L’EDITORIALE. CPR di Castel Volturno, il problema degli immigrati clandestini è enorme e, caro vescovo Lagnese, lei lo sa troppo bene, non si risolve con la retorica del migrante sempre buono e del volontario sempre puro e disinteressato

29 Aprile 2026 - 11:04

Il collega Geo Nocchetti interviene sul tema più dibattuto di questi giorni e propone una sua lettura dei fatti che prova a ricondurre la questione a termini ragionevoli, razionali, responsabili. Probabilmente Lagnese e don Battaglia di Napoli non si sono accorti che il Papa è cambiato e che Leone XIV prova a lavorare su un approccio più pragmatico, complicato, ma che alla lunga può condurre a qualche risultato a differenza di ciò che può ottenere chi ricorre a frasi roboanti del tipo “il CPR offende Castel Volturno” e servono a ottenere qualche applauso ma valgono zero, che più zero non si può, in un’ottica costruttiva finalizzata migliorare il problema dei flussi incontrollati

di Geo Nocchetti

CASTEL VOLTURNO – La realizzazione del CPR (centro per i rimpatri) a Castel Volturno, ha suscitato reazioni scontate, quelle dei turisti del disagio e dei praticanti del fitness solidaristico. Ovvero quell’agglomerato di cosiddetti attivisti, giornalisti impegnati e indignati, operatori con l’aureola della santità sulle proprie teste in antitesi alle corna diaboliche di tutti coloro che si permettono di pensarla diversamente.

Prevedibile, ma molto più preoccupante, la reazione del Vescovo di Caserta Pietro Lagnese, dell’immancabile Don Mimmo Battaglia, cardinale di Napoli e dei responsabili nazionali e locali della CEI per le politiche e le problematiche dell’immigrazione. Le prime sono figlie di quello che potremmo chiamare “l’effetto Inti-Illimani“. Chi ha vissuto gli anni giovanili della contestazione ai governi nazionali, sarà andato almeno una volta ad ascoltare un concerto del famoso gruppo cileno, esule in seguito alla feroce e criminale dittatura di Pinochet.

La bravura degli artisti, la potenza del messaggio canoro e verbale, creavano l’illusione che grazie a quelle canzoni e agli slogan e agli applausi quasi ininterrotti del pubblico, al termine del concerto di sicuro il feroce dittatore cileno si sarebbe dimesso. Ovviamente, non è andata così. Perché questioni come l’assetto politico di alcune nazioni dell’America Latina e le problematiche delle migrazioni globali, non si risolvono, appunto, con i concerti, con il turismo del disagio o con il fitness solidaristico. Fenomeni che a Castel Volturno sono oramai quotidiani da più di 35 anni.

Come poi è accaduto per il quartiere Napoletano di Scampia, anche Castel Volturno è diventato, per giornalisti e presunti benefattori parolai in cerca di visibilità, quello che il K2 e l’Everest rappresentano per gli alpinisti“ della domenica“.

Medaglioni da appuntarsi al petto e da mostrare a seguaci e adepti per corroborare una militanza sportiva o sociale che tale non è. I cpr esistono dal 1998. Ad istituirli furono gli allora ministri Livia Turco e Giorgio Napolitano due pilastri della sinistra comunista. Nel corso dei decenni sono cambiate le denominazioni e talvolta i ministri, ma non i CPR. E la questione immigrazione non soltanto non è cambiata, ma è peggiorata ed è diventata più complessa. Chi scrive si è occupato di questi temi da 35 anni e può chiamare a testimone di ciò uno dei più impegnati e moderatamente contestatore, ovvero il direttore del Centro Fernandes Antonio Casale. Che in questi 35 anni sui problemi concreti non ha avuto certamente l’aiuto delle bocche attaccate ai megafoni e spesso staccate dai cervelli che sono venute a conquistare trofei di impegno solidaristico sul litorale.

