L’EDITORIALE. Il presunto tentativo di violenza sessuale del senatore Silvestro. Noi (da soli) l’avevamo detto che con questo qui finiva a schifìo. Il materasso della sapienza e quello della caciotta
7 Giugno 2026 - 20:04
di Gianluigi Guarino
“Il materasso, il materasso, il materasso è il massimo che c’è…..”. Così cantava Renzo Arbore siglando la chiusura del programma cult, che più cult non si può, della televisione italiana degli anni Ottanta. Il materasso dei goliardi e, in quanto tali, intelligenti, taglienti, satirici, tanto forti di cervello da potersi consentire un lusso che non tutti gli interpreti della satira si sono potuti permettere in passato e possono consentirsi oggi: rimanere gentili, leali, imparziali. Quel materasso rivoluzionò gli stili della televisione e le abitudini degli italiani, abbiocco-immunizzati dall’attesa non distratta e mai esausta di quella canzoncina in finale di programma.
Ci pensavo stamattina quando ho letto la notizia del coinvolgimento del senatore campano di Forza Italia Francesco Silvestro in un presunto caso di violenza sessuale (CLICCA E LEGGI L’ALTRO NOSTRO ARTICOLO). L’ha riportata il celebre sito Dagospia, che, come indica la radice nominalistica della testata, è stato fondato, tanti anni fa, da Roberto D’Agostino, scrittore, giornalista, ma soprattutto goliarda e fantasista nella meravigliosa ciurma arboriana di Quelli della notte.
Roberto D’Agostino diviene, dunque, il vettore, il fisico testimone, il messaggero genetico di un’involuzione della specie, che prende le mosse da quel materasso di 40 anni fa, il materasso dell’intelligenza, della gentilezza, del riposo della carne e dello spirito, della pace interiore, della serenità, dell’autoironia di chi sa ridere prima di tutto di sé stesso, e che arriva al materasso di oggi, al materasso di Silvestro, al materasso di un vero e proprio fior di caciotta, che, stando a quel che sostiene chi lo denuncia, avrebbe preteso sesso senza consenso, senza chiedere il permesso, da un’imprenditrice che voleva vendergli il vino da utilizzare durante l’evento dell’inaugurazione – immaginiamo sobria alla stregua della sagra del rutto scoreggiato – della villa a Capri acquistata da mister Eminflex, così ribattezzato da tempo dal nostro giornale in funzione del brand dei materassi, generatori delle fortune imprenditoriali di Silvestro.
Ora potremmo dire che Casertace aveva previsto tutto sin dai primi mesi del 2022, da quando cioè il nome di Francesco Silvestro aveva cominciato a girare, come una sorta di minaccia al minimo sindacale del decoro politico, quale probabilissimo candidato di Forza Italia in una Campania, mai icone in quel caso infelix.
Ma chi è questo qui – pensammo – per caso quello dei materassi, quello di Arzano che aveva fatto sciogliere dal presidente della Repubblica l’Amministrazione e il Consiglio comunale della sua città organo guidati proprio dal Silvestro nella veste di presidente, per aver perorato e organizzato un triangolare tra lui stesso, il sindaco e il capozona locale del potente e sanguinario clan camorristico dei Moccia? Ma siete impazziti? Ma davvero lo volete candidare, aggiungemmo, passando dal pensiero all’azione giornalistica? Insistemmo.
A quel ounto, ci saremmo potuti fermare sl massumo un po’ più in là, al rinvio a giudizio che Silvestro subì e che lo inchiodò alla sbarra in un processo che l’incertezza del diritto, che mina da decenni, nel nostro Paese, un’architrave della democrazia, ha sciolto nel solvente della prescrizione, mai come in questo caso provvidenziale per il senatore arzanese.
Ci saremmo potuti assestare in questa zona di comfort per ribadire periodicamente l’incontestabile impresentabilità di Silvestro, magari integrando il dossier ogni tanto col sale di qualche seratina allegra trascorsa con il suo amicone Giovanni Zannini, che, di Silvestro, è diventato fratello siamese per mentalità e modo di concepire la politica, autentica mucca da mungere e da divorare con fameliche e inesauste fauci.
Ma non ci siamo fermati, perché, a un certo punto, così come capitò, a suo tempo, Giggino ’a Purpetta, al secolo Luigi Cesaro, anche Silvestro ha stimolato il nostro interesse di appassionati dell’antropologia. E così, abbiamo cominciato a osservare le sue mosse, i suoi interventi parlamentari (si fa per dire), le sue dichiarazioni inconsulte, al limite del metafisico, come quella erogata subito dopo l’arresto della vicesindaca di Santa Maria a Vico, Veronica Biondo, già pronta a candidarsi alle elezioni regionali proprio in Forza Italia, che mister Eminflex festeggiò definendolo testualmente “il miglior regalo possibile per il suo compleanno”, che cadeva proprio nel giorno di quel blitz chiesto e ottenuto dalla Dda.
Silvestro ci ha stupiti in altre occasioni, ma ancor più di lui ci ha stupiti uno dei magistrati di punta dell’Antimafia napoletana nella lotta al clan dei Casalesi e nella caccia ai suoi latitanti di punta, primo fra tutti Michele Zagaria. Parliamo di Catello Maresca, che ha accettato incredibilmente l’inglorioso incarico di angelo custode di Silvestro, il quale molto ha utilizzato, provando a realizzar giovamento anche a Zannini, il nome di Maresca per comunicare e diffondere, attorno al proprio nome, una percezione di intonsa, ma per chi lo conosce la bene improbabilissima, moralità legalitaria.
Potremmo dire, alla luce dell’evento odierno, che noi di Casertace avevamo previsto in tempi non sospetti il botto che avrebbe fatto ineluttabilmente Silvestro e il botto che avrebbe provocato all’immagine di Forza Italia, facile preda dei giornali orientati a sinistra, come dimostra la decisione del direttore di Repubblica Mario Orfeo, non esattamente un giornalista di cappa e di spada, che stamattina, con la storia del presunto tentativo di violenza sessuale perpetrato da Silvestro, ci ha aperto il giornale.
Ripeto, noi potremmo ricordare a tutti che Casertace l’aveva detto e che è stato l’unico organo di informazione d’Italia ad averlo sostenuto e ribadito. Ebbene, sapete cosa c’è di nuovo? C’è di nuovo che stavolta lo vogliamo ricordare proprio a tutti che siamo stati noi, e solo noi a scruvere più volte che con questo Silvestro sarebbe finita a schifìo.
Ce lo vogliamo proprio prendere il merito che deriva dalla nostra capacità, costruita ed alimentata ogni giorno da ore e ore di studio, di ricerca e di documentazione. E sapete cos’altro c’è di nuovo? Che della compagnia dei giornaloni e dei giornaletti che da stamattina si industriano e si affannano sulla notizia di Silvestro, diamo il benvenuto a uno solo: al grande Roberto D’Agostino, un irregolare come noi, che su quel materasso di 41 anni fa, su quel materasso dell’intelligenza salace e della libertà intellettuale, ha mosso i suoi primi passi, mentre io, dall’altra parte dello schermo, cantavo a squarciagola quella canzone che già conoscevo come un’opera di virtù.
