo di farci risultare simpatica finanche la famiglia Schiavone di Sessa Aurunca quella che noi definiamo la regina delle RSA e alla quale in passato non abbiamo certo recapitato petali di rose.
Una dinamica che non ha nulla di politico così come ribadiremo nelle conclusioni di questo articolo e che ha avuto della commissaria provinciale Susanna Camusso una complice fattuale, la quale voleva fare il rinnovamento a Caserta stando qui due ore al mese. E alla fine, altro che rinnovamento radicale. Il modo con cui Massimo Schiavone è stato epurato dalla lista del Pd appartiene a forme tribali e incivili che attengono alla pratica di assalto al potere. Francamente non riusciamo a capire dove Massimo Schiavone trovi la pazienza essendo, tra le altre cose, ancora un giovane di 29 anni, per sopportare tutto quello che ha sopportato dalle primarie in poi. Di fatto espulso per mancato rinnovo della tessera, poi di fatto reintegrato per aver vinto il ricorso presentato agli organi nazionali del partito, poi sostenuto da Pina Picierno come candidato dell’area Riformista, che pur essendo di minoranza, esprime personalità di primo piano, dato che un Franceschini o un Guerini possono risultare simpatici o antipatici, ma non sono certo degli scappati di casa, vantando una lunga esperienza in politica e anche incarichi ministeriali molto lunghi e di grande rilievo.
Ma a Caserta, evidentemente, Graziano che al pari della Picierno si era schierato con Bonaccini alle primarie, è diventato una sorta di comunista staliniano. La sua non è una trasformazione genetica, ma costituisce semplicemente l’ennesimo approdo ad un‘ occasione praticona che ha condito come ha sempre fatto durante la sua vita politica con una spruzzata copiosa di opportunismo. La Camusso, incapace di costruire una lista di rinnovamento, dalla quale avrebbe voluto escludere anche Marco Villano, ha dovuto, con rispetto parlando, per la signora, calarsi le braghe di fronte a Francesco Boccia in Nunzia De Girolamo, storica pupilla di Silvio Berlusconi. Boccia le ha detto: “Cara Susanna, tu non sei in grado di fare una lista per le regionali a Caserta? Non ti preoccupare, ci pensa il mio amico Graziano, a condizione però di dargli carta bianca”
A questo punto la Camusso avrebbe già dovuto dimettersi dalla carica di commissario in quanto sconfitta su tutta la linea dal momento in cui la sua idea del tutto velleitaria di rinnovare il PD casertano dalle fondamenta risultava essere totalmente fallita. E invece non lo ha fatto e ha accettato che a Caserta ci fosse, di fatto, un commissario del commissario di nome Stefano di cognome Graziano il quale avendo appreso qualcosa anche dal suo alleato degli ultimi anni, Giovanni Zannini, ora sviluppa arruolamenti che sanno di voti di scambio non formale, ma anche in questo caso, fattuale come dimostra il video che pubblichiamo in calce a questo articolo nel quale si vede il deputato di Teverola a presenziare, durante questa campagna elettorale, insieme al suo candidato Marco Villano, ad un evento organizzato a Portico di Caserta dall’ex sindaco Gerardo Massaro che ha avuto un po’ di problemi con la giustizia, anzi un bel po’, e non certo banalissimi. In quell’evento Graziano presenta il candidato Marco Villano che a sua volta prende la parola ma annuncia anche un incarico da lui dato a Gerardo Massaro presso la sua segreteria politica di deputato o presso il gruppo parlamentare del PD. Massaro ringrazia e ovviamente sta li e mette insieme questa riconoscenza calorosamente espressa nei confronti di Graziano con l’appoggio pieno garantito a Villano
Fatto fuori con un vero e proprio agguato politico Massimo Schiavone, tenuto li a bagnomaria fino a 48 ore prima del giorno di scadenza delle candidature in modo da non consentirgli eventualmente di andare altrove, la strada è apparsa spianata davanti agli occhi di Graziano. Con la candidatura di Camilla Sgambato ottenuta grazie all’intervento diretto dell’ex ministro della giustizia Andrea Orlando, alla cui corrente l’ex deputata ed ex sottosegretaria appartiene da tempo, e con la candidatura, veramente eccentrica, di Antonio Bonacci detto Antonello il quale arriva a concorrere alle elezioni regionali sotto le insegne del Pd provenendo direttamente e incredibilmente dallo staff di una sottosegretaria di Forza Italia come risulta dalle schede ufficiali del sito del governo, aggiungendovi pure qualche voto di opinione il seggio scatta nonostante la defezione, arrivata sostanzialmente per un disguido, che non ha permesso all’ex sindaco di Casal di Principe, Renato Natale, di essere in sede, di tornare dalla Sardegna dove si trovava e dunque di firmare una candidatura già concordata con la Camusso e con Graziano.
