IL FOCUS. Le ville dei discendenti del Superboss Peppe Papa (omicidio imposimato) sono abusive per sempre e il Comune di Sparanise illegalmente non apre la procedura per l’abbattimento
22 Maggio 2026 - 20:00
Torniamo a più di un anno di distanza su un fatto gravissimo ripercorrendo passo passo e documenti alla mano questa incredibile storia nella quale lo Stato di Drirtto alza bandiera bianca. A proposito, ma il Colonnello dell’Esercito, nonché primo cittadino Fabrizio De Pasquale non ha detto di considerarsi un campione della legalità? Zero da parte sua, da parte della dirigente dell’Ufficio Tecnico che ripercorre i passi del geometra Virgilio e niente dai Vigili Urbani
SPARANISE (gianluigi guarino) – Sapete perché il destino di questa terra è a tinte fosche, anzi foschissime? Perché questo giornale, che fino a qualche anno fa era del tutto ignorato in base al pensiero debole che sortiva dalla pigrizia mentale della magistratura la quale considerava importante solo quello che era pubblicato sui cosiddetti e sedicenti giornaloni, solo da poco tempo comincia a suscitare qualche interesse e qualche riflessione da parte dei titolari dell’azione penale. Non però, al punto da intervenire su fatti da noi denunciati gravi e clamorosi e che in ogni altra parte d’Italia e del mondo costituirebbero dei veri e propri pugni in faccia, in grado di determinare giocoforza delle autorità giudiziarie. Insomma, si continua, per molte cose, a snobbare CasertaCe.
LO SCANDALO DELLE OTTO VILLE DEGLI “EREDI” DEL BOSS PEPPE PAPA
Poco più di due anni fa, precisamente il 9 aprile 2024 abbiamo scritto un articolo (clicca qui per leggerlo) in cui spiegavamo per filo e per segno, trattando conseguentemente dunque gli eredi del super boss Giuseppe Papa come cittadini degni comunque del massimo rispetto e dell’erogazione di ampi punti di argomento, il perché della patente e irreversibile illegalità delle ville – e che ville – da loro edificate in un’area di Sparanise prospiciente a Via Calvi, cioè a una delle due strade di ingresso all’abitato del paese caleno.
Quell’articolo fu scritto a paragrafi, con ampia profusione di argomentazioni e documentazioni. Eppure, quelle ville, non sappiamo fino a che punto, ma che vanno considerate attinenti a patrimoni connessi alle attività criminali di Peppe Papa, stanno ancora lì. Belle, tranquille. Un vero e proprio monumento, come se si trattasse di una messa nera celebrativa di un’illegalità accettata, subita dallo Stato e che rappresenta, attenzione, un esempio tossico fornito alle persone per bene, alle persone oneste, sul fatto che qui da noi, e in questo caso a Sparanise, a vincere è la camorra, sono i furbi e chi viola le leggi, mentre quelli onesti sono i fessi che soccombono.
Un dato, questo, tutto culturale rispetto al quale possiamo dire che la nostra è destinata a rimanere una terra dannata, perché se lo Stato non è in grado di affermare sé stesso come Stato di diritto, vuol dire che tante persone oneste penseranno: “ma a me chi me lo fa fare? Mo faccio un abuso edilizio o un reato di altro genere pure io”. Ripercorriamo rapidamente la storia, ricordandovi che in quell’area insistono numero 8 ville, più un capannone industriale e altre strutture destinate all’allevamento di bestiame. C’è poi una “bella” pompa di benzina che insiste sul terreno dei Papa ed è attiva, non sappiamo se direttamente gestita dagli stessi Papa o da un’altra persona che paga un canone di locazione.
Rapidamente ricordiamo le tappe fondamentali della vicenda: nell’anno 2006 la Polizia di Stato realizzò delle indagini finalizzate a verificare la legittimità dei titoli autorizzativi, ma soprattutto se esistesse una rispondenza tra i contenuti dei titoli autorizzativi, cioè delle concessioni edilizie, e l’identità dei manufatti, che al tempo erano ancora in fase di realizzazione con i cosiddetti rustici già edificati.
