PIGNETTI, COSA FAI?? Poche ore prima che arrivi il commissario della Regione, l’ASI fa sbucare dal nulla 90 delibere nascoste per mesi. Perché è un fatto grave e illegale
26 Aprile 2026 - 20:00
Il tempismo della pubblicazione di questi atti con l’arrivo del commissario regionale, nominato dal presidente Fico affinché finisca la turpe vicenda dei due UFO fatti entrare nella compagine sociale, ci dà qualcosa da pensare. Utilizzare il termine “illegale” si connette ad una violazione di una norma giuridica. Ed è ciò che è accaduto con l’articolo 8 del decreto Trasparenza. Ma ci sono anche altri profili di illegittimità
CASERTA (l.v.r.) – E’ difficile non vedere un collegamento temporale con la decisione del Tar Campania di rigettare il ricorso dell’ASI Caserta e della sua presidente, Raffaela Pignetti, sulla decisione, quindi, confermata, della giunta di Roberto Fico, da qualche mese presidente della regione Campania di inviare un commissario, il dirigente Fulvio Bonavita, per sradicare dal Consorzio casertano delle aree industriali la Fondazione Asi Ce, nata dal consorzio stessa e fatta staccare per volontà della presidente di entrambi, sempre la Pignetti, e il consorzio Coplus, degli amici palermitani.
Fatti sradicare perché, come casertace scrisse nel maggio 2025, con la missione dell’ASI Caserta, ovvero la gestione delle aree industriali, questi due ufo ci stavano bene come il formaggio grattugiato con le vongole.
90 DELIBERE NASCOSTE APPAIONO DAL NULLA
Dicevamo, la connessione di date, temporale. Infatti, proprio nel giorno in cui il Tar rigettava il debole ricorso dell’ASI, il consorzio guidato da 12 anni dalla presidente Pignetti, nei giorni 16 e 17 aprile 2026, ha pubblicato sull’albo pretorio online novanta delibere del comitato direttivo e del consiglio direttivo. Tra queste, la più risalente porta la data del 4 agosto 2025, pubblicata dunque dopo oltre otto mesi – clicca e guarda sul sito ASI.
Perché farlo nelle ore immediatamente antecedenti l’arrivo del commissario esterno della Regione, ovvero l’organo che vigila sull’ASI? Evidentemente, la mancata pubblicazione di questi 90 atti, che nell’albo pretorio online dovevano esserci per legge, sempre il decreto Trasparenza del 2013, era un grosso problema per la governance ASI e si è cercato di porre rimedio, con una pezza che, però, lascia grandi dubbi sulla violazione delle norme, non rispettate neanche con questa cascata di atti vecchi di mesi gettati in maniera repentina nell’albo pretorio.
LA PEZZA PRIMA DEL COMMISSARIO REGIONALE SERVE A POCO
La prima norma rilevante è l’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 33 del 2013, l’ormai famigerato (e vituperato nella nostra provincia) Decreto Trasparenza. Questa legge imponedi pubblicare i documenti contenenti atti oggetto di pubblicazione obbligatoria “tempestivamente”.
Il termine “tempestivamente” non indica un numero fisso di giorni, ma la giurisprudenza amministrativa lo interpreta come “senza ingiustificati ritardi rispetto all’adozione dell’atto”. Prendendo ad esempio l’atto meno recente, pubblicare una delibera dell’agosto 2025 nell’aprile 2026 configura, evidentemente, una violazione del principio di tempestività, poiché un intervallo di otto mesi non può essere ragionevolmente considerato compatibile con l’obbligo di trasparenza e tempestività.
La seconda violazione potenziale riguarda l’articolo 32, comma 1, della legge 69 del 2009. Questa norma ha stabilito che a decorrere dal 1° gennaio 2010 gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi si intendono assolti con la pubblicazione nell’albo pretorio online. La pubblicazione, quindi, non è un adempimento formale ma ha valore legale: da essa decorrono i termini per prendere conoscenza dell’atto e, eventualmente, per impugnarlo davanti al Tribunale Amministrativo Regionale entro sessanta giorni, o per presentare ricorso straordinario al Capo dello Stato entro centoventi giorni.
