Centinaia di persone spiate da poliziotti infedeli, dipendenti dell’Agenzia delle Entrate e impiegati delle Poste corrotti

19 Maggio 2026 - 20:07

Cominciamo a spiegare i ruoli importanti svolti all’interno di quella che secondo la Procura era un’associazione a delinquere strutturata anche a livello familiare

CASERTA (g.g) – Abbiamo cercato, volendolo fortemente, l’ordinanza che ha coinvolto imprenditori del settore delle investigazioni private, funzionari dell’Agenzia delle Entrate, presunti poliziotti infedeli tutti dentro a un meccanismo criminale organizzato al punto che a  degli indagati viene contestato il reato di associazione a delinquere, di costruire ad uso e consumo di un nugolo di agenzie investigative, delle banche dati illegali con le informazioni riservate sui rapporti tra queste persone e il fisco, sui rapporti tra queste stesse persone con l’Inps e altro ancora.

Prima di entrare nel merito dei contenuti e dell’identità di questi accessi che hanno coinvolto anche noti personaggi dello spettacolo, cantanti e attori, soprattutto, vogliamo chiarire ai nostri lettori quella che è stata l’ossatura dell’associazione così come è stata configurata dalla procura della Repubblica di Napoli. Tra gli indagati complessivi dell’indagine ci sono anche dei casertani. Per il momento non siamo ancora riusciti a capire se qualcuno di questi è anche dentro all’elenco degli indagati per associazione a delinquere visto che i nomi pubblicati dal nostro giornale e anche da altri organi d’informazione a partire da quello del poliziotto in servizio presso il commissariato di Maddaloni, Pasquale Altarelli e anche gli altri due soggetti di Aversa, entrambi  dipendenti di un Caf, Carlo Girone, 37 anni, e Annalisa De Cristofaro, 58 anni, stesso discorso  per l’altro aversano  Giuseppe Mormile, tipico cognome della città normanna che aveva scelto però di risiedere nelle zone interne della Campania, precisamente a Monteforte Irpino non sono accusati del rato più grave, non sono inseriti nel capo 1 quello dell’associazione a delinquere pur essendo coinvolti in altri capi d’imputazione provvisori. Però, non è escluso che nell’elenco dei 22 ci possa essere qualche casertano e questo lo andremo a vedere nei prossimi giorni.

Detto ciò, in sintesi, i personaggi che svolgevano il ruolo principale erano sostanzialmente due: Mattia Galavotti, 45 anni, Giuseppe Picariello, 50 anni. Erano loro ad avere il controllo di due agenzie di investigazione che non sono le uniche coinvolte, ma forse sono quelle più attive e importanti. Galavotti con il 35% della Sole investigazioni e sicurezza srl, Picariello della stessa società, ma utilizzando come prestanome di famiglia la figura della sua compagna Maria Rasaria Cantiello, vera e propria factotum, donna ovunque, al vertice della gestione di questa agenzia e importante al punto da avere anche i contatti con poliziotti infedeli e con i funzionari dello stato ugualmente infedeli. Il capo 1 stabilisce la trama dei fatti, prima di tutto l’elenco delle agenzie di investigazione coinvolte: oltre alla già citata  Sole investigazioni e sicurezza srl anche la Signal, la Futura e la Lamù investigazioni, tutte collocate nella zona del napoletano soprattutto a San Giorgio a Cremano

Passiamo ai poliziotti indagati per l’articolo 416. Uno di questi era in qualche modo il coordinatore delle attività di attingimento illegale all’interno delle banche dati della questura di Napoli e del commissariato di Secondigliano. Stiamo parlando del sostituto commissario Giovanni Maddaluno in servizio presso la squadra mobile operante nella questura partenopea.  Sotto il suo coordinamento agivano il vice ispettore Alfonso Auletta e Pier Massimo Caiazzo entrambi vice ispettori in servizio al commissariato di Secondigliano. Il sostituto commissario utilizzava come raccordo tra lui e i poliziotti in servizio a Secondigliano, suo figlio Francesco Maddaluno. Veniamo all’agenzia delle entrate: attivi nell’associazione a delinquere secondo la prospettazione accusatoria della procura di Napoli, Francesco Falace. Anche le Poste, purtroppo, non erano estranee agli ingressi illegali nelle banche dati. A riguardo l’accusa provvisoria attinge le figure di Sara Zanivan e di Luca Senatori entrambi in servizio in due comuni del bellunese. Picariello non si faceva mancare nulla. Oltre alla compagna la sua attività illegale a conduzione familiare coinvolgeva anche la sorella Ida Picariello. C’era poi anche un vigile urbano nell’organizzazione: Raimondo Siena in servizio presso il comando della polizia municipale di Napoli.

Insieme a questi operavano, nell’attività di violazione di informazioni riservate anche Carmela Zeno e la già citata Maria Rosaria Cantiello. Questa è la prima radiografia di un’organizzazione che aveva suddiviso con precisione ogni compito operativo. Nei prossimi giorni andremo ad esaminare nel dettaglio in che modo avvenivano questi ingressi nelle banche dati e soprattutto chi fossero le vittime di questa attività. Per il momento i nomi emersi sono quelli di Alex Britti e Lory Del Santo ma non è escluso che ce ne siano altri. Infine cercheremo di comprendere in che modo l’organizzazione capitalizzava le informazioni ricevute e per le quali versava soldi corruttivi ai pubblici ufficiali che si prestavano.