RICOTTA LAST MINUTE. Giù le mani da Massimo Vecchione, l’uomo che negli ultimi 50 ANNI ha portato più benessere a CASERTA. La direttrice della Reggia, Maffei, vuole prendersi Piazza Carlo III due settimane prima del suo addio
9 Maggio 2026 - 20:29
Il Demanio respinga questa operazione smaccatamente strumentale che Tiziana Maffei, la quale assisteva l’anno scorso ai concerti da una finestra del Palazzo Reale (ovviamente gratis) sentendosi forse un po’ come Maria Carolina, mette in mezzo a due settimane dal suo addio dopo aver avuto otto anni di tempo, quando nulla ha fatto perché non c’era forse il Vecchione, autentica gallina dalle uova d’oro vacca da mungere con dei super canoni. Questo imprenditore ha portato 200 mila persona in città riempiendo alberghi, ristoranti, parcheggi ecc.
CASERTA (g.g.) – Il Comune di Caserta si avvia, inevitabilmente, a dichiarare il suo terzo dissesto in neanche 15 anni. Un vero e proprio record mondiale.
I commissari straordinari, Scolamiero &Co., si sarebbero messi letteralmente le mani nei capelli, aprendo i cassetti che l’ineffabile Carlo Marino, insieme alla sua band, ha tenuto chiusi. Ci sarebbero infatti ben 20 milioni di euro di debiti fuori bilancio da riconoscere e altri 14 milioni di euro su un’anticipazione che Carlo Marino ha sempre sostenuto di non dover restituire: fanno già 34 milioni di disavanzo.
Poi ci sono tante altre cose. Secondo un calcolo di massima che comprende il dissesto del 2011, quello del 2018, ben lungi dall’essere chiusi, e questo nuovo ormai incipiente, il Comune di Caserta ha contratto, in 15 anni, vagonate di debiti per ben 200 milioni di euro, che, per chi ricorda i tempi della lira, sono poco meno di 400 miliardi. Una cifra abnorme, pazzesca, che dovrebbe additare Carlo Marino e tutti quelli che hanno collaborato con lui, non ad una damnatio memoriae come potrebbe meritare chi ha nuociuto alla comunità solo per far del bene a se stesso, ma ad una memoria collettiva che serva da monito storico e da riferimento comunitario di tutto quello che non bisogna fare, di tutto quello che bisogna evitare quando un cittadino si candida per l’amministrazione della cosa pubblica.
Ora, è chiaro che il Comune capoluogo, anche relativamente ai movimenti fondamentali, alle azioni appartenenti al novero degli atti dovuti, si trovi in grande difficoltà.
A Caserta è atterrato un UFO. Questo giornale, lo ripetiamo per l’ennesima volta, non è stato mai tenero con l’imprenditore Massimo Vecchione. Non lo è stato fino a quando lui non ha accettato la sfida, lanciatagli anche da noi, di confrontarsi con le leggi del mercato, vendendo eventi e sviluppando un rischio di impresa verificato, perché se lui non vende i biglietti dei concerti, fallisce, come è giusto che sia per ogni attività produttiva di beni e servizi.
Io propongo la vendita di un prodotto, il cliente decide di comprarlo o di non comprarlo e in base a questo si decide il mio destino di imprenditore.
Massimo Vecchione è stato l’unico casertano capace di uscire dalla logica e dal pensiero debole della chiacchierologia. Le sue rassegne musicali e teatrali estive hanno portato una montagna di soldi, di visitatori, di turisti in città e, piaccia o non piaccia, lui è l’unico casertano che ha determinato un aumento del reddito cittadino con percentuali esponenziali nel mese di luglio e nel mese di settembre. 200 mila persone hanno percorso le strade di Caserta, gli alberghi hanno incassato 100 volte in più di quanto incassavano negli stessi mesi degli anni scorsi, i ristoranti e i parcheggi lo stesso, con una conseguente benefica ricaduta occupazionale.
L’economia casertana ha realizzato utili nettamente superiori a quelli, pur giusti e legittimi, realizzati da Vecchione attraverso la strada maestra (questa maestra sul seri, non come quella dello slogan di Marino durante l’ultima campagna elettorale) dell’investimento e del rischio di impresa.
