LA CAMORRA HA VINTO, LO STATO HA PERSO. Le ville illegali dei congiunti del boss Papa indisturbate. La politica complice dei tecnici. Sindaco, se lei è veramente uomo della legalità intervenga
7 Gennaio 2026 - 10:52
Poi è chiaro che vedi un’altra familiare del boss di un palco pubblico con il primo cittadino e pensi male. A quasi due anni dalla nostra inchiesta, mai smentita da alcuno, non è successo assolutamente nulla. In questo articolo potrete accedere a quello in cui noi dimostrammo inconfutabilmente che, attraverso una serie di “operazioni” creative dell’ufficio tecnico e di un CTU, la questione della difformità generale in una zona agricola è stata nascosta. E così i nipoti del boss hanno consumato indisturbati la loro nefandezza
SPARANISE (g.g.) – Sono trascorsi 21 mesi dalla pubblicazione della nostra inchiesta in tre puntate su quelle che abbiamo soprannominato le tre super ville dei Papa, appartenenti a stretti congiunti del boss Giuseppe Papa, capozona incontrastato per anni del clan dei Casalesi a Sparanise e in diversi territori circostanti.
Oggi torniamo su questa vicenda non per raccontare una novità, ma per organizzare idealmente una veglia funebre attorno alla salma dello Stato di diritto: sconfitto, sbaragliato e ucciso con le stesse modalità con cui Giuseppe Papa ammazzava, o faceva ammazzare, le sue vittime, i suoi rivali o chi aveva semplicemente sgarrato contravvenendo ai suoi ordini.
«Povera patria», cantava anni fa il grande Franco Battiato.
Girolamo e Umberto Papà, nipoti di Giuseppe Papa, abitano da anni in lussuose ville edificate nell’area prospiciente via Calvi. Due ville illegali, costruite in zona agricola sulla base di un titolo edilizio rilasciato per una modesta volumetria, destinata a pertinenza agricola: deposito per attrezzi, stalla ed eventualmente pochi metri quadrati per l’alloggio del custode.
Tutto questo è stato possibile grazie a una serie impressionante di giochi di abilità consumati nell’ufficio tecnico del Comune di Sparanise e con il contributo di un CTU nominato dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che, dopo aver redatto una relazione surreale e largamente omissiva, ha ricevuto un incarico da 50 mila euro, manco a dirlo proprio dal Comune che per anni era stato il regno incontrastato del boss Papa e che successivamente sarebbe stato sciolto per infiltrazioni camorristiche.
La storia va letta – e riletta – con attenzione. È possibile anche ascoltarla in audio: bastano cinque minuti per capire che a Sparanise lo Stato è morto e non è certo risorto con lo scioglimento del Comune.
L’attuale sindaco, un colonnello dell’Esercito, un uomo delle istituzioni, non ha fatto nulla. Eppure, leggendo l’articolo che riproponiamo, si scopre che nessuno ha mai contestato ai Papà la clamorosa difformità edilizia. O meglio: lo fecero, molti anni fa, il pubblico ministero della Procura di Santa Maria Capua Vetere Silvio Marco Guarriello – poi trasferito alla Dda di Salerno e successivamente a Foggia, dove oggi svolge il prestigioso incarico di procuratore aggiunto – e gli uomini del commissariato di polizia della città del Foro, che sequestrarono quel cantiere.
Un sequestro poi revocato grazie alla clamorosa e omissiva relazione del CTU.
Una vicenda assurda, nella quale la questione centrale della difformità edilizia rispetto al PRG – che in quell’area vietava in modo assoluto la costruzione di abitazioni residenziali – è stata letteralmente cancellata. Sembra incredibile, ma è tutto documentato e verificabile nell’inchiesta che oggi riproponiamo.
E allora, sindaco, dimostri che la legalità non è solo una parola di circostanza. Chiami il responsabile dell’UTC, Della Gatta, e dica chiaramente: diamo uno schiaffo morale a questo Casertano. Dimostriamo che quanto scritto nel decreto di scioglimento del Comune non è immeritato nei confronti di questa città.
Andiamo lì con i vigili urbani e, se necessario, con poliziotti e carabinieri. Contestiamo ciò che è evidente: quelle non sono pertinenze agricole, ma ville residenziali. Apriamo le procedure per l’abbattimento e proviamo, finalmente, a far risorgere lo Stato di diritto.
