Per 5 Stelle e il Governatore Fico esiste solo la questione morale “dei cazzi propri“. Due candidate del campo largo a Melito sono tra gli impresentabili della Commissione Antimafia, ma il Governatore fa finta di nulla
21 Maggio 2026 - 18:50
Immaginate un po’ se questo fatto si fosse verificato dalla parte opposta cioè nelle liste in appoggio al centro destra . Avremmo registrato un altro sermoncino attinto dal Bignamino di Ignazio Savonarola o dell’avvocato Maximilien Robespierre
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MELITO – (g.g.) Melito nuovamente nella bufera politica che aumenta ancor più di intensità rispetto al livello già alto di questa campagna elettorale per le elezioni comunali nel momento in cui la Commissione Antimafia, come fa in occasione di elezioni politiche regionali e comunali, ha pubblicato, tra gli altri, l’elenco dei candidati cosiddetti impresentabili in quanto attinti da significativi e spesso pesanti problemi giudiziari.
I due, anzi le due dato che si tratta di una coppia di donne, si sono candidate nelle liste a sostegno della sfidante sindaca del campo largo e dunque del centrosinistra, Dominique Pellecchia. Proprio qualche giorno fa il governatore della Campania, Roberto Fico, aveva voluto essere presente nella città di Melito per un incontro a sostegno della candidata Pellecchia e delle sue liste. Un incontro durante il quale Fico ha sfoggiato il repertorio classico del partito di cinque stelle ossia quello della legalità e della intransigenza nei confronti di persone che svolgono o aspirano a svolgere l’attività politica pura avendo problemi con la giustizia.
Ma quello di Fico è stato un sostanziale auto gol visto che proprio all’interno delle compagini elettorali che sostengono la candidata del centro sinistra Pellecchia concorrono ad un seggio in consiglio comunale Anna Ranucci della lista “Un patto per Melito” vicino al Presidente Fico in persona in quanto nella stessa risulta candidata anche la nipote di Nino Simeone, attuale capogruppo in Consiglio regionale della lista Fico. Oltre alla Ranucci si schiera nel campo largo anche Lucia Roma che milita nella lista Centro Democratici Uniti che fa riferimento a Giovanni Mensorio, altro consigliere regionale che sostiene Roberto Fico. Di
Sia la Ranucci che la Roma sono comprese nell’elenco degli impresentabili, ci pare che i nomi siano 28 in tutto, di cui 12 campani, licenziato dalla Commissione antimafia costituita da deputati e senatori. La Ranucci è stata rinviata a giudizio con l’accusa di accesso abusivo a sistema informatico la seconda, cioè Lucia Roma è stata condannata ad Ancona alla pena di un anno e due mesi di reclusione e 300 euro di multa per tentata estorsione..
Va notato che tutti gli esponenti del centro sinistra napoletano si sono tenuti lontani da Melito. finanche gente che non si impressionare più di tanto da fatti del genere come il vice presidente della giunta regionale, Mario Casillo da Boscoreale, scaltro e attento all’involucro della sua reputazione. Solo Fico è andato. Ma il governatore non deve poi lamentarsi se uno mette in evidenza quello che, quantomeno, è un caso di doppia morale.
Pane al pane e vino al vino: siccome 5 Stelle ha spaccato i coglioni all’Italia, con rispetto parlando per i coglioni, con il suo giustizialismo, con la retorica incendiaria dei Savonarola in scala 1 ad 1milione poi è chiaro che quello che può essere considerato un peccato veniale, un errore di distrazione o di valutazione per politici di altri partiti diventa legittimamente imperdonabile quando a muoversi è un autorevolissimo esponenti dei pentastellati, per di più governatore della seconda o terza regione d’Italia
Mettiamo il caso che due candidati della lista avversaria del centro destra, che appoggia la candidatura a sindaco di Giovanni Barretta avesse avuto al proprio interno un candidato condannato per tentata estorsione e un altro rinviato a giudizio per ingresso illegale in sistema informatico. Non avrebbe costituito una possibilità, bensì una certezza matematica, la presenza nella sua esposizione oratoria compiuta insieme a quella del candidato sindaco del campo largo, di argomentazioni riguardanti “il solito centro destra pieno di ladroni e maneggioni “.
E nè Dominique Pellecchia si può giustificare asserendo che il certificato del casellario giudiziale delle due candidate subiodice fosse vuoto. Perchè questa storia su cui la politica marcia, deve finire. Una cosa, infatti, è lo status giudiziario di una persona al quale giustamente è non colpevole fino ad eventuale sentenza definitiva e dunque passata in giudicato, altra cosa è la valutazione sull’opportunità morale, sul piano di quella morale che 5 Stelle ha fatto diventare fondamento ed elemento costitutivo della sua identità politica di candidare persone che nel caso in cui fosse chiesto come doverosamente dovrebbe essere fatto da parte di ogni partito e di ogni promotore di lista, il certificato dei carichi pendenti da associare necessariamente a quello del casellario giudiziario, chiaramente risulterebbe.
