REGGIA. Il “lutto” per il dopo-Maffei tra nodi irrisolti e il toto-direttore

24 Maggio 2026 - 10:10

Caserta (pm) La successione della DG alla Reggia – che dovrebbe compiersi entro il 5 giugno prossimo, a detta dello stesso Ministero della Cultura, se il concetto di pianificazione ha ancora un senso da quelle parti, specie con tutto il tempo che hanno avuto a disposizione per provvedere – si sta trasformando, da un normale e fisiologico avvicendamento a un incarico già abbondantemente ed eccezionalmente prorogato, in una sorta di lutto cittadino. Metaforicamente inteso, va da sé, ed anzi alla signora Maffei auguriamo tutto il bene possibile e una lunga, lunghissima vita.

Come in tutti i riti funebri si tessono le lodi del de cuius, nonostante in vita sia stato magari piuttosto scapestratello, anche in questo caso avviene lo stesso. Attenzione, siamo i primi ad ammettere che nei suoi sette anni di direzione l’architetto Maffei abbia fatto molte cose buone, anche grazie agli ingenti finanziamenti senza precedenti di cui ha goduto il museo vanvitelliano, ma ciò non deve far dimenticare i tanti e rilevanti nodi irrisolti o risolti in maniera più che opinabile. E non certo per imputarli a questo o a quello, ma per amore di verità. Per non tediare il lettore, non possiamo andare che per cenni. Ci riferiamo alla enorme vicenda dei lecci della via d’Acqua, all’alimentazione dell’Acquedotto Carolino, alla credibilità scientifica dell’istituto minata dalla vicenda del marmo del principino Carlo Tito e da quella dell’allestimento incoerente della collezione Terrae Motus negli ambienti reali, nonché ai danneggiamenti subiti dal vestibolo e gestiti in un clima di insopportabile e gratuita segretezza. E si potrebbe continuare.

C’è poi il capitolo esequiale delle prefiche inconsolabili. Ogni giorno ne leggiamo una che, senza diversità di genere, piange la dipartita dal Palazzo Reale. Non essendo coevi del periodo d’oro della direzione di Gino Chierici non ci risulta direttamente, ma non ci è capitato di leggere di cose simili a quel tempo per una figura che aveva giganteggiato a Caserta. E questo, a nostro modo di vedere, pure significa qualcosa. Si aggiungono, quindi, i “cuonsoli” che vengono portati in queste ore da associazioni e attività legate alla Reggia in qualche modo.

Intanto aspettiamo che vengano svelati i nomi dei pretendenti all’incarico. Da quelli trapelati per indiscrezione o per ammissione stessa degli interessati, come ad esempio la capa di una società di eventi, ci pare plausibile che possa averci fatto un pensierino anche la mitica donna Imma Polese.

Per piazza Carlo di Borbone, dopo questo ennesimo commissariamento del Comune, vedremo che ne sarà. Intanto ieri mattina vi abbiamo fatto una capatina. Abbiamo visto i soliti ambulanti abusivi (evidentemente siamo fortunati perché, al contrario delle forze di vigilanza dell’area, tutte le volte ne vediamo qualcuno all’opera indisturbato), i consueti bivacchi sui prati con le persone intente a prendere il sole a torso nudo e la solita desolazione dei “campetti” disseccati e inariditi. Il recente taglio della vegetazione incolta ha lasciato scoperte siepi ridotte a sterpi e con vaste fallanze, su un terreno brullo e polveroso. In tutto ciò sono iniziati i lavori di allestimento del mastodontico palco per la prossima e lunga stagione di spettacoli, che certamente bene alla suggestione e all’armonia del luogo non potrà fare.

Ma qui si innesta il tema dei temi, ovvero che fare dello spazio monumentale. Speriamo che il nuovo direttore della Reggia, a cui spetterà decidere, abbia l’indipendenza, la fortezza e la capacità di proteggerlo dalle spinte di chi già ne vuole fare occasione di arricchimento personale o trasformarlo in un parco di intrattenimento, con tanto di bancarelle e sagre, dove tutti vanno nella “splendida location” per lo schiribizzo del momento. Si provi a dire ai cinofili, ad esempio, che quei prati non sono fatti per far divertire le loro bestiole, che forse già dovrebbero essere gratificate dai manifesti a morto che vengono dedicati loro. E se si andrà allo sbracamento politico, all’amichettismo, come tutto lascia credere, a quel punto non ci sarà salvezza. Altro che cultura.

Chiudiamo, in questo clima cabalistico, azzardando qualche nome del possibile erede alla prossima direzione, desunto da una valutazione probabilistica, e chissà che non ci prenderemo: Cecilie Hollberg, Paolo Giulierini, Cristiana Collu, Edith Gabrielli, Stéphane Verger, Annamaria Mauro.