LA TESTIMONIANZA. “Operato al cuore all’ospedale civile di CASERTA. I giorni in Terapia Intensiva hanno segnato profondamente la mia vita”
10 Gennaio 2026 - 15:00
Pubblichiamo la lettera che il paziente Sergio Cristofaro ha indirizzato a Gennaro Volpe, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta
CASERTA – È piacevole dare spazio, una volta ogni tanto, anche alle buone notizie, soprattutto quando riguardano un presidio ospedaliero del quale, spesso e per dovere di cronaca, ci troviamo a raccontare criticità e disservizi. Questa volta, invece, la sanità casertana è protagonista di una testimonianza di riconoscenza e apprezzamento che merita di essere condivisa.
Pubblichiamo con piacere la lettera inviata dal signor Sergio Cristofaro al Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta, nella quale l’uomo esprime pubblicamente il suo profondo ringraziamento per l’eccellenza del Reparto di Cardiochirurgia e della Terapia Intensiva.
Cristofaro racconta la propria esperienza da paziente sottoposto a un delicato intervento al cuore e descrive la Terapia Intensiva come un luogo di confine, dove la professionalità si intreccia profondamente con la dimensione umana.
LA LETTERA INTEGRALE:
Egregio Direttore,
mi chiamo Sergio Cristofaro. Il 4 settembre sono stato ricoverato presso il reparto di Cardiochirurgia e, l’11 settembre, sottoposto a un delicato intervento al cuore eseguito dal Dott. Gennaro Ismeno. Dopo l’operazione, ho trascorso quattro giorni nel reparto di Terapia Intensiva, giorni che hanno segnato profondamente la mia vita.
Le scrivo con profonda gratitudine e con altrettanta urgenza emotiva. Gratitudine verso i reparti di Cardiochirurgia e Terapia Intensiva, dove ho incontrato non solo competenza e rigore clinico, ma una forma di umanità che raramente si racconta. Urgenza, perché temo che Lei non abbia mai varcato davvero la soglia di questi reparti, né abbia potuto toccare con mano il valore straordinario delle persone che vi operano.
La Terapia Intensiva non è solo un reparto: è un confine. Un luogo dove la vita e la morte si sfiorano, dove il tempo si dilata e ogni gesto conta. In quell’ambiente, che per molti versi somiglia a un inferno silenzioso, ho visto medici, infermieri e operatori sanitari agire con una dedizione che ha dell’eroico. Lì non sei un numero, non sei un letto da liberare: sei una persona da salvare. E loro lo fanno. Con cuore, con lucidità, con una forza che non si insegna nei manuali.
La invito, anzi La esorto, a visitare questi reparti. Non per un sopralluogo, ma per un gesto simbolico: una stretta di mano, una parola di riconoscimento, una pacca sulla spalla a questi “angeli senza sole”, come mi piace chiamarli. Perché lì non entra il sole, solo la luce fredda dei neon. Non si ascolta musica, solo il bip costante dei monitor. Ma si respira vita. Vita che lotta, vita che resiste, vita che merita rispetto.
La ringrazio per l’attenzione e spero che queste parole possano essere non solo una testimonianza, ma uno stimolo concreto a riconoscere e sostenere ciò che già funziona, ma che troppo spesso resta invisibile.
Con profondo rispetto e riconoscenza,
Sergio Cristofaro
