FOTO. Possibile (e catastrofica) chiusura del Pronto soccorso del Pineta Grande Hospital. Sit-in davanti all’Asl e interviene anche il vescovo Lagnese
5 Giugno 2026 - 17:36
Lavoratori, sindacati e cittadini in piazza per difendere il presidio sanitario. Si tratta di un servizio fondamentale per 75mila utenti l’anno. 39 milioni di euro di trasferimenti dovuti e non versati
CASTEL VOLTURNO – Adesso la preoccupazione si sta trasformando in mobilitazione. Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla direzione del Pineta Grande Hospital sul rischio di sospensione dell’attività del Pronto Soccorso, questa mattina lavoratori, sindacati e cittadini sono scesi in piazza davanti alla sede dell’Asl di Caserta per chiedere risposte immediate sul futuro di uno dei presidi sanitari più importanti dell’intera provincia.
Una protesta partecipata, alla quale hanno preso parte le organizzazioni sindacali della sanità di Cgil, Cisl e Uil, numerosi dipendenti della struttura e tanti cittadini, compresi diversi stranieri residenti sul litorale domizio, che vedono nel Pronto Soccorso di Pineta Grande un punto di riferimento essenziale per la tutela della salute.
Al termine della manifestazione una delegazione è stata ricevuta dai vertici dell’Asl Caserta, ottenendo l’impegno per un incontro urgente già fissato per lunedì in Regione Campania. Un passaggio ritenuto fondamentale per tentare di scongiurare una crisi che rischia di avere conseguenze pesantissime sia sul piano sanitario che su quello occupazionale.
Secondo quanto denunciato dalla proprietà della clinica, alla base della vertenza vi sarebbe la mancata definizione del contratto per il 2026 e il mancato riconoscimento economico delle attività di emergenza-urgenza svolte dal presidio tra il 2022 e il 2025. Una partita che, stando ai numeri forniti dalla struttura, varrebbe circa 39,3 milioni di euro.
Una situazione che la direzione dell’ospedale considera non più sostenibile e che potrebbe mettere a rischio la prosecuzione delle attività del Pronto Soccorso, con inevitabili ripercussioni sull’intera rete dell’emergenza provinciale.
I numeri del Pineta Grande spiegano bene la portata della questione. La struttura impiega circa mille lavoratori e garantisce assistenza a un bacino di oltre 75mila utenti l’anno, tra cui circa 20mila cittadini extracomunitari. Un presidio che, soprattutto durante la stagione estiva, quando la popolazione del litorale cresce in maniera esponenziale, rappresenta un elemento decisivo per evitare il collasso degli altri ospedali della provincia.
La clinica rivendica inoltre il proprio ruolo all’interno della rete regionale dell’emergenza e delle alte specialità, dall’oncologia alla cardiologia per il trattamento dell’infarto miocardico acuto, dalla traumatologia all’area materno-infantile. Non a caso Pineta Grande è oggi il primo punto nascita dell’intera provincia di Caserta.
Nei giorni scorsi erano già intervenuti i parroci di Castel Volturno con un appello alle istituzioni. I sacerdoti avevano sottolineato come il Pronto Soccorso rappresenti non soltanto un servizio sanitario, ma anche un presidio di prossimità, sicurezza e speranza per un territorio che continua a fare i conti con una storica carenza di strutture pubbliche e servizi.
Oggi, a rafforzare ulteriormente il fronte di chi chiede una soluzione, è arrivata anche la presa di posizione dell’arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, monsignor Pietro Lagnese.
Il presule ha dichiarato di seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda, auspicando che le istituzioni competenti vogliano tutelare un servizio sanitario strategico non soltanto per il litorale domizio ma per l’intera provincia di Caserta.
Monsignor Lagnese ha inoltre espresso vicinanza ai lavoratori e ai pazienti del Pineta Grande Hospital, evidenziando come un’eventuale chiusura del Pronto Soccorso inciderebbe pesantemente sulla vita di migliaia di persone, sia sotto il profilo dell’assistenza sanitaria sia per quanto riguarda i livelli occupazionali.
Parole che confermano la dimensione ormai non più soltanto sanitaria della vicenda. Perché il futuro del Pronto Soccorso di Pineta Grande riguarda un territorio già fragile, alle prese con croniche carenze infrastrutturali e con una domanda di salute in costante crescita.
La partita si sposta ora in Regione Campania. Da quell’incontro atteso per lunedì potrebbero arrivare le risposte che lavoratori, cittadini e istituzioni locali attendono per evitare che uno dei presidi più importanti della sanità casertana si trovi costretto a ridimensionare o addirittura interrompere un servizio considerato essenziale per l’intera comunità.
