Lillo, il maltese ucciso al Casale di Teverolaccio. Parla la proprietaria: “Il cane che l’ha aggredito non era un randagio. Servono più controlli”
24 Giugno 2026 - 15:53
Dopo un nostro primo articolo sulla vicenda (CLICCA QUI), è arrivata la versione dei fatti della proprietaria del cagnolino che ha perso la vita
SUCCIVO (fede.borr.) – Una violenta aggressione tra cani ha sconvolto la serata di domenica all’interno del Casale di Teverolaccio, dove era in corso il festival musicale dell’Atella Sound.
La notizia, divenuta di dominio pubblico dopo che diversi presenti all’evento avevano chiesto informazioni sull’accaduto nel gruppo Facebook “Sei di Succivo se…”, aveva attirato la curiosità e la preoccupazione di numerosi residenti, soprattutto perché nella colluttazione tra i due animali sarebbe rimasto coinvolto anche un bambino.
A seguito del nostro articolo, nel quale raccontavamo con le poche informazioni allora a nostra disposizione quanto accaduto, ha deciso di rivolgersi alla nostra redazione Antonella, proprietaria di Lillo, il cagnolino di razza maltese morto in seguito all’aggressione da parte di un golden retriever.
La donna ha deciso di raccontare a CasertaCe la propria versione dei fatti per chiarire alcuni aspetti emersi nelle prime ricostruzioni, diffuse anche dal nostro giornale, e per lanciare un appello al rispetto delle regole
“Non era un cane randagio quello che ha attaccato il mio Lillo – precisa – ma un cane accompagnato dal proprietario con un guinzaglio lungo e senza museruola, in un contesto dove erano presenti tante persone e tanti cagnolini a passeggio. Occorre un briciolo di civiltà e il rispetto delle leggi base del vivere civile”.
Secondo la sua testimonianza, l’aggressione sarebbe avvenuta mentre si trovava seduta su una panchina del Casale di Teverolaccio. “Mi ero fermata per far bere Lillo. Lui era tranquillo, a terra, che beveva dalla sua bottiglina, quando il cane si è avventato improvvisamente su di lui”.
La proprietaria descrive poi i drammatici istanti successivi. “Ho avuto un malore appena ho assistito alla scena terribile dell’assalto. Ero sola con il mio Lillino. Fortunatamente ho trovato un angelo che mi ha accompagnato nella disperata ricerca di un pronto soccorso veterinario disposto a salvarlo”.
Trasportato in una clinica veterinaria, le condizioni del piccolo cane sono apparse subito gravissime. “Aveva il torace perforato e un polmone fuoriusciva dalla ferita. I veterinari hanno fatto il possibile, tamponando le lesioni in attesa di poterlo operare il giorno successivo. Purtroppo, poco dopo, ha avuto un arresto cardiaco ed è morto”.
Lillo aveva appena 13 mesi e pesava soltanto 2,8 chilogrammi.
La donna racconta inoltre di aver già incontrato in passato lo stesso golden retriever, a passeggio anche in altre zone. “Il proprietario mi aveva sempre consigliato di non avvicinarmi, oppure evitava qualsiasi contatto con altri cani. Anche nell’area di sgambamento del Parco Vasca di Castellone entrava solo quando non c’erano altri animali. Questo oggi mi porta a farmi delle domande”.
La proprietaria richiama poi le norme vigenti sulla conduzione dei cani, ricordando che esistono disposizioni ministeriali e del Codice Civile che prevedono l’utilizzo di un guinzaglio di lunghezza non superiore a 1,5 metri nei luoghi pubblici e l’obbligo di avere con sé una museruola, da far indossare nelle situazioni previste dalla normativa. A suo dire, il cane coinvolto nell’aggressione sarebbe stato condotto con un guinzaglio più lungo.
Infine, la proprietaria afferma di non aver ricevuto alcun contatto da parte del proprietario del golden retriever dopo l’accaduto. “Non si è fatto sentire neanche per delle scuse”.
Anche la vicenda del bambino ha attirato l’attenzione sulla dinamica dell’episodio. Secondo alcune testimonianze raccolte, si tratterebbe del figlio del proprietario del cane di grossa taglia, che in quel momento era in braccio al padre. Non è ancora chiaro come siano andate esattamente le cose, ma si presume che il cane, divincolandosi e avventandosi sul maltese, possa aver fatto cadere entrambi a terra, con il padre comprensibilmente preoccupato per le condizioni del figlio.
