CASERTA. La nostra intervista all’architetto Nicola Tartaglione sulla Reggia: quasi una lectio magistralis
26 Aprile 2026 - 10:41
Caserta (pm) – Con gli ultimi ed importanti avvenimenti che hanno riguardato la Reggia (il cambio che si prepara della direttrice Maffei e la conclusione di alcuni importanti restauri) abbiamo voluto raccogliere l’opinione di un autentico esperto delle questioni museali e delle dimore storiche. Abbiamo chiesto un’intervista al noto architetto Nicola Tartaglione (in calce, una sua biografia), che ringraziamo per la sua disponibilità, il quale ha risposto alle nostre domande, oltre che con la competenza che gli è propria, senza quelle riserve e quegli opportunismi che troppo spesso si colgono in casi del genere.
CasertaCe.net: Architetto, il Ministero della Cultura ha recentemente pubblicato l’interpello per la successione della Direttrice Generale della Reggia, Tiziana Maffei, il cui mandato — già rinnovato una volta — giungerà a termine il prossimo 5 giugno. Dalla circolare ministeriale
emerge che possono candidarsi all’incarico, oltre ai dirigenti interni, anche figure provenienti
da altre amministrazioni pubbliche, organi costituzionali, magistrature e dai ruoli di avvocati
e procuratori dello Stato. Sono inoltre ammessi profili provenienti da aziende private con
almeno un quinquennio di esperienza dirigenziale.
Questa impostazione sancisce l’abbandono definitivo della competenza culturale specifica come requisito primario per guidare un ente prestigioso come la Reggia? Siamo di fronte all’affermazione definitiva del museo come mero luogo di intrattenimento che necessita esclusivamente di gestione amministrativa e logistica? I direttori-esperti alla Gino Chierici appartengono ormai al passato? Inoltre, ritiene legittimo ipotizzare che tale apertura serva a precostituire le condizioni per una nomina fiduciaria già definita? Il direttore di del nostro giornale, in un recente editoriale, ha persino delineato il profilo di chi potrebbe essere realisticamente favorito.
Architetto Tartaglione: Si, questa apertura è finalizzata ad una nomina fiduciaria già definita in ambito di potere. Sono contrario alla direzione di un manager che non abbia una formazione specifica sull’argomento e credo molto nel lavoro di squadra. Un direttore-esperto che si debba
confrontare con un Consiglio Direttivo costituito da varie personalità che esprimano con
conoscenza e competenza il proprio ruolo professionale a parità di potere decisionale del
direttore-esperto darebbe un ottimo risultato. La Reggia di Caserta, inoltre non è un museo
generico bensì la dimora di una famiglia reale e come tutte le dimore deve esprimere il senso dell’abitare di quel periodo storico, lo stile estetico scelto per quella residenza, e rispettare
l’istanza estetica e l’istanza storica per rifarmi alle parole di Cesare Brandi.
L’intrattenimento è una parola che non vedo adatta ad un luogo di cultura così come limitare
il tutto alla gestione amministrativa e logistica mi sembra che dia spazio alla confusione che si
è creata negli ultimi anni. Un altro aspetto che mi piace sottolineare è il considerare virtuoso
quello che dovrebbe essere considerato doveroso. Ma il fatto che noto più di ogni altro è la
mancanza di sensibilità all’estetica antica che è diffusissima, soprattutto tra i manager
dotati di capacità e potere esecutivo. L’estetica è una cosa seria! Facciamo tutto questo
baccano sulla Reggia di Caserta perché rappresenta un grande esempio di estetica. Uno degli equivoci in cui spesso cadono i manager (che per il ruolo che rivestono soffrono di problemi di autostima, in eccesso, ovviamente), è il considerare i luoghi antichi arrivati a noi in “patina storica” poco attraenti mentre quelli rifatti interamente o rinnovati da un intervento in cui
chiunque possa riconoscere la mano pesante del progettista, molto attraenti, virtuosi e “belli
anche perché puliti”. La pulizia è una specie di fissazione per chi si approccia ai beni storici
senza averne competenza. Non che mi piaccia lo sporco, per carità. Ma un direttore dovrebbe
saper riconoscere cosa è la patina e cosa è lo sporco e utilizzare gli interventi di restauro solo
per quei siti che hanno riportato gravissimi danni. Danni o lacune cui la mano leggera del
conservatore e del manutentore non può por rimedio. Intervenendo con due, tre, quattro
interventi di restauro invece che di manutenzione, ci ritroveremo davanti a materie che non
hanno più nulla di autentico e di antico. Ho visto pulire statue marmoree nei giardini che
potevano tranquillamente mantenere la patina muschiosa che accresce il senso vibrante della
natura che si sovrappone con levità alla scultura. Perdipiù è un lavoro inutile visto che in
breve tempo gli agenti atmosferici provvedono a patinare nuovamente le superfici e dannoso
perché la pulizia si porta via lo strato superficiale di materia marmorea. Ho visto rifare
dorature che avevano una bellissima patina antica e non avevano assolutamente bisogno di
un rinnovo. Ovviamente è la mancanza di simpatia per le superfici invecchiate ed antiche che
produce questa scelta: tutto pulito, tutto rifatto, tutto nuovo! Come le donne che decidono di
fare una plastica facciale. L’elemento in patina antica conserva quel mezzo pollice di spessore
affascinante e un grado di autenticità e un effetto poetico che pulito perderebbe. Ma questo è
un tema estetico che sembra completamente sconosciuto a molte direzioni museali negli
ultimi anni. Ancora una precisazione. Forse non tutti sanno che le attività inerenti i restauri
devono essere reversibili. Questo significa che se dopo un restauro, che è comunque un
momento di scelta operativa, si vuole tornare indietro, questo deve essere sempre possibile.
