OSPEDALE DI CASERTA. Rotto il tavolo di confronto tra azienda e sindacati. La direttrice amministrativa sta nelle nuvole e il solito Cristiani fa i dispetti questa volta a Cgil e Uil

24 Giugno 2026 - 17:51

CASERTA (g.g.) – Pessime notizie dall’azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Chi scrive ha raccontato dettagliatamente, con centinaia di articoli, le vicende che hanno attraversato le ultime sei o sette gestioni, o forse anche più, diciamo da Alfano in poi, se ci mettiamo anche l’epoca della mia direzione al Corriere di Caserta, della stanza dei bottoni dell’ospedale civile.

Sapete che oggi, incredibile ma vero, per chi tanta tensione e tanta attenzione ha messo sempre nell’osservazione delle cose del massimo nosocomio casertano, avevamo difficoltà a ricordare l’attuale direttore generale?

Si chiama Volpe ed è un omonimo del prefetto. Entrambi si stanno segnalando per la loro evanescenza. Se non ci ricordiamo il nome del direttore generale è perché si è messo in una posizione di attesa che però si traduce in un’inerzia evidente nell’affrontare i nodi più seri, più gravi che formano i problemi annosi dell’ospedale.

Ci siamo dovuti ricordare che il DG si chiama Volpe di cognome e Gennaro di nome, avendo acquisito qualche notizia sull’esito dell’ultima riunione tra i vertici dirigenziali, tra gli attori della potestà amministrativa e i sindacati, riuniti nella cosiddetta delegazione trattante.

A dirla tutta, Gennaro Volpe non partecipa proprio a queste riunioni, avendo delegato per rappresentarlo la direttrice amministrativa Chiara De Biase. Guardando il suo curriculum uno è portato a pensare che abbia assunto un’esperienza significativa nella dirigenza amministrativa esercitata anche all’azienda ospedaliera Moscati di Avellino e nell’Asl di Benevento. A Caserta non ha lasciato un grandissimo ricordo quando ha diretto l’ufficio legale in tempi in cui si sciorinavano incarichi a legali esterni a più non posso, a dimostrazione che la struttura interna addetta al contenzioso non era l’optimum o il massimo dell’efficienza.

La posizione odierna della De Biase è quella ordinaria, conformista, niente di nuovo sotto il cielo: strizza per la Cisl che si fa rappresentare con una delega ad hoc dal 70enne, 80enne, 90enne, non sappiamo nemmeno quanti anni abbia, dato che sta facendo diventare vecchi anche noi, e lo raccontiamo da decenni, Nicola Cristiani.

Ultimamente, dopo un periodo di sbandamento, la Fials di Salvatore Stabile, che per un periodo era sembrata pronta a liberarsi delle croste del suo conformismo e del suo modo di fare sindacato sempre pappa e ciccia con le dirigenze, è tornata a flirtare con la Cisl.

Quando contrattano Cisl e Fials, l’alfabeto non è mai concentrato sulla sintesi degli interessi collettivi dei lavoratori e, specificamente, dei loro iscritti. Si ragiona sempre allo stesso modo, con i direttori e in questo caso con il direttore amministrativo: appariamoci, vogliamoci bene e poi facciamo magari qualche chiacchierata riservata in separata sede. Della serie, altro che sindacato.

Poi c’è Nursing Up, che se ancora oggi ha la maggioranza del personale del comparto sanitario, ossia degli infermieri, degli OSS, dei tecnici di radiologia, delle ostetriche dell’ospedale, è solo perché quando si siede presenta piattaforme trasparenti in cui ci sono richieste utili per tutti i lavoratori e naturalmente, in prima battuta, dei propri iscritti.

Va da sé che, con questi presupposti, i tavoli sono destinati a saltare. E così è successo anche per quello dello scorso 19 giugno. È da un anno che questo tavolo è aperto e, per volontà esclusiva della Cisl e della Fials, questo rimane chiuso e riservato a pochissime sigle, visto che ne sono esclusi la Cgil e la Uil. Sigle che, per volontà esclusiva, ripetiamo, della Cisl e della Fials, non vengono neppure ammesse come uditori.

È vero che Cgil e Uil non hanno firmato il contratto, avendo assunto una posizione differente dalla Cisl su tutti i fronti, a partire da quello nazionale, però non si può negare che si tratti di sindacati che hanno una storia, una rappresentanza di fatto. E la Cisl, soprattutto, che ha sempre camminato negli anni a stretto contatto di gomito, in quella che non a caso veniva considerata la Triplice sindacale, non può seriamente pensare di tenerla fuori dalla delegazione trattante.

Nursing Up, ad esempio, ritiene assurda questa posizione e ciò rappresenta uno dei motivi per i quali il sindacato guidato dalla segretaria provinciale Rosa Nuzzo ha alzato i tacchi lo scorso 19 giugno e, dopo aver battibeccato con la direttrice amministrativa Di Biase che francamente non ha dimostrato né freddezza né lucidità e nemmeno competenza nella dialettica tipica di queste contrattazioni, ha lasciato il tavolo delle trattative che dovevano essere focalizzate sulle molteplici criticità di tipo organizzativo e programmatorio che un’azienda ospedaliera silente, moscissima e su alcuni settori strategici dell’offerta sanitaria del tutto assente sta facendo letteralmente incancrenire.

Vedremo nei prossimi giorni se dall’azienda arriverà qualche segnale serio per riprendere i fili di un confronto basato sul riconoscimento della rappresentanza anche di altre sigle che complessivamente hanno una settantina di iscritti, ma che sarebbe molto grave e poco democratico tenere fuori da questo confronto, magari perché il signor Cristiano è permaloso e banalmente vendicativo, dopo che un paio dei suoi RSU, per propria scelta e non certo perché compulsati da sirene altrui, hanno deciso di mollare lui e la Cisl, andandosene nella Uil.