LA TRASPARENZA, L’EFFICACIA DEGLI ATTI: TUTTE VIOLAZIONI
Usiamo sempre l’atto più vetusto. Se una delibera adottata nell’agosto 2025 è stata pubblicata solo nell’aprile 2026, ma nel frattempo l’amministrazione ne ha già prodotto gli effetti – ad esempio avviando una gara, assegnando un contributo o adottando un provvedimento lesivo per un soggetto – allora un possibile terzo potrebbe aver subìto una compressione del proprio diritto di difesa. In termini tecnici, si configura una violazione del giusto procedimento e del principio di conoscibilità dell’atto.
Va detto che per sapere se ci sono state delle violazioni di questo principio, se ci sia stato un soggetto danneggiato da questo gioco a nascondino delle delibere, ci vorrebbe qualcuno che legga tutte e 90 le delibere. E quel qualcuno non saremo noi. E non per pigrizia, dato che leggere le carte dei vari enti e carrozzoni e spiegarle ai lettori è il nostro lavoro quotidiano, ma neanche possiamo autoinfliggerci l’ennesimo supplizio. E poi, a nostro avviso, già pubblicare 90 atti vecchi di giorni, mesi è una violazione della legge. Se qualcuno ha il timore di essere stato impallinato in qualche suo diritto da qualsivoglia delibera dell’ASI, ora sa che può darci un’occhiata.
La terza possibile violazione si collega alla natura della pubblicazione come condizione di efficacia dell’atto. Non esiste una norma generale del diritto amministrativo che stabilisca che tutti gli atti diventano efficaci solo con la pubblicazione. Tuttavia, per molti provvedimenti – in particolare quelli che incidono su diritti, doveri o interessi di terzi – la pubblicazione è requisito necessario affinché l’atto produca effetti giuridici. Se l’ASI di Caserta ha applicato una delibera prima della sua pubblicazione all’albo, ha agito in assenza di pubblicità legale. Ciò integra un vizio di legittimità dell’intera procedura, potenzialmente idoneo a far annullare l’atto dinanzi ai giudici amministrativi del Tar.
Ad esempio, se una delibera era immediatamente esecutiva – ovvero recava una clausola di esecutività anteriore alla pubblicazione – il termine per fare ricorso al Tar potrebbe essere già scaduto senza che l’interessato ne avesse conoscenza. In tal caso, la giurisprudenza ammette la possibilità di chiedere la rimessione in termini per errore scusabile, ma l’onere probatorio è a carico del ricorrente. Se invece l’atto non era immediatamente esecutivo, la tardiva pubblicazione ritarda semplicemente l’efficacia, senza ledere diritti già maturati.
CHI E COME SI PUO’ INTERVENIRE
Un quarto profilo di criticità riguarda l’articolo 97 della Costituzione, che sancisce i principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione. La prassi sistematica di ritardi ingiustificati nella pubblicazione – e il fatto che siano state pubblicate novanta delibere tutte insieme in due soli giorni suggerisce un disfunzionamento organizzativo strutturale, non un caso isolato – contrasta con il dovere di efficienza dell’ente. La Corte dei Conti, in diverse pronunce, ha qualificato tali ritardi come possibili indicatori di negligenza amministrativa, con eventuali profili di danno erariale se da essi siano derivati costi o pregiudizi per le finanze pubbliche.
Ora aiutiamo anche chi i possibili impallinati. Chi ritiene di aver subito un pregiudizio può presentare un esposto all’Authority Anticorruzione che, per sua natura, vigila sugli obblighi di trasparenza. L’ANAC può disporre l’accesso civico e irrogare sanzioni per inadempimento. Chiaramente, anche il Tar Campania, sempre su richiesta di qualche ricorrente danneggiato da questa assurda pubblicazione postuma, può intervenire.
PIGNETTI, COSA FAI?
A questo punto, dopo aver espresso un po’ di motivi per cui riteniamo queste pubblicazioni sostanzialmente fuori legge, alla presidente Raffaela Pignetti e al direttore Pietro Santonastaso va fatta solo una domanda: perché?
Com’è possibile che un ente pubblico possa vìolare in maniera così grossolana la legge e per quale motivo ve ne siete improvvisamente accorti proprio nel giorno in cui è stato sancito l’arrivo di un commissario nominato dalla regione Campania che, dopo decenni di silenzio, ha deciso di fare il suo lavoro, ovvero vigilare sulle pratiche della zona industriale di Caserta. Probabilmente più che una risposta, arriverà una querela, l’ennesima, forse, per una volta, non pagata con i soldi dei cittadini.