La perdita della patina non è reversibile e una volta eliminata non la si può ripristinare.
CasertaCe.net: Lei è annoverato tra i massimi esperti di parchi e giardini storici. L’intervento che ha interessato la Peschiera Grande — che dopo anni di lavori ha rivelato la soppressione della quinta alberata sul lato ovest, esponendo l’invaso alla vista di una serie di condomini in quello che era nato come “luogo di delizie” — l’ha convinta? Inoltre, ritiene che l’idea di utilizzare la struttura della vasca come imbarcadero per giri in barca o come solarium, ipotesi avanzata convintamente dalla direttrice Maffei, sia compatibile con il valore storico e artistico-
architettonico di questo spazio?
Architettto Tartaglione: No. Come può convincermi! E’ uno dei tanti lavori eseguiti nel parco reale e battezzati come “scientificamente corretti” parole vuote volte a raggiungere risultati “esteticamente imbarazzanti” come quello che lei citava della quinta alberata che nascondeva i condomini sul lato ovest della peschiera. Tutte le ditte dovrebbero sottostare al giudizio di un esteta che sceglie la tipologia di qualsiasi lavoro debba essere intrapreso in quei luoghi che esprimono senso armonico e squisita bellezza. Vede, io mi occupo da anni solo di clientela privata ed i privati mi creda, non li convinci con discorsetti ricchi di “parole erudite e cineserie
strumentali”. Per conservare gli immobili antichi c’è bisogno di conoscenza, sensibilità, amore
e pochi soldi. Sono gli edifici moderni, i grattacieli tecnologici che richiedono enormi quantità
di danaro. L’antico si è conservato per secoli con piccole economie e in molti casi è stata
proprio la mancanza di soldi che ha impedito l’ammodernamento attinente alle nuove mode
consentendoci di ereditare edifici di epoche arcaiche e irripetibili. Si conserva per povertà,
non per ricchezza. Questo i direttori lo sanno bene ed infatti utilizzano una enorme quantità
di danaro non per conservare bensì per restaurare. La conservazione la si mette in pratica con
tecniche di manutenzione ordinaria e ragionata e mai col restauro! Vede, il restauro è una
ultima spiaggia a cui non si dovrebbe mai arrivare, è un intervento straordinario che si
pone in essere dopo eventi eccezionali e disastrosi: terremoti, bombardamenti, alluvioni, ecc.
Le attività edilizie idonee agli edifici storici si sono sempre chiamate di manutenzione o di
conservazione. La stragrande maggioranza degli interventi che vedo mettere in opera in
reggia negli ultimi anni inseguono una altra avventura. Nel nome del restauro, in numerosi siti
storici, non solo in reggia, si è dato il via ad una nuova forma di estetica che premia la
didattica, la lettura frammentaria. In paesi lontani dalla cultura italiana si eseguono attività
con altri criteri operativi e in alcune nazioni si è scelto il rifacimento a nuovo. In America, per
esempio vale la dichiarazione di intenti: “lo demoliamo e lo riedifichiamo più antico di prima”.
Lei capisce? Non ci intenderemo mai. Apparteniamo ad un altro sentimento dell’antico. Per
rifare tutto a nuovo occorre moltissimo danaro e una mentalità senza cultura e senza scrupoli.