La Sgambato non è stata mai considerata da Graziano un pericolo. Il teverolese ha fatto un calcolo: non ha escluso una reazione di Massimo Schiavone e della Picierno ma non l’ha considerata pericolosa per le sorti di Villano.
Non ha però calcolato un altro aspetto, a nostro avviso il più importante, della vicenda: lui, ormai è diventato carta conosciuta. Non è considerato un brav’ uomo anzi, i suoi giochetti cinici e politicamente spregiudicati, la sua attitudine a sviluppare azioni no limits pur di ottenere degli obiettivi ha provocato una sorta di contro mobilitazione. Massimo Schiavone non solo è rimasto nel partito democratico, non solo ha rinnovato il suo atto di fedeltà all’area Riformista e a Pina Picierno, ma al grido di “dove c’è gusto non c’è perdenza” si sta muovendo come se lui fosse candidato direttamente. Ha messo a disposizione se stesso, le sue risorse, di Camilla Sgambato perché ha capito che solo se questa batterà Marco Villano si potrà di nuovo rendere praticabile la politica all’interno del partito, sgomberando tutto il materiale tossico sparsovi da Stefano Graziano negli ultimi due lustri.
Ma Schiavone non si accontenta di spendere se stesso per la Sgambato modificando in questo modo, sostanziosamente, le prospettive elettorali di quest’ultima. Sta infatti producendo, insieme alla Picierno e ad altri, una sorta di mobilitazione di chiamata alle armi di tutti quegli esponenti del Pd che con la politica di Graziano, con le sue trappole, delle sue iper strategie che puntano non solo a disfarsi degli avversari interni ma addirittura a metterli in condizione di non nuocere nel momento in cui induce l’ormai stralunatissima Camusso a non avvertire Schiavone 20 giorni prima sulla decisione di non candidarlo, presa già da tempo, perseguendo in questa maniera un bieco disegno di slealtà politica. Perché esistono delle regole non scritte di elementare fair play ma diciamo anche in maniera più riduttiva, di buona creanza che devono portare quantomeno a un minimo sindacale di rispetto umano, quello che Massimo Schiavone non ha ricevuto, aprendo un caso meta politico (ecco perchè abbiamo scritto all’inizio che parlare di politica in una situazione del genere rappresenta solamente una sintassi rituale) che se non spiazza gente come noi che dal 2014 si è accorta di chi sia realmente Stefano Graziano, ha bisogno di essere raccontato ai più, tutti i simpatizzanti di questo partito che non conoscono ciò che è capitato nei giorni precedenti alla presentazione delle candidature.
In queste ore Camilla Sgambato viaggia con il vento in poppa. I voti di preferenze sviluppatesi nell’area di Sessa Aurunca, di Teano, nell’agro caleno e di tutti i comuni di questo comparto territoriale si sono quintuplicati, sestuplicati proprio per il lavoro profuso da Massimo Schiavone e anche seppur in maniera più defilata, da Pina Picierno. Caserta capoluogo non è più un posto sicuro per Graziano e i suoi da quando Carlo Marino è caduto a causa dell’infiltrazione camorristica. C’è un’area del Pd che propende per la Sgambato e non è affatto detto che questa non prenda più voti di Marco Villani. Se ci mettiamo anche Santa Maria Capua Vetere luogo di residenza e di azione dell’autorevolissimo avvocato Giuseppe Stellato e di sua moglie Camilla Sgambato, se ci aggiungiamo anche i comuni del circondario, parliamo di Curti, San Prisco, Casapulla dove l’influenza di Stellato può essere forte, se poi ci trasferiamo nella Valle Caudina e nella Valle di Suessola luogo di origine della Sgambato e luogo di residenza dei suoi parenti significativamente inseriti nel tessuto sociale professionale di quelle zone i voti saranno tanti. E a questo punto bisognerà capire se tra Mondragone, l’altro pezzo del litorale e l’agro aversano dove comunque Stellato non è disarmato visto che il 29 dicembre del 2012 – questo Graziano lo dovrebbe ricordare sicuramente – la Sgambato andò molto bene a Villa Literno e nei comuni vicini, accumulando un bottino di voti che le permise di battere Graziano il quale, tradito da Carlo Marino in quell’occasione, rimase clamorosamente fuori dal gruppo dei candidati che il Pd presentò alle elezioni politiche del febbraio 2013. Elezioni che costrinsero il rosso di Teverola a inaugurare quella stagione di ricerca forsennata delle preferenze in vista delle regionali del 2015 che ha rappresentato, non a caso, l’inizio e la fine di questo articolo.
Qui sotto il video tratto da Edizione Caserta