Precisiamo – e ricordatevi sempre questo punto fondamentale – che l’area in cui insistono le otto ville dei Papa, il capannone industriale di Nicola Papa, quello di allevamento di Giuseppe Papa gestito dal figlio e la pompa di benzina era ed è classificata ancora oggi come zona agricola. Non esiste un nuovo PUC e, ma se esistesse, va sottolineato che tutto quello che viene realizzato in difformità o tu lo regolarizzi con un condono, qualora questo si possa fare, oppure lo devi abbattere: non c’è una terza via. Queste indagini portarono all’accertamento, ad opera della polizia giudiziaria, della non corrispondenza della destinazione d’uso dei manufatti, già, come detto, in fase di realizzazione, rispetto al titolo autorizzativo, ossia alla concessione edilizia.
Fu depositata un’informativa alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e allora il pubblico ministero Silvio Marco Guarriello, oggi procuratore aggiunto di Foggia, la studiò e decise, nell’esercizio dei suoi poteri, di chiedere al giudice per le indagini preliminari se esistessero, come lui riteneva, motivi giuridici per procedere al sequestro preventivo di quelle ville in costruzione.
Il GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si persuase, considerò valide le indagini di polizia giudiziaria e le conclusioni a cui era arrivato il pubblico ministero. Conseguentemente, da giudice della Repubblica italiana, decretò il sequestro di quelle che, al tempo, erano le due ville oggetto delle indagini, di Girolamo e Umberto Papa, figli di Francesco Papa, fratello del super boss Peppe Papa.
Capito? Chiaro? C’era un decreto del giu-di-ce.
IL DECRETO DI SEQUESTRO E VINCENZO VIRGILIO FA LO GNORRY
Ne seguì ovviamente un procedimento penale, dato che l’abuso edilizio è un reato. Ai due titolari fu contestata la violazione dell’articolo 44 del Testo Unico sull’Edilizia, siglato come DPR 380/01. Questo procedimento non si è concluso probabilmente con un’assoluzione, ma i tempi lunghi degli apparati processuali italiani hanno portato a un non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.
Trasferiamoci ora nell’UTC del Comune di Sparanise. Noi – e lo abbiamo scritto e motivato più volte – non abbiamo nutrito e non nutriamo alcuna stima per il geometra Vincenzo Virgilio, per anni capo incontrastato dell’Ufficio tecnico. Ben inteso, questo è un nostro punto di vista opinabilissimo, che cercheremo di non far pesare nell’analisi dei fatti accaduti, provando a spiegarvi su quale base abbiamo costruito questa nostra convinzione. Virgilio sostenne che nel 2005 aveva rilasciato una concessione edilizia, o permesso a costruire che dir si voglia, precisamente la numero 36 del 9 giugno 2005, con la quale autorizzava la costruzione di due depositi in cui riparare mezzi agricoli. Virgilio cumulava i terreni posseduti dai richiedenti Girolamo e Umberto Papa a Pietramelara con quelli di Sparanise, utilizzando un istituto sulla carta consentito. Si registrarono, infatti, degli spifferi relativi alla validità del titolo di proprietà delle aree Pietramelara in una zona in cui, però, negli anni successivi effettivamente i Papa hanno insediato degli allevamenti.
In pratica Virgilio si tolse, come si suol dire, “dalle botte”, però – e qui Virgilio si arrabbia ma dovrebbe,invece, ragionarci sopra – avendo lui rilasciato quel tipo di titolo autorizzativo, è mai possibile che l’ufficio tecnico insieme ai vigili urbani, a cui tocca per legge il controllo sull’andamento delle concessioni, non si accorse che quei rustici, quegli scheletri delle ville portavano chiaramente a immobili di residenza e non a una piccola casetta per i custodi o degli attrezzi agricoli, unico uso consentito su un terreno agricolo già utilizzato per la sua destinazione?
Ecco quello che noi abbiamo sempre imputato al geometra Virgilio e su cui si basa la nostra disistima, poi cresciuta con i fatti verificatesi successivamente. Attenzione: ciò, Virgilio lo doveva già fare prima del sequestro e non l’ha fatto. Per cui, che si arrabbia a fare epresentando querele che vengono immancabilmente cestinate? Non l’ha fatto – ed ecco l’aggravante che alimenta e fa crescere la disistima – nemmeno rispetto a un pesantissimo titolo dell’autorità giudiziaria, rispetto a un decreto del GIP.
