Procura un’arma al suo amico, figlio del noto boss dei Casalesi, poi chiede il risarcimento. La Cassazione: “Si era reso disponibile ad intervenire”
24 Aprile 2026 - 12:13
La decisione della Corte di Cassazione che ha messo in evidenza i riscontri delle intercettazioni
SAN CIPRIANO D’AVERSA – La Corte di Cassazione, quarta sezione, presieduta da Salvatore Dovere, ha respinto il ricorso di Nicola Cantiello, 38enne di San Cipriano d’Averso, legato a Ugo Di Puorto, figlio del noto boss Sigismondo e figura di riferimento dei Casalesi in Emilia-Romagna. Cantiello chiedeva il risarcimento per ingiusta detenzione dopo essere stato sottoposto agli arresti domiciliari.
La Corte d’Appello di Bologna, chiamata a valutare la richiesta di riparazione, aveva già respinto la domanda, sottolineando che la misura cautelare a cui Cantiello era stato sottoposto era stata disposta nell’ambito di un’indagine per detenzione illegale di armi da guerra con l’aggravante di agevolazione mafiosa.
Il provvedimento cautelare nei confronti di Cantiello, insieme a Ugo Di Puorto, Vincenzo Spienelli e Giovanni Mormone, era scattato nell’ambito di un’inchiesta su lesioni personali, detenzione di armi e munizioni, ricettazione, traffico di droga e violenza privata aggravata dall’aggravante mafiosa. L’indagine era nata dopo la strage alla discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo, tra il 7 e l’8 dicembre 2018, in cui persero la vita sei persone, cinque delle quali minorenni. Le verifiche degli investigatori avevano fatto emergere la disponibilità di armi da parte del gruppo collegato a Di Puorto Jr, che proseguiva le attività criminali del padre nonostante la sua detenzione in regime di alta sorveglianza.
A scatenare gli accertamenti giudiziari fu inizialmente una lite tra Di Puorto Jr e un altro giovane, avvenuta durante un funerale a Castelfranco. Secondo gli inquirenti, Cantiello e gli altri destinatari della misura cautelare erano stati contattati per procurare un’arma da usare nella controversia, dimostrando così la loro vicinanza al clan. Tra i contatti di Di Puorto Jr figurava Giovanni Mormone, padre di uno dei condannati per la strage della Lanterna Azzurra.
Cantiello, in primo grado con rito abbreviato, era stato condannato per violenza privata aggravata da agevolazione mafiosa, ma assolto per detenzione illegale di armi da guerra. In appello, era stato invece assolto da tutti i reati.
Nel ricorso in Cassazione, il difensore di Cantiello aveva denunciato presunti vizi di legge e travisamento dei fatti, sostenendo che la Corte d’Appello non avrebbe valutato correttamente la natura dei rapporti tra il suo assistito e Di Puorto Jr. Per la Cassazione, il ricorso è inammissibile. La Corte ha evidenziato che dai riscontri delle intercettazioni emerge chiaramente la volontà di Cantiello di intervenire nella lite e di rendersi disponibile a fornire un’arma, dimostrando il dolo necessario a giustificare la misura cautelare.
