CASERTA. Altro che commissione straordinaria, al Comune comanda Raffaele Lello De Rosa. Manco la “garetta” per i rifiuti fanno più. Alle viste proroghe milionarie à gogo
9 Gennaio 2026 - 13:46
Abbiamo tenuto d’occhio l’ufficio contratti. Il 5 febbraio scadono i 6 mesi più 6 mesi della Sieco e non c’è uno straccio di documento che possa far dire che esiste una procedura già attivata per l’affidamento del servizio. Il nostro giudizio sui commissari è duro, ma riteniamo di aver esposto, in questi mesi molte argomentazioni mai confutate da alcuno
CASERTA – (Gianluigi Guarino) Non abbiamo lesinato critiche nei confronti della distrattissima commissione straordinaria al comando del Comune di Caserta dall’aprile scorso cioè dai giorni immediatamente successivi allo scioglimento del comune capoluogo a causa di infiltrazioni camorristiche conclamate e messe nere su bianco nel decreto del presidente della Repubblica che il citato scioglimento ha sancito.
A noi dispiace esprimere giudizi negativi perché la commissione diretta da Antonella Scolamiero è un braccio operativo insediato direttamente dallo Stato all’interno di uffici in cui si è consumata, per anni e anni, un’autentica Sodoma con l’aggiunta di Gomorra e che questo giornale, solo questo giornale, ha denunciato con una narrazione costante, serrata e stringente. E’ inutile girarci intorno e vediamo se qualcuno ha il coraggio di sostenere che se non ci fosse stata CasertaCe l’amministrazione di Carlo Marino sarebbe stata sciolta lo stesso. Non sarebbe stata sciolta e chi sostiene il contrario mente per ignoranza oppure sapendo bene di mentire.
Ci aspettavamo molto di più dallo Stato, dalla Repubblica Italiana, che si incarna nelle persone di Antonella Scolamiero, Daniela Caruso, Emilio Saverio Buda e di ben altri 6 dirigenti dello Stato arrivati a Caserta per governare la transizione verso le prossime elezioni, che si svolgeranno con ogni probabilità, a meno di sorprese relative ai termini dei 18 mesi che diventano, non necessariamente, ma nel 99% dei casi, 24 mesi, nella primavera del 2027 ossia di qui a meno di un anno e mezzo; ci aspettavamo una pulizia radicale di tutti i grandi e piccoli bubboni. Perché il problema del comune di Caserta non è stato rappresentato solo dal signor Carlo Marino, dal suo vice sindaco Emiliano Casale, dal super assessore Massimiliano Marzo, dall’onnipotente dirigente Franco Biondi, da Giovanni Natale, cugino del primo cittadino. La rimozione di questi soggetti dalle stanze della potestà, del potere, avrebbe avuto un senso se fosse stata accompagnata da identiche decisioni relative a chi queste persone ha designato, scelto, per consolidato rapporto personale con le medesime e per un grado di affidabilità, legato ad una stessa mentalità, ad uno stesso, identico sentire nei confronti di quello che la legge permette e di quello che la legge non permette. Un rapporto da fedelissimi che sicuramente non si è interrotto neppure oggi perché questi personaggi sono amici e anche di più di Carlo Marino e di Franco Biondi con in quali, probabilmente, continuano a vedersi.
CHE SENSO HA TOGLIERE MARINO E BIONDI E FAR GOVERNARE DE ROSA E VITELLI?
Togliere Marino, Biondi, Natale e far rimanere al loro posto gente come Luigi Vitelli, addirittura gente come Raffaele De Rosa detto Lello, ha rappresentato un errore sesquipedale. Siccome noi crediamo alla buona fede dei commissari allora non possiamo che ascrivere ad una scarsa capacità o ad una colpevole superficialità nello svolgimento delle loro funzioni.