IL PROVVEDIMENTO DEL GIP E L’INSANABILITA’ SANCITA DAL PM GUARRIELLO
Ma cosa aveva scritto il giudice Pepe in questo provvedimento? Ve lo scriviamo subito. Precisando, però, prima che il procedimento penale è il 10900/06 del registro generale delle notizie di reato, poi diventato parte integrante della documentazione del GIP con decreto n. 2975/07 RG GIP.
In pratica, noi sosteniamo che Virgilio si sia girato dall’altra parte. Se, al contrario, il geometra ritiene e sostiene che non sia così, che per lui si sia trattato solo di una distrazione, nessun problema. Ci scriva e pubblicheremo integralmente il suo punto di vista, aprendo un confronto più fertile.
Ma torniamo ai contenuti del provvedimento del Gip, il quale considerava in tutto e per tutto valido l’impianto accusatorio del PM Guarriello e riteneva che quegli immobili fossero stati costruiti in totale difformità rispetto al titolo autorizzativo. Per questi motivi ne decretava il sequestro preventivo. E siccome nel capo d’imputazione quell’abuso edilizio era considerato “insanabile”, è chiaro che questa impostazione sia stata recepita anche dall’organo giudicante.
E d’altronde, se negli anni i Papa non hanno mai presentato una richiesta di sanatoria, ci sarà anche un perché.
Vi chiediamo di fidarvi sulla parola? No. E quindi vi pubblichiamo lo stralcio preciso in cui il PM afferma: “(…) rilevato che l’attività illecita di costruzione del manufatto è in atto; che in ogni caso possono essere aggravate o protratte le conseguenze del reato o agevolata la commissione di altri reati, in quanto i lavori potrebbero continuare e perché per le opere già terminate si protrarebbe e si aggraverebbe la lesione all’equilibrio urbanistico-ambientale del territorio (…) i manufatti non sono sanabili (…)”.
In poche parole, il PM Guarriello sancisce l’insanabilità dei manufatti e il sequestro serve a impedire la consumazione definitiva dell’abuso.
Come si suol dire, le ultime parole famose: l’abuso è stato poi consumato e straconsumato e oggi auto fiammanti e luci brillanti abitano quelle ville, nel vero e proprio “Papa Park”.
IL SINDACO DE PASQUALE, L’ATTUALE CAPO DELL’UTC E I VV. UU. COLPEVOLI E MORALMENTE COMPLICI
Il procedimento penale è andato come è andato.
Per quanto riguarda il provvedimento di sequestro non sappiamo se questo sia ancora in vita oppure no. Al contrario, sappiamo che nessuna novità c’è stata per arrivare a una pur cervellotica assentibilità, ossia ad una validazione delle super ville di residenza intese come tali, per cui oggi la signora a capo dell’Ufficio tecnico e, con lei, il sindaco Fabrizio De Pasquale, colonnello dell’Esercito che la legalità la predica a chiacchiere, e non ne parliamo proprio poi dei vigili urbani, hanno realizzato quello che i propri predecessori non hanno voluto realizzare e avallano a loro volta un grave abuso edilizio, dato che nel momento in cui il GIP Pepe rimandò la valutazione delle illegalità compiute al capo di imputazione formulato dal PM Guarriello, ha anche assorbito, come detto, l’insanabilità dei gravi abusi compiuti.
In poche parole quelle ville, quelle case, vanno abbattute senza se e senza ma. E siccome questo non avviene, la magistratura – e ci rifacciamo così alla nostra lamentela di inizio articolo – come fa a tollerare un abuso, un’illegalità che si trascina da ben 20 anni?
L’articolo finisce qui, però sappiate bene che tra un mese lo ripubblicheremo con qualche integrazione e, se anche allora non succederà nulla, dalla cadenza mensile passeremo a quella a dieci giorni, poi a cinque, e poi diventerà un tormentone quotidiano. Qualcuno ci deve rispondere e ne deve rispondere.
Alla prossima.
