ASL. Pessima sorpresa per i dipendenti del 118 e degli ospedali di Maddaloni e Sessa Aurunca. Buste paga con 700 euro in meno. Ma per lo spavaldo Limone questi lavoratori sono solo automi
29 Gennaio 2026 - 18:49
Già il 12 gennaio si sapeva dei motivi legati ad un errore dell’ufficio stipendi legato a un malfunzionamento della piattaforma Iris. In 15 giorni la direzione non è stata capace di correggere rinviando la restituzione del maltolto al prossimo mese. Ma in tanti avevano programmato piccole spese, pagamenti di rate. Ma che cosa può interessare a un mandarino come Limone che ormai grazie al suo capo Vincenzo De Luca guadagna centinaia e centinaia di migliaia di euro ogni anno?
CASERTA (g.g.) Chi ha partecipato alla conferenza stampa, convocata dal Direttore Generale dell’Asl Antonio Limone sulla vicenda della sospensione improvvisa e pericolosa del servizio di terapia del dolore, erogato dal distretto sanitario di Teano, ha raccontato di un uomo percorso da una sicumera incontinente, atteggiamenti per di più fondati su una sorta di autoreferenzialità e non su una preparazione adeguata relativa ai fatti narrati che si proponevano di sbugiardare i giornali, Officina 0823 e i nostri TeanoCe e CasertaCe, che avevano lanciato questa notizia.
Quando il nostro giornalista, l’esperto e navigatissimo Elio Zanni ci ha raccontato l’andamento di questa conferenza stampa, il sottoscritto gli ha detto che questa postura da parte di Antonio Limone, non mi stupiva affatto perchè era stata la stessa che aveva consentito a lui e al suo capo, Vincenzo De Luca, di gestire, nella vicenda degli abbattimenti dei capi bufalini della provincia di Caserta, con quella stessa spavalderia che ha rasentato più volte l’arroganza ma che non ha mai intimorito CasertaCe rimasta fissa sulle sue posizioni, integra e integrale nel chiedere per quale motivo il signor Limone e il suo capo Vincenzo De Luca non rispettassero le direttive europee che imponevano, ripetiamo, imponevano e non proponevano, l’attivazione di un confronto fondato sul diritto riconosciuto all’allevatore di controdedurre in contraddittorio di fronte a un ordine di abbattimento di un capo bufalino portando le proprie ragioni anche attraverso l’utilizzo di un professionista di parte.
Per anni Limone che si è sempre considerato un intoccabile in quanto protetto da De Luca, non ha mai risposto. Ha tentato una volta con una querela che ha innescato un giudizio, da cui ovviamente, è uscito perdente.
Quindi nessuna sorpresa. E nessuna sorpresa neppure quando, sornionamente, sapendo attendere il momento giusto e dopo aver fatto sfogare tutti i lustrascarpe e i baciapiedi presenti a quella conferenza stampa per fare la claque a Limone, sempre pronti a scattare con applausi fantozziani (vi ricordate quelli fatti per gratificare il mega direttore con tanto di genuflessione?) ha dimostrato che quel servizio, quell’area dedicata alla delicatissima terapia del dolore era stata realmente chiusa con sospensione dell’attività, così come ha dovuto ammettere davanti alla domanda che comicamente Limone gli ha rivolto, lo stesso direttore del distretto di Teano.
A quel punto i fantozziani non applaudivano più e Limone ha fatto una brutta figura.
Ma nel regno di De Luca e dei suoi ascari le brutte figure non hanno mai contato più di tanto. Perchè i livelli superiori a partire dal signor Antonio Postiglione, direttore generale della sanità campana, non ha mai lavorato seriamente insieme ad uno staff addetto alla comunicazione per verificare se le denunce presentate da giornali come il nostro, avessero o meno un fondamento. Altri direttori generali si sono otturati le orecchie di fronte ai nostri articoli, perchè tanto sapevano che nessuno gli avrebbe chiesto conto di nulla, mentre Limone, siccome si crede un gringo ha voluto fare la conferenza stampa.