Stiamo parlando di due soggetti, per l’appunto Luigi Vitelli e Raffaele Lello De Rosa, il primo imputato al cospetto di un collegio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, per un reato succedaneo rispetto a quello di concussione. Un delitto di rango inferiore rispetto a quello appena citato ma compiuto, secondo la Procura della Repubblica di S. Maria C.V. che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di Vitelli, nelle vesti di responsabile dell’area dell’ufficio tecnico e del Suap del comune di San Tammaro in una dinamica, relativa a un permesso per il mercato ortofrutticolo locale, da noi spiegata in diversi articoli facilmente reperibili.
Non ne parliamo proprio di Raffaele Lello De Rosa il quale, sempre secondo la Procura della Repubblica di S. Maria C.V., è fortemente indiziato del reato di corruzione avendo ricevuto, sempre secondo la Procura, che l’ha messo nero su bianco in un decreto di perquisizione attivato nel luglio scorso, una mazzetta di diverse migliaia di euro per incidere sulla scelta, operata dal Comune di Teverola, da un’impresa interessata al servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. Una possibilità che Raffaele De Rosa possedeva, in considerazione dei tanti anni trascorsi sulla poltrona di comandante in capo di tutti gli uffici burocratici del comune di Teverola nel quale aveva governato tutto, ma proprio tutto, dai lavori pubblici, all’urbanistica ma soprattutto nel settore dei rifiuti.
L’ASSURDA DELEGA CHE I COMMISSARI HANNO DATO A LELLO DE ROSA
Ma voi vi rendete conto c’è da uscire, come si suol dire, veramente pazzi. La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere potrebbe anche essersi sbagliata e che De Rosa non sia colpevole del reato di corruzione. Ma siccome in Italia, almeno sulla carta non esiste altro organismo che più delle commissioni straordinarie che operano dopo lo scioglimento dei comuni e di altri enti pubblici per infiltrazione mafiose camorristiche e ndranghetiste debbano considerare necessariamente, per ovvi motivi, le questioni di opportunità, rendendole sostanza del loro agire è assurdo che un indagato per corruzione, a causa di una presunta mazzetta ricevuta per orientare un appalto dei rifiuti a Teverola venga utilizzato come dirigente del settore rifiuti del Comune capoluogo e per di più da una commissione diretta emanazione del Ministero degli Interni. Scusate, ma Matteo Piantedosi, queste vicende le conosce oppure no? Francamente ci sembra di narrare una favoletta surreale. Invece, come leggerete di seguito, di surreale non c’è proprio nulla.
L’APPALTO RIFIUTI DI CASERTA TRA GARETTE E POSSIBILI PROROGHE IMBARAZZANTI
Da alcune settimane stiamo tenendo d’occhio le questioni amministrative riguardanti i titoli per l’esercizio del servizio di raccolta rifiuti nella città capoluogo. Quale migliore occasione ci potrebbe essere nel tempo presente per bandire una gara per un numero congruo di anni allo scopo di dare stabilità al servizio. Ci sono i commissari del Ministero dell’Interno. Il loro occhio dovrebbe garantire, al 100%, la regolarità della stessa. Sarebbe un toccasana dato che Caserta viene da almeno 13 anni di imbrogli, di procedure a nostro avviso patentemente truccate e su cui abbiamo scritto un’enciclopedia, densa di motivazioni di una convinzione che abbiamo maturato atto per atto, documento per documento, determina per determina. Ciò, al netto di quello che la magistratura inquirente della Dda ha realizzato nel momento in cui, anche in questo caso, ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco Carlo Marino, dell’ex dirigente Marcello Iovino, del faccendiere, accusato di cointeressenze con la camorra, Carlo Savoia, con Franco Biondi e Giovanni Natale che hanno scampato il processo ma hanno incassato nell’ordinanza della Dda, la netta deprecazione da parte del pubblico ministero della Dda per come hanno sorvegliato (si fa per dire) il sorteggio (a -ri sorvegliato si fa per dire) della commissione aggiudicatrice di quello che era stato già deciso a favore dell’impresa EnergetiKa Ambiente che si sarebbe aggiudicata 7 anni di raccolta per un importo complessivo di 116milioni di euro.
