LA DOMENICA DI DON GALEONE…
7 Giugno 2026 - 06:27
7 giugno 2026 ✶ Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo (A)
Celebrare l’eucaristia nel cuore della vita!

Ti ho condotto per questo deserto, luogo di serpenti e di scorpioni In questo tempo di violenza e di confusione, la festa del Corpus Domini, con la sua processione lungo le strade coperte di fiori, può essere un raggio di speranza che viene da Dio. Il messaggio che questa tradizione ci trasmette è quello di tenere unite l’eucaristia e la vita, di non adorare l’eucaristia al di fuori della vita e della storia. Che senso può avere questa processione oggi? Anche noi oggi dovremmo ricordare tante cose del nostro viaggio, non solo gli scorpioni e i serpenti (Dt 8,15), ma anche l’acqua sgorgata un giorno dalla roccia, all’improvviso, e la manna discesa dal cielo, quando credevamo di morire di fame. Quante volte eravamo disperati e tristi, ed ecco dal cielo un aiuto, uno squarcio, a ricordarci che non viviamo la storia da soli, chiusi nel tragico cerchio dell’immanenza. Quante piacevoli sorprese! Potremmo dirci che quelle sorprese sono subito passate, che il vecchio dura, mentre il nuovo viene come un fiore che sboccia e la sera è già secco. Ma dentro la roccia arida scorre la linfa. Questo lo sappiamo perché Dio è presente nella vita. Questa è la nostra fede! Certo, evidente è la vecchiaia e non la novità, la ferocia e non il perdono, l’egoismo e non la solidarietà, la morte e non la risurrezione. Ma chi vuole solo l’evidenza deve rassegnarsi a essere il custode del passato.
Camminare incontro a Qualcuno! Noi oggi non siamo in grado di fronteggiare le nuove esigenze con gli obsoleti schemi interpretativi. L’inquietudine serpeggia, scompone le tradizionali sicurezze. Gli stessi educatori non sanno dove indirizzare le nuove generazioni. Anche le ideologie si rivelano incapaci a leggere i segni dei tempi e a liberare l’uomo. Constatiamo che le nostre previsioni sul futuro sono sempre legate alla provvisorietà: dieci anni fa avevamo previsto un futuro molto diverso da quello attuale. Questa difficoltà previsionale genera angoscia: non ci sono più maestri da ascoltare, né leaders politici da seguire. Nello smarrimento collettivo si ritrovano l’alunno e il maestro, il figlio e il padre, il cittadino e il politico. Per comprendere il futuro, non bastano le informazioni del computer; occorre una sapienza umana e divina che non si impara sui libri o nelle scuole, e questa sapienza si può trovare in un’analfabeta e non in un illustre Premio Nobel. L’uomo, chiuso nel monologo della “giara” di pirandelliana memoria, presume di comprendere gli altri, conforma e deforma la realtà come i malcapitati nel letto del brigante Procuste.
Solo chi ama, comprende in profondità. L’amore, oltre che un nobile sentimento, è anche uno strumento epistemologico. I libri ci stancano, la filosofia ci deprime, la scienza è ambigua, solo la sapienza restituisce a noi la giovinezza, ci fa guardare gli uomini con solidale ottimismo. La disposizione al futuro, al diverso, all’inedito è un condimento sapienziale assolutamente necessario: chi non lo possiede, rischia di cadere nella disperazione. Chi vive nella luce del la sapienza, vede nei crepacci del presente il fiore che nasce, l’erba che spunta da sotto il lastricato della civiltà: decodifica il tempo che, nel chiarore antelucano annuncia l’arrivo dello Sposo. In fondo, la fede è questa certezza: il Signore sta venendo! Noi gli stiamo andando incontro. Davanti all’uomo non c è il vuoto o qualcosa; non c’è l’oggettività inerte dei fatti, non c’è un orizzonte senza palpiti e senza risposte. Il Vangelo ci incoraggia: noi andiamo incontro a Qualcuno! BUONA VITA!