Quando si visita il bagno di Venere, nel giardino inglese, si resta incantati dal sublime e
meraviglioso esempio di scenografia di gusto archeologico creato alla fine del settecento
prendendo a modello i dipinti degli autori dell’estetica del pittoresco (il giardino inglese si
chiama giardino pittoresco proprio perché prende spunto dalla armonia che si può
ammirare nei dipinti dei pittori di paesaggio). Mi creda, ogni volta che entro nelle grotte del
criptoportico tremo all’idea che si siano intrapresi restauri del “vero finto crollo” come lo si
definiva all’epoca. E’ una questione di cultura. Le faccio un altro esempio che nasconde un
tratto comico, il giardino di Vanvitelli si conclude con la famosa cascata e le statue di Diana
ed Atteone. Per i visitatori colti e raffinati, non vi sono dubbi, la fontana rappresenta il mito
descritto nelle metamorfosi di Ovidio. Per i visitatori incolti ed ignoranti la vasca
rappresenta “la fontana del re cornuto”. Mi spiego? Per quanto riguarda i giardini,
l’argomento si sposta su esseri viventi e come tutti gli esseri viventi sono sempre da curare e
trattare e mai da sostituire. Sono alberi antichi, storici! Sono contrario all’abbattimento e
sostituzione dei lecci della via d’acqua. Mi fa orrore l’idea che si taglino i lecci antichi perché
malati, non perfettamente allineati ma “veri” a favore di piante sane e giovani. Ma voglio
precisare: chi assicura i tecnici che hanno intrapreso questa pretestuoso percorso che i nuovi
lecci cresceranno all’unisono, tutti alla stessa maniera? E che nessuno si ammalerà? E che
nessuno verrà colpito da un fulmine? E che nessuno morirà? Un gruppo di esperti si è fatto
garante di una cosa che non può essere garantita da nessuno, si chiama, l’incerto destino. Se
proprio si vuole scegliere una soluzione definitiva consiglierei di sostituire gli alberi con un
bel filare di lecci di plastica! Vede, è una questione di armonia. Gli architetti dovrebbero
imparare dai musicisti come si ottengono le armonie. Nei corsi universitari si studiano esami
come “composizione dell’architettura”. In un conservatorio musicale si studia
“composizione musicale” argomento comprensibile da tutti ma in una facoltà di architettura
lei capisce che la “composizione” non è cosa accessibile a tutti. A scuola, nel componimento
in italiano, il famoso tema in classe, gli insegnati ci dicevano: “per imparare a scrivere meglio
non dovete scrivere di più, dovete leggere di più!” Lo stesso vale per gli architetti: “per
imparare a progettate con armonia dovete ascoltare musica colta e impadronirvi dei linguaggi
armonici musicali che affinano l’orecchio e l’occhio”.

Nicola Tartaglione (nella foto a lato ed in quella di testa), nato a Marcianise, si è laureato con lode in Architettura presso l’Università Federico II di Napoli, specializzandosi successivamente in Restauro dei Monumenti. Esercita la libera professione occupandosi di progettazione e recupero architettonico, con una particolare competenza nel restauro e nella riqualificazione di dimore e giardini storici.
Tra gli interventi curati si annoverano: la Villa e il Parco dei Duchi Guevara di Bovino (sec. XVIII) a Recale (CE); la Villa e il Parco dei Marchesi Cocozza di Montanara (sec. XIX) a Caserta; il Palazzo e il Giardino di Casa Grauso (sec. XX) a Marcianise; il Palazzo e il Giardino della Casa Museo Mondo a Capodrise, dimora settecentesca del pittore Domenico Mondo; gli arredi in seta dell’Appartamento Reale del Real Sito di Carditello; il Giardino e la Dimora dei Marchesi del Gallo di Roccadaspide a Mandela (Roma).
Ha pubblicato diversi volumi e numerosi articoli giornalistici incentrati prevalentemente sul periodo borbonico. Alla carriera professionale affianca un’intensa attività di divulgazione del patrimonio storico-artistico campano, delle dimore storiche e dei giardini, attraverso conferenze, visite guidate e partecipazioni televisive. Nel 1999 ha fondato l’Associazione GIA.D.A. (Giardini e Dimore dell’Armonia). Dal 2025 ricopre la carica di Presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (A.D.S.I.) – sezione Campania e di Presidente del Garden Club di Napoli.