Oggi trattiamo una vicenda che sicuramente il direttore generale minimizzerà ritenendo che questa si andrà risolvere con un atto compensativo di qui a un mese.
Eh già, perché Limone ritiene che i dipendenti dell’Asl di Caserta rappresentino un numero, degli automi, assolutamente funzionali alle esigenze della direzione e che tutto sommato devono ringraziare il Padre Eterno se hanno un posto di lavoro.
Tipico atteggiamento da padrone delle ferriere.
LO STIPENDIO MONCO
Il 12 gennaio scorso i dipendenti Asl in servizio al 118 (quindi escludiamo quelli delle associazioni che lavorano in convenzione ossia Misericordie varie, Croce Bianca di Salerno e Bourelly perché non c’entrano nulla) ricevendo probabilmente il cedolino dello stipendio relativo al mese di dicembre si sono accorti che questo era privo di tutte le indennità frutto di lavoro svolto durante i giorni festivi, durante i cosiddetti super festivi tipo 25 dicembre, il 1 gennaio, i notturni etc. In poche parole mancavano dai 500 fino ai 700 euro. Ciò è avvenuto non solo per le buste paga dei dipendenti del 118 ma anche per quelle dei dipendenti dell’ospedale di Maddaloni e del nosocomio di Sessa Aurunca.
Ovviamente c’è stata subito una mobilitazione. In tanti hanno chiesto spiegazioni negli uffici dell’Asl di Caserta. Poi, siccome nessuno gliele ha date, si sono recati direttamente nella sede dell’ufficio stipendi che si trova ad Aversa. Hanno scoperto che si è verificato un errore tecnico relativo al malfunzionamento o ad una cattiva trasmissione dei dati lavorati dalla piattaforma Iris utilizzata dall’Asl per gestire le buste paga.
In un posto normale si pensa, anzi si è certi che i 15 giorni che separano il 12 gennaio dal 27 gennaio, data del pagamento materiale degli emolumenti, rappresentino un tempo più che sufficiente di 15 giorni. Periodo sufficiente per rimediare all’errore e per spedire le versioni corrette delle buste paga.
Questa, direttore generale Limone, si chiama efficienza e Lei si sarebbe dovuto mettere davanti a tutti, perché così si dimostra di essere un vero capo non con la larga profusione di chiacchiere coperte da un distintivo, in modo da risolvere ad horas il problema.
Perché le sembrerà anche strano, direttore Limone, ma su quella busta paga persone in carne e ossa, lavoratori che si fanno il mazzo sulle ambulanze, nei locali di ospedali con tanti problemi, avevano programmato spese e piccoli investimenti familiari. Ma evidentemente l’ASL di Caserta soffre della stessa cecità di cui soffrivano Luigi XVI e Maria Antonietta d’Austria per il loro popolo ormai esasperato ed attanagliato da una crisi economica, da stenti e da una povertà che giustamente addebitavano anche ad una corte reale spendacciona e sorda.
Sapete come hanno risposto gli uffici dell’Asl ai dipendenti che protestavano? Non c’è problema, quei soldi integrativi ve li daremo il prossimo mese. E invece il problema c’è ed è anche grosso. Rispondere in questa maniera irrispettosa, irriguardosa significa erogare un responso assurdamente infastidito. Come se la contestazione di chi non ha avuto lo stipendio nella misura in cui doveva riceverlo, ponesse una questione di lana caprina, una sciocchezza. Insomma, una minimizzazione confezionata da chi, guadagnando 7mila 8mila o 10mila euro al mese non ha il problema di stabilire con precisione quando riceverà un’integrazione di indennità perché tanto 10mila o 11mila o 12mila non è che faccia tanta differenza.
Ecco perché, secondo noi, questa è una vicenda importante ed eticamente perequativa. Al di la del fatto specifico, questi fatti raccontano di una insensibilità tipica della casta di un nucleo di persone che vive ormai in un proprio mondo, fatto di agiatezze, un mondo che contamina pesantemente le modalità con cui vengono svolte le proprie funzioni professionali.