Non ha avuto aiuti concreti, l’indimenticato e indimenticabile Arcivescovo di Capua Bruno Schettino che di tasca propria non soltanto aiutava i vivi, ma si premurava di dare degna sepoltura ai morti. Stesso discorso per il patron del Pinetagrande hospital, Vincenzo Schiavone, che chiedeva e otteneva le spese di mantenimento delle decine di immigrati deceduti e mai reclamati da nessuno e tenuti a lungo nelle celle frigorifere prima di una degna sepoltura. A loro si sono aggiunti, negli anni, tantissimi volontari di braccia e di portafoglio che a seconda delle proprie possibilità hanno affiancato questi eroi in battaglie che sembravano, e ancora lo sono, impossibili.

Chi, come chi scrive, non soltanto si è occupato da più di 35 anni di Castel Volturno ma da circa nove vive in questo territorio, ha imparato che la retorica del migrante sempre buono e del volontario sempre puro servono ad alimentare il circuito perverso per cui bastano le parole, come i concerti dell’esempio di poc’anzi, per cambiare fenomeni che vanno ben oltre le nostre piccole e povere teste. Tutte. Anche quelle dei ministri di Dio. Fenomeni che investono la concentrazione delle ricchezze in quel 15% di tutta la popolazione mondiale, fenomeni che ignorano la redistribuzione di quel reddito . Fenomeni che tollerano che lo stipendio di un direttore generale sia 1000 volte superiore a quello di un suo operaio. Fenomeni che Papa Leone sta affrontando col coraggio che gli deriva dal suo nome e nelle sedi più consone, quelle internazionali, rivolgendosi ai capi di Stato e non ai ministri o agli assessori regionali.

Il vescovo Lagnese ha affermato, seguito a ruota da cattolici e laici in servizio permanente effettivo, che il cpr rappresenta un’offesa a Castel Volturno. Sommessamente in virtù degli oltre trent’anni passati a raccontare e da ultimo a vivere questo territorio, crediamo che le più grandi offese al litorale domizio siano arrivate nel primo dopo terremoto, nel dopo bradisismo, nella prima e nella continua ondata migratoria. Governi di sinistra e poi di centro e destra, a livello centrale e regionale, non hanno certo dato risposte concrete a questo territorio, fatta salva un’azione concreta ma limitata dell’esperienza De Luca.

Questo governo di destra ha ancora un debito con questo territorio, ma considerare il cpr il problema, laddove è la causa di quelle problematiche appena esposte, ricorda lo slogan del maggio francese” quando il dito indica la luna, l’imbecille guarda il dito“. Qualche volta chi scrive è stato un imbecille, ma ha cercato di trarre profitto non guardando più il dito ma cercando di guardare in su, verso la luna o verso l’orizzonte. Orizzonte che è cupo per tutta l’umanità e non soltanto per i migranti di Castel Volturno che non vanno considerati come categoria esente da reati che, purtroppo, sono quotidianamente commessi anche da queste persone. Così come odioso è lo sfruttamento del lavoro e della povertà altrui contro cui la voce della chiesa si è più volte alzata. Castel Volturno ha bisogno di opere e non di pensieri e parole, sia pure nobili, ma non retoriche e scontate.

Chi vuole aiutare questo territorio deve portare su di esso risorse e uomini per colmare un gap di quasi cinquant’anni. Su questo l’autorevole voce della chiesa può fare moltissimo, cominciando a difendere quelle strutture positive che pure questo disgraziato territorio ospita: il primo centro europeo di addestramento per marittimi di ogni grado, la caserma forestale unica al mondo per i suoi avanzati sistemi e il presidio ospedaliero Pinetagrande hospital, dove con i fatti, senza slogan, medici e infermieri spesso eroici accolgono quei fratelli sfortunati senza appuntarsi in petto medaglie usurpate da chi è colmo di parole, ma povero di fatti concreti. Dopo i volgari e ingiusti attacchi sull’ex Macrico donato dalla chiesa alla cittadinanza casertana e affidato al prete della concretezza Don Antonello Giannotti, pensavamo che il vescovo Lagnese non scegliesse nuovamente dei compagni di strada che a differenza di lui non sono illuminati dallo spirito Santo, ma dai flash delle macchine fotografiche e dalle luci delle telecamere