Al contrario, la commissione straordinaria che lavora, ripetiamo con 9 persone che costano una cifra iperbolica ai cittadini, fornisce un’altra dimostrazione di incompetenza. E vi abbiamo trattato, come pure si suol dire. Perché, se non è incompetenza è altro e non lo vogliamo nemmeno lontanamente pensare. Attualmente il servizio viene erogato dall’impresa Sieco ci sembra pugliese con buone referenze e ci dicono anche con modalità più che decenti. Ciò in forza di un contratto frutto di quella che fu al suo tempo, quando in carica c’era ancora Carlo Marino, una “garetta”, di 6 mesi più altri 6 mesi, un’opzione, quella dei 6 mesi aggiuntivi, utilizzata come dimostra il fatto che oggi, 9 gennaio 2026 siamo dentro al 12esimo mese. Il prossimo 5 febbraio scade il termine contrattuale. Ci siamo accertati e ad oggi le strutture preposte, ossia l’ufficio contratti, è letteralmente a zero. Non è arrivato nulla che faccia almeno presagire la realizzazione di una nuova garetta che, beninteso attenzione, è sempre uno strumento di precarietà, un pannicello caldo rispetto a quello che, ripetiamo, la commissione straordinaria dovrebbe fare, ossia una gara pluriennale sacramentata dal crisma della legalità e da quello della regolarità amministrativa. Ma ad oggi venerdì 9 gennaio, neanche della garetta si parla. E siccome per definire e aggiudicare un appalto occorrono mesi, siamo vicini all’utilizzo dell’esercizio della proroga, deprecato in decine di occasioni dall’autorità nazionale anti corruzione o ANAC, che dir si voglia, e considerato da magistrati inquirenti, ma anche dai giudici di diversi processi, un mezzo assolutamente criminogeno che favorisce la corruzione nella pubblica amministrazione.
COSA SUCCEDERA’ DOPO QUESTO ARTICOLO
Leggendo questo nostro intervento corredato da una notizia importante, quella che avete appena letto, vedrete che già lunedì la dottoressa Scolamiero chiamerà De Rosa in modo che riempia due o tre fogli per far vedere che la procedura per la garetta è iniziata. Così facendo potrà utilizzare, quantomeno, quella formula lessicale, una ipocrita “perculateria” tipica delle norme molto leggere vigenti in questa materia. De Rosa scriverà che “nelle more della celebrazione della nuova gara etc etc”, lui attribuisce una proroga di 1 mese a Sieco che si troverà a gestire il servizio, ad incassare ancora una montagna di quattrini senza aver conquistato questo titolo a conclusione di una procedura concorrenziale. A proposito di ipocrisia queste proroghe si fanno mese per mese, ma figuriamoci se una struttura complessa, com’è quella di un’impresa che eroga il servizio di raccolta dei rifiuti in una città capoluogo, possa essere sostituita alla fine di ognuno di questi mesi. Per cui, attendiamoci una vera e propria sventagliata di proroghe.
L’OPERAZIONE SINGOLARE SUGLI STAGIONALI
Dunque, abbiamo scritto che Sieco, formalmente, conclude il suo contratto, frutto dell’ultima garetta, con il comune di Caserta il prossimo 5 febbraio. Nonostante ciò ha contrattualizzato a fine dicembre lavoratori stagionali fino al 31 marzo o addirittura fino al 30 aprile. E’ come se avesse avuto già a fine dicembre la sicurezza matematica della proroga. Una storia che si commenta da se. Ciò che pensiamo del modo con cui i commissari stanno amministrando la città lo abbiamo scritto all’inizia di questo articolo e quindi possiamo terminare qui almeno per oggi.
