Vincenzo Lubrano junior, nipote del superboss omonimo, ci attacca col like del sindaco Cuccaro. Piuttosto rispondano a queste 4 domande altrimenti su Pignataro c’è vento di camorra

18 Giugno 2026 - 20:15

Abbiamo scritto volontariamente un articolo lungo e complesso perchè l’argomento è tanto serio da meritare un approccio ed una esposizione dosata nella sua esplicazione logica. Noi siamo dei liberai diversi da Palmesano ma la storicizzazione del clan Lubrano non è avvenuta e ci sarà solo se …

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PIGNATARO MAGGIORE(Gianluigi Guarino) Nelle ore successive alla pubblicazione del nostro articolo sulle certe, evidenti, connessioni politico elettorali tra il candidato sindaco, poi divenuto primo cittadino di Pignataro, Cesare Cuccaro e la famiglia del superboss Vincenzo Lubrano deceduto da diversi anni si sono registrate reazioni che hanno sottolineato una connessione tra quello che CasertaCe ha scritto e la narrazione del giornalista Enzo Palmesano su queste elezioni e, in generale, sulla vita e le opere del clan Lubrano. Ovviamente – e usiamo questo avverbio perchè siamo costretti quasi sempre a farlo in questa autentica valle di lacrime del vuoto culturale della provincia casertana – siamo costretti a ritornare sull’argomento per un motivo deprimente: chi si è espresso in questo modo ha letto solo superficialmente il nostro articolo, oppure non lo ha letto proprio. Se l’avesse fatto avrebbe capito dalla nostra premessa che noi ci consideriamo un’agenzia d’ informazione e di valutazione critica delle cose diversa da quella costituita da Enzo Palmesano che comunque espone il suo pensiero con strumenti variegati. Un pensiero sempre molto duro nei confronti dei Lubrano che però questa famiglia, se è vero quello che Vincenzo Lubrano junior sostiene nel post che ha scritto in Facebook e che pubblichiamo integralmente qui sotto, non dovrebbe recare disturbo dato che lui si considera, insieme ai propri congiunti, pienamente in grado e pienamente all’altezza di svolgere una funzione di cittadinanza normale e legittimata.

Qualora Palmesano dovesse sviluppare concetti valutati come diffamatori o calunniatori i Lubrano si possono recare dal proprio avvocato o dai carabinieri o dalla polizia oppure ancora dalla guardia di finanza e, nel rispetto dei diritti che l’ordinamento costituzionale riserva ad ogni cittadino, presentare una denuncia-querela. Lo possono fare nei confronti di Palmesano, lo possono fare nei confronti del sottoscritto e di CasertaCe

Noi siamo diversi da Palmesano per concezione culturale, per convinzioni maturate dentro ad un processo di studio di interessi di erudizione, che hanno portato il sottoscritto ad essere un liberale convinto e Palmesano a non essere affatto un liberale provenendo lui dalla comunque dignitosissima tradizione politica della destra nazionale. Noi non siamo solo liberali, ma apparteniamo ad una particolare idea del liberalismo storico-filosofico: quello riflettuto, ripensato, rimodulato, non radicale frutto della revisione, realizzata da Immanuel Kant della Critica della ragion pura ossia della critica di un’impostazione della vita e del pensiero che riteneva soprattutto attraverso il Razionalismo Cartesiano che tutto, ma proprio tutto, potesse essere spiegato dalla ragione, da un’evidenza che però inconsapevolmente diventava aprioristica e apodittica, per questo motivo illiberale. Se si legge uno scritto o si ascolta un comizio di Enzo Palmesano e poi si legge uno scritto di CasertaCe, chi ha un minimo di strumento cognitivo si accorge che quelle di Palmesano sono affermazioni secche, perentorie, esposte con il piglio di chi le ritiene indiscutibili. Leggendo, invece, un nostro scritto ci si accorge che noi amiamo utilizzare quella che ci è piaciuto ribattezzare come la tecnica dell’avvocato del diavolo cioè della figura di contraltare di contestazione prevista nel diritto canonico all’interno dei processi di canonizzazione e di santificazione. In poche parole quando affermiamo una cosa ci preoccupiamo subito di adoperarci per prevedere e per creare un confronto critico con quella che potrebbe essere la confutazione di ciò che scriviamo. Ci dispiace di essere stati un po’ complessi in questa premessa, ma è importante sottolineare queste cose soprattutto quando veniamo considerati, come ha fatto Vincenzo Lubrano junior, di essere dei cacciatori di streghe attraverso l’affermazione di una tecnica persecutoria palesatasi con la scelta di cerchiare di rosso la signora Rosa Nuvoletta vedova di Lello Lubrano e mamma di Vincenzo Lubrano junior.

Noi non abbiamo fatto altro, invece, che ribadire una tecnica giornalistica utilizzata da tutti i mezzi d’informazione quando si deve indicare la presenza di una persona all’interno di un ampio numero di altre persone. Si usa il cerchietto oppure la freccia. E poi, a pensarci bene, non si capisce per quale motivo Vincenzo Lubrano junior consideri scandalosa questa nostra attività dal momento che lui ritiene, senza se e senza ma, la sua famiglia al di sopra di ogni sospetto.

Essendo noi liberali non ci è mai passato nemmeno  per l’anticamera del cervello di valutare, come magari fa Palmesano in base alla sua cultura non liberale, impossibile in linea di principio che un Lubrano non attinto da alcuna misura di polizia o giudiziaria definitiva possa partecipare a un processo politico di formazione del consenso democratico da cui nasce un’istituzione rappresentativa qual è ad esempio un‘amministrazione comunale men che meno ci è mai passato per la testa che in linea di principio le colpe dei padri, dei nonni, dei mariti, degli zii debbano ricadere sui nipoti, sui figli e sulle mogli.

