LA DOMENICA DI DON GALEONE…

17 Maggio 2026 - 06:53

17 maggio 2026 – Ascensione del Signore (A)

Il Cielo è Qualcuno!

Secondo una concezione spontanea e universale, presente anche nella Bibbia, Dio abita in un luogo superiore e l’uomo per incontrarlo deve elevarsi. È quanto leggiamo in Esodo 19,3: a Mosè viene proibito di salire verso il monte Sinai: “Delimita il monte tutt’intorno e di’ al popolo: Non salite sul monte. Chiunque vorrà salire sarà messo a morte”. Prima di avvicinarsi a Dio bisogna purificarsi! Non solo Dio abita in alto, ma ha scelto i luoghi elevati per stabilirvi la sua dimora. Gerusalemme è in alto, non “si va” ma “si sale” alla casa di Dio. Nella Bibbia abbiamo altri esempi di ascensioni al cielo: Enoch (Gn 5,24), Elia (2Re 2,11), come anche imperatori del mondo antico: da Alessandro Magno a Cesare, da Apollonio di Tiana a Maometto… Chi compie opere grandiose non può morire come un comune mortale, ma viene assunto in cielo tra nuvole e tuoni.
Andate… Predicate… Abbiamo diversi e differenti racconti dell’Ascensione (Lc 24,50; Mc 16,19; At 1,9). L’evangelista Luca ci racconta due volte l’Ascensione di Gesù, ma con sfumature diverse. Nel vangelo, Marco e Luca raccontano il finale glorioso della vita pubblica di Gesù; negli Atti, invece, l’Ascensione è presentata come il punto di partenza dell’espansione missionaria della chiesa. Quei due imperativi “Andate … Predicate…” dicono agli apostoli che devono continuare la missione e la predicazione di Gesù. Come a loro, anche a noi è chiesto di non restare a guardare il cielo, ma di preparare il ritorno glorioso del Signore risorto, con una vita buona e operosa! L’Ascensione non è la festa della contemplazione celeste ma dell’impegno terrestre!

L’Ascensione è una festa? Iniziamo con una domanda: chi di noi sarebbe contento di perdere il padre o la madre o l’amico? Davvero possiamo rallegrarci della scomparsa di Gesù? Dobbiamo sforzarci di capire: le verità del cristianesimo non si comprendono subito e tutte con l’acqua del battesimo, o con le risposte del catechismo, ma si assimilano lentamente, con il trascorrere del tempo, e soprattutto in compagnia del dolore. Se una madre si ritrova il figlio morto tra le braccia, con maggiore facilità potrà comprendere il dolore di Maria ai piedi della croce; se un amico ha fatto l’esperienza di sentirsi tradito e abbandonato dagli amici, con maggiore facilità potrà comprendere il dolore di Gesù abbandonato e tradito da Giuda; solo ad una certa età comprenderemo meglio il mistero della Trinità, forse quando diventeremo più padri o più madri; infine, quando vedremo il nostro corpo sempre più vecchio e malato, avvizzito e cadente fino alla morte, allora con maggiore facilità comprenderemo queste parole “Credo nella vita eterna, nella risurrezione dei morti”. Così avviene per la festa dell’Ascensione: è falso fare festa senza prima avere sofferto il dolore del distacco. E allora? L’Ascensione non è uno spostamento verticale e astrofisico verso l’alto, ma un’estensione orizzontale in potenza, in efficacia, di Gesù, “per riempire ogni cosa” (Ef 4,10). Proprio perché Gesù è “asceso”, può ora raggiungere tutti e salvare ognuno.

Ecco perché l’Ascensione è una festa: mentre prima Gesù-uomo poteva essere presente solo in Israele, parlare a pochi, ora invece Gesù-risorto può raggiungere e salvare tutti. Bisogna iniziare a riconoscere questo Dio nascosto, ma presente dappertutto! Gesù non ci ha lasciati, è con noi per sempre; noi lo abbandoniamo qualche volta, ma egli non ci abbandona mai! Buona Vita!