Vecchione, dunque, è la persona che negli ultimi 50 anni ha più giovato alla città della Reggia, dando lustro anche al monumento. In altri posti riceverebbe anche dei contributi pubblici per incentivarlo a continuare su quello che è un esercizio etico ed onestissimo, perché etica e onestissima è la scelta di stare nel mercato secondo le regole auree dello stesso.
Invece, a Caserta, una città divenuta parassita e parassitaria, Vecchione lo vogliono mungere e vogliono speculare, avendo capito che è diventato una gallina dalle uova d’oro. Ovviamente lui ha pagato un adeguato canone al Demanio per l’utilizzo di Piazza Carlo III. E quest’anno sarebbe pronto a ritoccare in alto questa cifra. Però, manco a dirlo, proprio in questo momento, proprio quando Vecchione annuncia una rassegna con ben 37 eventi, con una serie di concerti strepitosi nell’area della Reggia, la signora Tiziana Maffei si siede al tavolo col Demanio e, a quindici giorni dal momento in cui dovrà lasciare dopo 7-8 anni (non ricordiamo neanche quanti siano), propone all’agenzia dello Stato controllata dal Minsitero dell’Economia di acquisire la gestione della piazza.
Se l’avesse fatto in tempi non sospetti, cioè 4 o 5 anni orsono, quando gli eventi di Vecchione non si tenevano o erano in numero decisamente minore, non ci sarebbe stato nulla da dire, se non il legittimo sospetto che un’operazione del genere, per la quale la direttrice della Reggia Maffei ha avuto 8 anni a disposizione, si vada a realizzare nelle ultime due settimane del suo mandato.
A differenza del suo predecessore Felicori, la Maffei è semisconosciuta ai lettori di Casertace. Dopo gli anni della singolar tenzone con Felicori, che questo giornale, come usualmente capita, in splendida solitudine, ha sfidato e che ha sempre ritenuto che sotto il vestito della propaganda, dell’uso estremo dei social, questo signore emiliano, nominato dal PD e militante di questo partito, non abbia mai prodotto nulla di realmente significativo in termini di visione e di strategia finalizzata a colmare una distanza sempre più ampia tra il monumento e la città in cui insiste, abbiamo scelto di non occuparci delle vicende della Reggia di Caserta, pur guardandole da lontano e notando che Tiziana Maffei è riuscita perfino a far peggio di Felicori.
Questi, come si diceva, ha sempre mascherato la sua inconsistenza attraverso un uso bulimico dei social media. La Maffei neanche questo. Zero. Ora, se ne esce negli ultimi 15 giorni e vuole gestire Piazza Carlo III, affidando a un’impresa, la Maisto, che già si occupa del verde all’interno del monumento e che, manco a dirlo, sviluppa eventi e servizi e quindi anche l’eventuale rapporto con Vecchione, che a quel punto i soldi li dovrebbe versare all’Ente Reggia attraverso Maisto, in misura sicuramente maggiore e penalizzante rispetto a quanto fa oggi con il Demanio.
Insomma, i tempi sono sospetti. Quest’operazione, che si vuole realizzare last minute rispetto alla fine del mandato della Maffei, va assolutamente disinnescata con un atto responsabile del Demanio, che deve avere sempre il Comune di Caserta come interlocutore privilegiato.
Il fatto che i commissari non abbiano potuto farsi avanti in maniera decisa per rivendicare la titolarità della città di Caserta alla gestione e all’utilizzo di Piazza Carlo III è un altro lascito vergognoso delle amministrazioni di Carlo Marino, piazzato sul groppone del debito pubblico. D’altronde a quel sindaco e ai vari Biondi, Sorbo, Iovino, e a tutti i dirigenti che si sono alternati nelle diverse “cucine degli orrori” ospitate nel Palazzo di Città, non è mai fregato un tubo di Piazza Carlo III.
Non casualmente non si è mai sviluppato alcun investimento serio e si è fatto affidamento su estemporanei contributi, acquisiti da sponsor privati a partire dall’outlet La Reggia di Marcianise.
Il Demanio deve sapere che, per i motivi appena declinati, quest’iniziativa dell’Ente Museo Reggia di Caserta, proprio per i tempi in cui viene resa pubblica e ufficializzata, è sospetta e probabilmente strumentale. Sarebbe un atto di responsabilità, da parte del Demanio, congelare almeno fino alle prossime elezioni comunali della città capoluogo l’affidamento della gestione della piazza più grande d’Europa.