Detto ciò, però, caro Vincenzo Lubrano junior, la cultura liberale si offre al processo critico, alla riflessione che non può non investire in maniera diretta e doverosamente impietosa il tema del rapporto tra i nipoti, i figli e le mogli con i loro congiunti che hanno scelto di fare i camorristi.

Una relazione che non può essere considerata solo di tipo biologico o anagrafico ma deve svilupparsi anche come relazione storica. I Lubrano hanno partecipato attivamente a questa campagna elettorale e un loro affine, cioè, Antonio Magliocca marito di Valentina Lubrano, sorella di Vincenzo Lubrano  e figlia di Lello Lubrano e Rosa Nuvoletta nonché nipote del super boss Vincenzo Lubrano senior, alla carica di assessore comunale per cui il sindaco Cesare Cuccaro deve aver considerato esaurito, definito il percorso di storicizzazione della vicenda criminale di Vincenzo Lubrano senior, di un boss che va annoverato sicuramente tra i 10 o 20 più potenti d’Italia nell’arco temporale che va dagli anni 80 a quella serata del 2002 in cui il figlio Lello, papà di Vincenzo Lubrano junior e anche di Valentina Lubrano, fu trucidato dal clan dei casalesi in un omicidio che non noi CasertaCe, caro sindaco Cuccaro, ma la verità giudiziaria della Corte di Cassazione ha definito un regolamento di conti considerando dunque Lello Lubrano parte attiva della camorra di Pignataro Maggiore.

Don Vincenzo Lubrano ha un lignaggio criminale molto superiore alla dimensione territoriale su cui ha espresso il proprio controllo. Ciò perché atti giudiziari sacramentati raccontano che lui era uno dei pochi camorristi ad avere rapporti diretti con cosa nostra al punto che c’è chi ipotizza che lo stesso Totò Riina fosse presente ad uno dei matrimoni di famiglia. Lo stesso sposalizio tra Lello Lubrano e Rosa Nuvoletta figlia del super boss Ciro Nuvoletta matura dentro a questa struttura relazionale tra don Vincenzo e i grandi boss in grado di avere rapporti con la commissione dei corleonesi vincenti. Invece di scrivere post con delle ovvietà che raccolgono anche il like di Cesare Cuccaro come si può vedere dall’immagine che pubblichiamo in calce a questo articolo, Vincenzo Lubrano junior accettasse di rispondere a qualche domanda scomoda. Se lo farà gliene daremo atto. Cosa pensa della scelta di suo padre Lello di attribuirgli il nome di un super boss della camorra? Certo era suo nonno e il vincolo affettivo non può essere messo in discussione men che meno da noi. Ma se uno vuol far politica e vuole proporsi come contributore nelle istituzioni democratiche deve dire, al di la del legame affettivo cosa significa per lui portare il nome di Vincenzo Lubrano. Poi deve rispondere a una seconda domanda: cosa pensa della vita di suo nonno e cosa pensa della vita di suo padre, cosa pensa della vita dell’altro nonno, quello materno, ossia Lorenzo Nuvoletta e del suo prozio Ciro Nuvoletta?

E poi ancora risponda ad una terza domanda: cosa pensa delle scelte criminali di suo fratello Lorenzo Lubrano a cui si sente unito per ieri per oggi e per domani come risulta dalla foto del post Facebook pubblicato manco a dirlo da Antonio Magliocca oggi assessore comunale di Pignataro? Cosa pensa del fatto che suo fratello Lorenzo sia stato arrestato per il reato di estorsione compiuta ai danni di un gioielliere? E se eventualmente questa estorsione non è proprio tale nel senso letterale della parola, cosa pensa dell’atteggiamento intimidatorio che Lorenzo Lubrano avrebbe utilizzato insieme ad un gruppetto di suoi degni compari nei confronti di questo gioielliere allo scopo di recuperare una presunta somma di denaro che questi si sarebbe fatto prestare dal padre di uno del gruppetto? Se Vincenzo Lubrabo vuole realmente discutere con noi sulla piena legittimità politico morale a partecipare ai processi democratici del proprio paese dovrà poi ricostruire alla luce del sole l’intera storia economica sua e della propria famiglia, quella che ha portato a mettere in piedi l’attività, l’unica sulla carta, imprenditoriale consistente nell’apertura del caseificio o solo punto vendita – la cosa non è chiarissima – ‘’La Bufalina’’ in quel di Policastro Bussentino  amena e ricca zona cilentana

La facciamo pensare con calma signor Vincenzo Lubrano Junior. Noi siamo qui a disposizione e come abbiamo già detto a qualcuno con cui ieri abbiamo discusso sugli argomenti trattati nel primo articolo noi, essendo liberali non possiamo essere contemporaneamente dei crociati, siamo liberali ‘’più liberi’’ di un liberale ante litteram come Federico II il quale le crociate, suo malgrado, era costretto a farle ma proprio controvoglia dato che lui e non aveva proprio una gran voglia di discutere col mondo musulmano. Dunque, niente crociate contro la famiglia Lubrano, però il cammino di legittimazione di un loro ruolo all’interno del processo democratico deve essere duro, durissimo perché se Vincenzo Lubrano junior e il sindaco Cuccaro non rispondono alle domande formulate da CasertaCe non c’è storicizzazione del sanguinoso, vergognoso, trogloditico tacco del potere criminale di don Vincenzo Lubrano e di Lello Lubrano

 Tutto qui.