CASERTA. Il caso dei clochard di via Battisti come metro dell’inefficienza pubblica

4 Febbraio 2026 - 16:45

Caserta (pm) La gestione pubblica della vita civile arranca su tutti i fronti. I poteri costituiti sono in preda ad una sorta di paralisi nell’operare, nel dare risposte ai bisogni della cittadinanza, tutto procede lentamente e generalmente male.

L’eclatante caso delle scuole comunali, che a metà inoltrata dell’anno scolastico presentano ancora gravi carenze logistiche, ci esimerebbe dal fare altri esempi di quanto affermiamo. E vogliamo parlare del pronto soccorso? La lettera pubblicata dal nostro giornale qualche giorno fa, in cui una dottoressa di grande esperienza descrive le condizioni agghiaccianti del ricovero della madre presso l’ospedale di Caserta, imporrebbe un’indagine seria e approfondita sulle croniche disfunzioni della struttura. Anche perché essa è una e propria idrovora di soldi pubblici. Ed il malaffare nella sanità casertana  che,ancora una volta,  sta emergendo dall’indagine su Giovanni Zannini non lascia certo tranquilli.

Tuttavia, vogliamo fare un altro esempio ancora per la sua emblematicità, perché coinvolge un privato di tutto riguardo: si tratta del primario istituto finanziario Intesa Sanpaolo (l’incorporante dell’ex Banco di Napoli), che si è dovuto, in un certo qual modo, arrendere ad un contesto di degrado e di ignavia istituzionale.

Per vero, i fatti in tema  rimontano già a diversi anni fa. Nel nostro archivio storico, un articolo dal titolo “Il Banco di Napoli costretto a blindarsi…” risale al settembre 2019 e racconta come la storica azienda di credito di piazza Amico, esasperata dall’occupazione indecorosa e molesta subita da mesi e mesi da un gruppo di vagabondi installatisi stabilmente nei semiporticati della filiale, non ricevendo risposte pubbliche si munisse di grate protettive. E dopo che persino la collocazione di basamenti a calotta negli spazi occupabili si era rivelata inutile. Ma niente da fare. Una soggetto economico-finanziario cardine, essenziale per lo sviluppo del territorio, non trovava il bene di poter esercitare in condizioni normali, civili, poiché quelli – emarginati sì, ma più che impenitenti – non se ne andavano. Volevano stare lì e lì solo e difatti occupavano le nicchie residuate all’installazione dei dissuasori.

Questa faccenda – incredibile a dirsi – è durata tutti questi non pochi anni. Negli ultimi periodi, questa comunità di emarginati, senza tetto e dediti al bere ­– sappiamo che i wokisti nostrani salteranno sulla sedia a leggere questi termini, che però nella loro crudezza sono conformati alla realtà senza leziosaggini – si installava sotto i portici di via Battisti. Poi, secondo quanto ci risulta, l’intervento di alcuni esercenti commerciali della strada penalizzati nella propria attività dalla loro presenza disdicevole, faceva sì che facessero ritorno alla filiale bancaria. Nel frattempo, ogni timido tentativo delle autorità di ripristinare la legalità e il decoro urbano naufragava in un desolante fallimento.

E siamo all’oggi. Il gruppo bancario, davanti all’insostenibilità della situazione, ha da poco munito la filiale  di  grate supplementari e di un cancello ad un suo accesso di servizio ridotto a giaciglio e posto di riparo dei vagabondi con le loro cose sporche e  raffazzonate.

Purtroppo, come abbiamo costatato qualche giorno fa, neppure questo estremo sbarramento sembra sortire l’effetto sperato.

Che sia per inconsapevolezza, alienazione, ottundimento o per cause che non sapremmo meglio indagare, ma alle quali non è estraneo il senso di impunità,  gli occupanti sono tornati.

Ora, o si pensa che tutto questo sia affatto normale oppure qualcuno si dovrà pure interrogare su questi abissi di inefficienza dell’apparato pubblico. Un apparato che, ampio fino al pletorico ed oneroso, è incapace di intervenire laddove e come occorra. Non di fare miracoli. Sembrerebbe una questione secondaria, confinata a qualche povero disgraziato. E’ in realtà la spia di una cultura sistemica che permea i servizi e le attività pubbliche. In quanto tale, rappresenta un bubbone civile che riguarda tutti e ciascuno di noi, se ci si pensa bene