Muore operaio nel sito delle ecoballe. Falsi attestati e un contratto per le auto dei fratelli: allontanata dalle società di famiglia la sorella di Giovanni e Michele Fontana

4 Maggio 2026 - 15:35

Le analisi documentali dei carabinieri avrebbero fatto emergere firme false provenienti dall’ufficio di Emilia Fontana

CASERTA – I carabinieri continuano ad indagare sulla vicenda della morte di Nicola Garofalo, deceduto a 56 anni il 13 dicembre 2023 in un cantiere della regione Campania per lo smaltimento delle ecoballe a Giugliano in Campania.

Garofalo era alla guida di un autocarro in un’area di movimentazione rifiuti. Il suo collega e amico, V.T., di 48 anni, stava operando nelle vicinanze alla guida di un muletto con braccio telescopico. Durante le manovre, il camionista sarebbe sceso dall’abitacolo del suo mezzo. V.T., impegnato in una retromarcia, non lo avrebbe visto, trovandosi in un punto cieco e lo avrebbe investito accidentalmente, causandone la morte sul colpo.

La vittima era dipendente della società Campania Felix, in servizio, spesso definito semplicemente distaccato, per una società nota ai lettori di CasertaCe: la Fontana Service. Si tratta, com’è noto, dell’impresa sequestrata, su richiesta della DDA di Napoli, per presunti legami di Giovanni Fontana, arrestato, poi scarcerato, e recentemente condannato in primo grado per spaccio internazionale di droga, con gli interessi del clan del boss Michele Zagaria. A capo dell’impresa, ora guidata da un amministratore giudiziario, c’è il fratello di Giovanni, Michele Fontana, che avrebbe lavorato in sinergia con Michele, ritenuto imprenditore di fiducia della camorra dell’agro Aversano.

FIRME FALSE APPOSTE DALLA SORELLA DEGLI IMPRENDITORI

I carabinieri, quindi, stanno analizzando anche le carte e le autorizzazioni, le attestazioni dei lavoratori di Fontana Service, ovvero la società che lavorava con Enki, la ditta con sede a Milano che gestisce questo lotto delle ecoballe per la regione Campania. Anche se, ci pare di ricordare, il rapporto tra Enki e Fontana Service è stato risolto.

Nelle scorse ore, proprio in connessione agli approfondimenti di polizia giudiziaria sul caso di Nicola Garofalo, è stata allontanata dalle imprese di famiglia, Emilia Fontana, sorella di Michele e Giovanni, a seguito di un provvedimento emesso dal giudice per le Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Secondo quanto hanno segnalato i militari all’amministrazione giudiziaria, la donna avrebbe falsificato la firma della legale rappresentante di una delle società del gruppo nominata proprio dal tribunale. La firma falsa sarebbe stata apposta su una proposta di rinnovo di un contratto di locazione a lungo termine per auto aziendali. Le auto, secondo le direttive del giudice, dovevano invece andare a scadenza senza possibilità di rinnovo perché, a quanto emerge, sarebbero state destinate all’uso esclusivo dei familiari dei proposti. La rappresentante legale ha espressamente disconosciuto la firma, negando di aver mai sottoscritto o autorizzato i moduli.

DOCUMENTI FALSI PER LAVORARE

La vicenda, tuttavia, si connette alla vicenda dell’incidente del 13 dicembre perché i lavoratori non sarebbero stati in regola con la formazione obbligatoria. In seguito, qualcuno avrebbe cercato di rimediare producendo documenti falsi. Infatti, da un verbale di acquisizione documentale risulta che due attestati di formazione per i lavoratori addetti conduzione di carrelli semoventi, sono risultati falsi. Il titolare della società che gestisce la piattaforma formativa ha dichiarato di non riconoscerli. Stesso codice identificativo è risultato intestato a un altro lavoratore. Un precedente disconoscimento era già stato effettuato a novembre 2025 per un attestato intestato ad un altro dipendente.

Nelle analisi dei carabinieri, sarebbe emerso che Emilia Fontana avrebbe richiesto somme di denaro ai dipendenti che stavano ricevendo dalla governance nominata dal tribunale emolumenti in linea con il contratto collettivo nazionale e somme superiori a quelle che i lavoratori prendevano.

Il provvedimento del giudice dispone l’immediato allontanamento della donna da tutte le aziende in sequestro, la conseguente interruzione del rapporto di lavoro e il divieto assoluto di avvicinamento ai luoghi di lavoro precedentemente frequentati. In caso di confisca definitiva delle aziende, il decreto sicurezza comporterà comunque la cessazione automatica di tutti i contratti di lavoro con i familiari dei soggetti destinatari del sequestro. Le indagini della procura sono in corso.