LA DOMENICA DI DON GALEONE…

3 Maggio 2026 - 06:21

3 maggio 2026 ✶ V Domenica di PASQUA (A)

Gesù non ci dice “addio” ma “arrivederci”

Nei discorsi di addio presenti nell’Antico Testamento vi sono alcuni tratti caratteristici. Il morente si congeda dai suoi famigliari o addirittura dal popolo intero, ricorda loro quale condotta debbano tenere. Un testo biblico fa da sfondo a questo discorso di Gesù: l’intero libro del Deuteronomio, che è il discorso di addio pronunciato da Mosè prima della sua morte. Il discorso di Gesù è diverso: non è di “addio” ma di “arrivederci”.

Domenica scorsa Gesù si definiva come “la porta”. In questa domenica si rivela come “la strada”. Non è possibile, ovviamente, commentare tutto il brano. Accenniamo solo ad alcuni punti. La porta s’identifica con una Persona: il Padre. Anche la strada è una Persona: il Figlio. E il Figlio s’identifica col Padre (“chi ha visto me ha visto il Padre”). Tommaso pensa di aver bisogno di precise indicazioni topografiche (“come possiamo conoscere la via?”). Filippo, invece, ritiene che una visione eclatante risolverebbe tutti i problemi, chiarirebbe ogni cosa (“Signore, mostraci il Padre e ci basta”).

Gesù rassicura i discepoli dicendo che dove è Lui, saranno anche loro. E qui Gesù viene interrotto da due suoi discepoli:

* Tommaso, che chiede, letteralmente: «Non sappiamo dove t’incammini»; e Gesù risponde con un’affermazione solenne: «Io sono la via, la verità, la vita: nessuno viene al Padre se non per mezzo di me»; la risposta è divisa in due sentenze strettamente unite, con la seconda che spiega la prima. Ἐγώ εἰμι ἡ ὁδὸς καὶ ἡ  λήθεια καὶ ἡ ζωή: Ἐγώ εἰμι è seguito da tre predicati nominali, caso unico in Giovanni; con questa formula lapidaria egli propone una vera e propria dichiarazione d’identità. L’immagine della “via / ἡ ὁδὸς” è universale per indicare l’orientamento di un’esistenza o una scelta decisiva da compiere. Essa abbonda nella Bibbia, dove «la via che conduce alla vita» è opposta alla «via che conduce alla morte» (Salmo 1).

* Filippo, anche lui non capisce come in Gesù si possa manifestare Dio e replica: «Mostraci il Padre e ci basta». La reazione di Filippo, “mostraci il Padre”, sembra equivalere alla richiesta di una teofania, analoga alla preghiera di Mosé a Dio: “Mostrami la tua gloria!”: essa esprime il profondo desiderio presente nell’uomo e in particolare nell’ebreo. Filippo ha parlato come se Gesù e il Padre fossero due e non uno. Gli dice Gesù: “Filippo, chi ha visto me, ha visto il Padre”. Conclusione importante: l’evangelista invita a sospendere le nostre riflessioni su Dio e a concentrarsi su Gesù, perché “Dio nessuno lo ha mai visto, solo il figlio ne è la rivelazione” (Gv 1,18).

Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore. Lungo la storia molti sono i commentatori che hanno pensato a questo versetto come a una rivelazione della struttura del paradiso. I padri della Chiesa hanno pensato che le “molte dimore” rappresentassero differenti gradi di beatitudine, secondo i rispettivi meriti degli eletti, come la candida rosa del paradiso dantesco. Ma Giovanni non ha mai parlato di una salvezza diseguale. Il termine molte significa piuttosto l’abbondanza della salvezza divina. BUONA VITA!