Ammazza il fratello che lo accusava di aver avuto una tresca con la moglie. Condannato a 21 anni e mezzo
25 Novembre 2025 - 16:38
I due, Caino e Abele di questo tempo, si affrontarono nel parcheggio di un noto bar. Il verdetto pronunciato dalla presidente della Corte d’Assise, Marcella Suma
MONDRAGONE – Il sostituto procuratore Daniela Pannone aveva chiesto, ad epilogo della sua requisitoria, la condanna a 21 anni e 6 mesi di reclusione per Antonio Cennami, accusato di aver ucciso il fratello minore Luigi, di anni 50, al culmine di una lite familiare. Una richiesta che ha resistito alla discussione dei due avvocati difensori dell’imputato, Antonio Miraglia e Angelo Raucci.
Ciò ha determinato una sentenza di colpevolezza del 55enne di Mondragone, da parte della Corte d’Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduta dal giudice Marcella Suma, esattamente sovrapponibile alla richiesta del pm. Dunque, in primo grado, a Cennami sono stati inflitti 21 anni e 6 mesi di carcere.
Il delitto, consumatosi l’11 giugno del 2024 a Mondragone nel parcheggio di un bar lungo la Domiziana, vide i due fratelli darsi appuntamento per un incontro – in apparenza chiarificatore – ma al quale entrambi si sono presentarono armati.
La vittima, Luigi Cennami, portò con sé un machete. Un’arma bianca che non ha spaventato l’assassino che, al contrario, si presentò all’appuntamento con una pistola con matricola abrasa carico 9 e che difficilmente si può collegare al lavoro di vigilante svolto da Antonio Cennami al Ditellandia Park, visto che gli istituti danno al personale pistole regolarmente denunciate e tenute, non certo di matricola abrasa, sistema tipico dei delinquenti per evitare di farne individuare l’origine.
I motivi della lite, degenerata poi nell’uccisione di Luigi Cennami, sarebbero dovuti ad una presunta relazione extraconiugale che la moglie della vittima avrebbe avuto con il cognato omicida. La sera dell’assassinio, l’imputato Antonio Cennami ha esploso un colpo che ha trapassato il collo del fratello, uccidendolo.
Resosi conto del gesto commesso, decise di allontanarsi dal luogo del delitto a bordo del suo scooter per fare ritorno a casa. Una volta arrivato a destinazione, lasciò lo scooter per mettersi alla guida di un’automobile. Successivamente, venne raggiunto dai carabinieri di Mondragone che lo arrestarono con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
Legale dei familiari della vittima, costituitesi parte civile, è l’avvocato Lorenzo Montecuollo.
